La fabbrica degli indignati

By Redazione

aprile 5, 2012 politica

Gli “indignati”, ovverosia i paladini dell'”antipolitica”, quelli, per intenderci, che dicono che “tanto la politica è tutto un imbroglio”, “i politici sono tutti ladri…” etc. etc. più che essermi antipatici, sono per me insopportabili. Mi ricordano quelli che in altri tempi raccontavano le barzellette sul Duce e sulla Petacci e poi si rovinavano le corde vocali per strillare “Duce! Duce!” e si spellavano le mani per applaudire il medesimo. C’è però una categoria ancor più insopportabile: quella degli uomini “della politica” che fanno i salti mortali per vellicare l’antipolitica e gli “indignati”, dopo aver contribuito in modo determinante a farli indignare ed a convincerli di quanto sembra che siano convinti, nonché a mandare davvero il Paese a rotoli praticando la politica dell’inseguimento dei risultati dei sondaggi di opinione, del vivere, cioè, alla giornata della bassa demagogia ipocrita ed ottusa.

Tutto questo mi tornava alla mente sentendo Bersani pronunziare il suo raffinato discorso dei “cazzotti” che la gente dovrebbe rifilare (al medesimo Bersani e) alla classe politica. Bersani non ha bisogno di autorizzazioni per parlare per sé. Quanto alla “classe politica” se ne possono dare giudizi complessivi. Ma quanto alle responsabilità ogni generalizzazione è arbitraria, o peggio, è sospetta.

Responsabilità enormi hanno la maggior parte degli uomini politici del nostro Paese, per aver saputo inseguire (quando non hanno fatto di peggio) le “opinioni di giornata” della gente, i risultati dei sondaggi. Questo si chiama vivere alla giornata: l’esatto contrario della “lungimiranza”, considerata la qualità somma per ogni uomo politico.

Detto tutto questo non si può fare a meno di tacere per quel che riguarda “la gente”. Cioè quella parte (solo una parte, per fortuna, per quanto, oggi, maggioritaria) della popolazione, che dei “politici” ne dice di tutti i colori, se ne dichiara vittima, impreca contro i “ladroni”, anzi contro i “politici tutti ladroni” etc. etc. Questa gente ha la classe politica che si merita. Per decenni questo è stato l’elettorato tipico della D.C. e poi del Pci “democratizzato” o, per evitare ingiuste omissioni, della “partitocrazia”, dell’inciucio spartitorio della “Prima Repubblica”.

Ma detta così può apparire generica e, quindi gratuita. Per comprendere tutta la meschinità dell’antipolitica, pur senza limitare questa a tali aree geografiche, bisogna pensare ai discorsi correnti nel “profondo Sud” (che c’è anche al Centro e, magari, al Nord!). L’uomo politico contro cui si scagliano gli “indignati” dei bar di Palermo o di Perugia è oggetto di interrogativi di questo tipo: “Onorevole! Vi abbiamo mandato a Roma… e che ci avete portato? Nemmeno il finanziamento per quattro marciapiedi da rifare!”.

L’uomo politico è, per questi facilmente indignabili esemplari della pubblica opinione, un cercatore ed accaparratore di “finanziamenti”, di “contributi”. Per opere utili ed inutili. Se li ottiene anche per cose inutili è ancora più bravo: cava il sangue dalle rape. Nessun uomo politico ha raggiunto popolarità e guadagnato voti negli ultimi anni con una politica assennata, con il voto a leggi realmente provvide senza ricadute disastrose o imprevedibili.

La classe politica contro cui l’indignato di oggi inveisce è quella che meglio si è adattata a quello che gli indignati di oggi, ieri preferivano ed ha evitato, marginalizzando chi se ne voleva far carico, le questioni realmente importanti e necessarie e le soluzioni autenticamente ragionevoli, specie se destinati a dimostrarsi tali a lunga scadenza. Se si parla di responsabilità, come non si può fare di ogni erba un fascio degli uomini politici (è cosa che, tutto sommato, fa comodo solo ai ladri ed inetti autentici) così non si può fare d’ogni erba un fascio della gente, degli elettori di quelli che ieri (e non solo ieri) votavano pazienti e rassegnati e che oggi si indignano.

Ma dei giornalisti, dei politologhi, dei professori delle Università, degli avvocati, per non parlare dei magistrati, del loro partito (dei quali sarebbe più opportuno parlare a proposito dei “politici”) la responsabilità è evidente. La massima parte ha preferito “seguire la corrente” ed i suoi capricci ed ha cercato i favori della politica e della sottopolitica. Con questo non vorrei gettare altra legna ed altro olio sul fuoco dello scaricabarile delle responsabilità. Ma di fronte ai comuni malanni, i luoghi comuni e le falsità sono le peggiori ricette per portare a salvamento il salvabile.

Non mi passa per la testa l’idea di voler fare il processo al popolo italiano e nemmeno a quella sua parte che mi pare abbia responsabilità gravi per il deterioramento della situazione economico-politica della nostra società. Ma, almeno che tacciano o strillino meno forte quelli che, senza fare alcun processo, vogliono sommarii linciaggi. 

Non è l’ora di cercare capri espiatori. Ma non possiamo tollerare che il Paese cada in mano di chi fomenta baraonde ottusamente e sconciamente giustizialiste e propone di ristabilire la situazione costruendo il nuovo su sommarii linciaggi. Meglio centomila volte che sfuggano ad ogni sanzione ed anche al pubblico ludibrio le responsabilità autentiche, piuttosto che si costruisca una nuova moralità pubblica, un nuovo sistema politico su linciaggi ed ipocrite discriminazioni.

E, soprattutto, guardiamoci da chi oggi pretende di cavalcare l’antipolitica. Spesso si tratta di chi è responsabile delle peggiori malefatte politiche di ieri ed anche di oggi.

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