Marcello Dell’Utri e i media

By Redazione

aprile 1, 2012 politica

La recente sentenza della Cassazione sul c.d. caso Dell’Utri ha sollevato un prevedibile polverone di polemiche, anche aspre. Come è nostra abitudine, non siamo interessati al merito delle risultanze processuali, compito gravoso del giudice, ma ci interessa soffermarci sull’effetto stritolante di quel meccanismo mediatico, realizzato con martellanti campagne di stampa, spesso su testate politicamente avverse, condito da prese di posizione pubbliche di magistrati inquirenti impegnati in indagini contro la criminalità organizzata, e quindi infallibili e moralmente superiori.

Questo fenomeno non ci piace, perché di fronte ad esso si è totalmente inermi e destinati a subire comunque, anche se per avventura si fosse davvero totalmente estranei ai fatti. Ne è una riprova anche quest’ultima vicenda. Infatti, non è sufficiente né la dura requisitoria del Procuratore Generale – che ha severamente criticato l’operato dei magistrati siciliani per non avere tenuto debitamente conto del diritto della difesa e, addirittura, del principio del ragionevole dubbio – né i dubbi, sempre più diffusi sulla figura del concorso esterno in associazione mafiosa, per togliere il peso del sospetto sull’imputato.

Anzi,  basta qualche dura intervista, magari in una trasmissione radiofonica di largo seguito, per confermare sostanzialmente il verdetto di colpevolezza, con l’aggravante del giudice troppo poco attento alle esigenze di repressione criminale, quando addirittura non compiacente. Alla fine resta un senso di amarezza, perché matura la consapevolezza che la nostra legittima curiosità resterà frustrata.Questa, d’altronde, è l’insidia maggiore del mostruoso meccanismo accennato, cioè di avvelenare i pozzi delle possibili verità diverse da quelle già predeterminate.

In definitiva, non si può non essere colpevoli, anche quando alla fine si è dichiarati innocenti. Ed è questa la nuova forma di tortura nella società mediatica, che solo apparentemente può essere giudicata meno cruenta fisicamente.

Provare per credere!

(processomediatico)

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