Il Pdl non deve abbandonare il bipolarismo

By Redazione

aprile 5, 2012 politica

«Dobbiamo continuare ad avere come bussola la difesa del sistema bipolare». A dirlo è Giorgia Meloni, deputato Pdl ed ex ministro della Gioventù nell’ultimo governo Berlusconi. Che, a differenza di tanti suoi colleghi di partito, non crede affatto che un riavvicinamento all’Udc debba per forza decretare un allontanamento dalla Lega, o viceversa. «Non è detto che un’alleanza debba escludere l’altra» spiega. «Più riusciamo ad allargare le nostre alleanze e meglio è. In un sistema politico autentico  – spiega Meloni all’Opinione  – dovrebbero essere i valori e i princìpi a legare o allontanare le forze politiche. Quindi dobbiamo continuare a cercare di costruire delle alleanze con tutti coloro che possono avere affinità in tema di programmi».

Quindi è plausibile pensare anche di ricucire con Fli?
«Non ho preclusioni ideologiche nei confronti di nessuno. Secondo me è possibile ricucire con tutti quelli che vogliono condividere con noi un’esperienza, dei valori di riferimento, dei programmi per il bene dell’Italia. Il resto rimane un dibattito che ha poco a che fare con gli interessi degli italiani, quindi non mi interessa».

Lavorare per tornare a governare con tutti quelli che credono nel centrodestra. Ma con quale legge elettorale? La bozza targata ABC?
«Non siamo disposti a superare il bipolarismo. Non si può fare un passo indietro rispetto a una libertà che si era consegnata al popolo italiano, quella di sapere nel momento in cui si va a votare qual è la coalizione, qual è il programma e qual è il premier.  Non possiamo tornare indietro adesso, togliendo questo assoluto strumento di trasparenza. Devastando, oltretutto, un sistema che aveva dato stabilità ai governi».

Si spieghi. 
«Abbiamo già conosciuto una stagione nella quale i partiti prendevano i voti degli italiani e poi facevano il comodo loro nei palazzi del potere, e non è stata certamente una stagione di stabilità. Certo, si può dire che il nostro bipolarismo è ancora imperfetto, un bipolarismo “muscolare”. Ciò non toglie che in termini di stabilità sia stato infinitamente migliore di quello che accadeva nella prima repubblica. Ricordo, sommessamente, che abbiamo avuto 51 governi in 48 anni. Oltretutto sarebbe un’ipocrisia dire agli italiani che possono indicare il presidente del consiglio, ma senza dare a quest’ultimo una maggioranza, costringendolo di fatto dal giorno in cui viene eletto ad andarsi a cercare col cappello in mano i voti in parlamento».

Almeno, però, si prova restituire agli elettori la possibilità di scegliere chi mandare in parlamento…
«Non è affatto vero. Stando alla bozza che leggo sui giornali, perché non c’è un testo, parliamo di un 50% di parlamentari eletti sempre attraverso una lista bloccata, come avviene adesso, e di un altro 50% di parlamentari eletti nei collegi. Anche qui: bisogna sfatare il mito secondo cui il collegio sarebbe una forma di diritto di scelta da parte degli italiani, perché non lo è. Se nel mio collegio il mio partito candida qualcuno che non mi piace, io elettore non ho la possibilità di scegliere un altro. Posso solo scegliere di non votare o di votare per un altro partito. I collegi sono in sostanza soltanto un altro modo per far decidere le segreterie dei partiti. E non penso che gli italiani siano così stupidi da non capire che un sistema di questo tipo toglie loro una libertà, quella di scegliere coalizione e programma, senza dare nulla in cambio».

(l’Opinione)

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