I blogger contro Pechino

By Redazione

aprile 12, 2012 Esteri

Sono circa 250 milioni i cinesi iscritti a Weibo – social network locale e approvato dal regime. E se si arrabbiano c’è da preoccuparsi. Lo sa bene Pechino, che teme le contestazioni più di qualsiasi altra cosa, e che proprio per mettere a tacere un’ondata di proteste “via Weibo” senza precedenti ha dovuto piegarsi alle richieste dei blogger. Una conquista epocale per i netizen cinesi, su una materia, quella dell’inquinamento dell’aria, che avvelena il sangue a più di un dirigente politico.

I fatti: l'”Asian Correspondant” annunciava ieri (11 aprile) la recente inaugurazione da parte di sei città dell’Impero di mezzo di nuovi sistemi di monitoraggio dell’aria.

Il sindaco di una di queste metropoli, Delian, ha persino invitato i cittadini al taglio del nastro e ad assistere alla prima lettura dei dati sulle polveri sottili emessi dal nuovo misuratore.

Fin qui niente di strano, se non fosse che fino a pochi mesi fa i dati sull’inquinamento dell’aria in Cina erano top secret, accessibili solo al governo che classificava il fenomeno – arrivato a livelli pericolosissimi per la salute umana – come probabile causa di scontri e malcontento.

Di fronte alla richiesta sempre più pressante di conoscere la verità sulle polvere sottili ed al dibattito incalzante sui blog, il regime ha reagito prima cercando di falsificare i dati (dichiarando il livello dei polveri nell’aria di Pechino “nella norma” l’80% dei giorni dell’anno, quando è vero l’esatto contrario). Poi – visto che non ci credeva nessuno e le proteste aumentavano – fornendo misurazioni reali ma non rappresentative e provenienti da stazioni di rilevamento piazzate nei punti più verdi e periferici delle metropoli.

Una bella faccia tosta, come sa chiunque abbia visitato le grandi città cinesi, dove – causa inquinamento – capita di non riuscire a vedere dall’altro lato della strada. Per non parlare dell’aeroporto di Pechino, che di frequente deve chiudere perché l’aria è talmente torbida da non consentire lo svolgimento delle normali manovre di decollo ed atterraggio. Ed infatti proprio da Pechino è arrivatala svolta. Conlo zampino degli americani. Che hanno pensato bene di dare una mano ai blogger sistemando nel cuore della capitale, sul tetto della loro ambasciata, un sistema di monitoraggio delle polveri sottili. Ed hanno preso a diffondere via Twitter, di ora in ora, i dati raccolti.

E sebbene Twitter in Cina sia bloccato, i modi per aggirare la censura non mancano e guarda caso esiste un’app per android pensata proprio per scaricare i dati emessi dall’ambasciata Usa.

Da lì a diffonderli su Weibo il passo è stato breve. Il governo di Pechino, messo all’angolo, ha reagito facendo buon viso a cattivo gioco. Ed ora vanta un sistema di raccolta e monitoraggio delle polveri sottili persino più avanzato di quello dell’Unione Europea. Il problema dell’inquinamento non è risolto ma il popolo di Weibo ci si sta lavorando.

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