Un, due, tre, flop

By Redazione

aprile 2, 2012 Cultura

Ci voleva Gad Lerner, o meglio, Neri Marcorè. Serviva la straordinaria imitazione, con annessi problemi di ortodonzia, del conduttore dell’Infedele per ridestare gli animi assopiti di chi mercoledì sera guardava Unduetrestella. Eppure la ciambella di salvataggio lanciata dall’attore, già mattatore dalla Dandini, non è stata sufficiente. Il referto dell’Auditel parla chiaro: 3,5% di share con 805.000 spettatori.

La terza puntata di Unduetrestella conferma gli ascolti in ribasso rispetto all’esordio (4,4%) e alimenta la scia di perplessità che animano il chiacchiericcio nei corridoi tv. Qualcuno parla già di flop, da La7 ostentano ottimismo, mentre l’entourage della Sabina nazionale avanza mento alto e spalle larghe. Peccato che quello della Guzzanti non sia stato il ritorno in pompa magna che molti attendevano dopo nove anni di silenzio politico e riflessione artistica.

Unduetrestella non lascia il segno. È lungo, paga lo scotto della diretta e risulta strapieno di generi e temi ammassati in una scaletta coraggiosa. Atmosfera da centro sociale, pubblico in studio entusiasta ai limiti della claque, monologhi da ancien regime ricolmi di rancore personale verso la politica nostrana. Gli ingredienti dello show del mercoledì sera sono tanti, troppi e disordinati. Perché non mancano le interviste in stile talk politico, gli intermezzi musicali, le esibizioni dei ragazzi del Teatro Cinema Palazzo e le consulenze politico-economiche degli amici-esperti in studio. Ah sì, poi ci sono anche le gag comiche, spesso relegate in secondo piano.

Tre puntate: poche per giudicare, abbastanza per farsi un’idea. La Guzzanti ha avuto la prontezza di cambiare in corsa alcuni meccanismi che appesantivano il programma, rendendo il prodotto televisivamente più fluido. Unduetrestella sta facendo sforzi sovrumani per rispondere alle critiche giunte dall’opinione pubblica (Twitter compreso) e i risultati si vedono. Resta però l’impostazione ideale di un programma rigido e autoreferenziale, ormai incamminatosi su un pericoloso sentiero di nicchia. Pare infatti che Sabina Guzzanti abbia deciso di abdicare al suo ruolo di artista a tutto tondo, brava come poche altre, per abbracciare la carriera di ideologa e guru delle masse, complice la comunità di devoti cresciuta intorno a lei.

Peccato. Perchè il potenziale comico c’è tutto, bastava solamente rinnovarlo un po’. Sempreverde l’imitazione di Lucia Annunziata, geniale quella della Marcegaglia. troppo di nicchia la Palombelli, ormai vecchia la gag su Monti. In trasmissione si vedono tante cose belle, come i filmati della Banca della Magliana, le prodezze di Caterina Guzzanti su Casapound, il talento di qualche giovane tipo Edoardo Ferrario e la comicità fuori luogo (ma sorprendente) di Nino Frassica. A tutto questo si aggiunga l’entusiasmo della rete tv che su di lei ha puntato forte, come si evince dalla straripante presenza di blocchi pubblicitari. Peccato, perchè alla terza puntata è sbucato anche un altro big come Neri Marcorè. E alla fine ti accorgi che manca solo Sabina Guzzanti.

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