No agli esuli, sì alla Croazia

By Redazione

aprile 12, 2012 politica

A un mese esatto dalla ratifica della Dichiarazione d’Intenti tra le due capitali della Repubblica italiana e della Repubblica croata, avvenuta i 14 marzo scorso in Campidoglio, una settimana dopo la celebrazione del Giorno del ricordo dell’esodo, si aprirà il 14 aprile prossimo, al Palazzo della Civiltà romana, la mostra “Mosaico Croato. Rassegna culturale dell’Europa dell’Est”. Promossa dall’assessorato alle Politiche culturali e dalla Sovrintendenza ai beni culturali di Roma e sostenuta da importanti sponsor, la mostra rimarrà aperta dal 14 aprile al 12 maggio. Gli inviti sono bilingue.

In verità l’accordo Roma-Zagabria non è stato molto pubblicizzato dall’amministrazione capitolina, così come tutto l’atteggiamento di grande attivismo delle istituzioni dello stato italiano nei confronti dell’ingresso della Croazia in Europa non è stato commentato quasi da nessun organo di stampa, ad eccezione dell'”Avvenire” del 7 marzo. Una semplice svista rispetto ai gravi problemi sociali ed economici attuali? O, piuttosto, il tentativo di passare sotto silenzio il fatto, per non suscitare le rimostranze di quei cittadini italiani che ancora attendono per lo meno un’assunzione ufficiale di responsabilità dai parte dei nostri vicini su questioni storiche di non poco conto?

I colloqui che hanno preceduto la firma della Dichiarazione, a quanto riportato dal sito ufficiale dell’ambasciata croata, sembra siano stati “estremamente cordiali” e “il sindaco Alemanno ha evidenziato come la formalizzazione della collaborazione tra le due capitali coincida con la straordinariamente celere ratifica del Trattato di adesione alla Croazia all’Ue da parte del Parlamento italiano aprendo in questo modo una nuova pagina nei rapporti tra i due paesi.”

Inoltre “un’attenzione particolare è stata riservata al progetto della Città di Roma con la città di Zagabria, [con] l’Ambasciata, [e con] l’Associazione Italo-Croata a Roma Il mosaico croato. […] Oggetto del discorso [tra i due sindaci] è stata anche la possibilità di organizzare lo svolgersi dei corsi della scuola aggiuntiva croata in una delle scuole elementari o in un liceo romano, cosa di cui bisognerà discutere con il ministero dell’Istruzione”.

Così, mentre si fatica non poco a divulgare correttamente e definitivamente la verità storica sulla fine della guerra e il trattato di pace 1947 nei nostri testi scolastici, si può pensare che il ministero utilizzerà prima o poi risorse per attivare dei corsi in lingua croata in qualche scuola statale di Roma Capitale.

Certo si tratta di un bel cambiamento di prospettiva rispetto a quanto dichiarato il 7 novembre 2008 da Gianni Alemanno, neo-eletto sindaco, durante la sua visita al quartiere Giuliano-Dalmata di Roma: “La Croazia non può entrare nell’Unione Europea se non riconosce lo scempio delle foibe che è avvenuto nel suo territorio. Dobbiamo dire ai croati che se non riconoscono questa vergogna non sono nostri fratelli europei”. Il tutto pochi giorni dopo che la proposta del comune agli esuli per una Casa del ricordo si era concretizzata in uno stabile di 140 metri quadri posto al di sotto del livello della strada.

Se si considera, poi, che il presidente del Gruppo di Amicizia Italo-Croata è l’Onorevole Aldo Di Biagio, in forza a Fli, sarebbe davvero interessante capire il motivo di una così appassionato coinvolgimento di politici di destra e centro destra alla tutela della presenza croata in Italia.

Qualche voce di protesta si è sollevata da parte di Federico Guidi e Andrea De Priamo, consiglieri capitolini del Pdl, che hanno espresso la propria perplessità sulla location del convegno. A due passi dal quartiere Giuliano e Dalmata di Roma.

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