Si allarga il partito di Monti?

By Redazione

aprile 1, 2012 politica

I giornali enfatizzano ogni giorno le polemiche e le divisioni nei partiti. Ma c’è un partito che ogni ora che passa allarga i suoi consensi. E’ un partito invisibile, che non esiste sulla carta, la cui esistenza viene anzi smentita in ogni occasione, ma che cresce di giorno in giorno: è il partito di Mario Monti.    

“Già oggi se i parlamentari votassero davvero senza limite di mandato, come impone loro la Costituzione vigente e non quelle fantomatiche che esistono solo nei dibattiti televisivi, il partito di Monti avrebbe una maggioranza piuttosto ampia in Parlamento: per cominciare avrebbe dalla sua il Terzo polo al completo, poi la maggioranza del Pdl capeggiata dal leader Silvio Berlusconi più una buona fetta del Pd a iniziare dal vicesegretario Enrico Letta ma con ampie incursioni anche nel corpo molle dell’area ex diessina”, dice a Reuters un leader politico illustrando la situazione che si sta creando. Non c’è bisogno però di attendere rivelazioni segrete per accorgersi del fenomeno. Basta leggere i giornali.    

La lettera di questa mattina del premier al Corriere della sera, per appianare le polemiche aspre aperte dalle sue dichiarazioni dei giorni scorsi interpretate contro i partiti politici contrapposti ai consensi che il governo attuale riscontra nell’opinione pubblica, si conclude con una perentoria e chiara affermazione che la “trasformazione” dell’Italia “proseguirà anche dopo il ritorno a un assetto più normale della vita politica”, cioè anche dopo il 2013.La trasformazione è soprattutto trasformazione del sistema dei partiti destinato a subire un big bang l’anno prossimo.    

Molti osservatori scrivono quanto questo dibattito incida all’interno del Pdl. L’endorsment degli ultimi giorni di Giuliano Ferrara sul Foglio è esplicito: “berlusconiano di tendenza Monti” si è definito due giorni fa, spiegandosi meglio in un editoriale di ieri, e dicendo che la svolta non è appena sua ma anche del Cavaliere. Un brillante articolo di Francesco Lo Sardo oggi su Europa spiega che “a Berlusconi piacciono assai certi toni caustici sfuggiti a Monti nei confronti dei partiti: il che, tradotto brutalmente per i notabili pidiellini, significa contezza che Berlusconi, in un modo o nell’altro, intende sbarazzarsi del contenitore Pdl con tutto l’apparato di suoi polverosi miracolati, che considera una vecchia zavorra incurabilmente affetta dai peggiori mali partitocratici, per inventarsi qualcosa di nuovo ed entrare, lui, da protagonista nell’era della Terza repubblica che s’avvicina”.    

Insomma, il Cavaliere si sente già king maker del partito di Monti mentre buona parte della sua nomenklatura non ne vuole sapere, a cominciare dagli ex An. La posizione della destra del partito la sintetizzò Altero Matteoli nel novembre scorso in un colloquio privato con Claudio Scajola che Reuters intercettò: “Posso mai stare in una maggioranza con gli ex comunisti? E’ la mia storia che me lo impedisce”, disse nelle ore che portarono alla formazione del governo Monti dovendo poi repentinamente cambiare posizione, ma non idea. Invece nel partito di Monti gli ex Pci ci sono, e come. Basta chiedere a Walter Veltroni e all’area a lui vicina. Ma non è solo nei partiti che il fascino del professore della Bocconi fa sentire il suo appeal.    

Sul Corriere della sera c’è oggi una interessante pagina, un po’ nascosta nelle parti interne del giornale (a pagina 17) senza richiami in prima, ma che apre diversi spunti di riflessione. E’ sugli “scenari” che si aprono dopo l’accordo dell’altro ieri fra i partiti di maggioranza sulla riforma elettorale ed è stata scritta da Maria Antonietta Calabrò sentendo alcuni costituzionalisti. La Calabrò scrive che la transizione verso una nuova fase è stata avviata dal governo Monti e che “il traghettamento è appena iniziato”. Ma importante è quello che dice alla Calabrò anche Lorenza Violini, costituzionalista dell’area della Compagnia delle opere: parla di funzione da “magnete” realizzata dal governo Monti sul sistema dei partiti e dice che la riforma elettorale che si va configurando porterebbe sì a una frammentazione rispetto a un sistema bipartitico ma si tratterebbe di una “frammentazione funzionale all’azione del magnete”.    

Insomma: Monti dopo Monti. Sembra questo il dibattito all’ordine del giorno del sistema politico italiano anche se i toni da campagna elettorale che si respirano in giro in queste ore lo nascondono un po’.

(reuters)

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