Guai a Roma per il Pdl

By Redazione

aprile 1, 2012 politica

Il centro destra capitolino è un esempio da manuale di come la politica della Prima Repubblica sia viva, vegeta, e lotti insieme a noi.

Alle porte della campagna elettorale per le prossime amministrative di Roma, l’attuale maggioranza capitolina è a dir poco frantumata. Complice anche il prossimo venturo Congresso del Pdl, le varie anime “nere” e “azzurre” dell’arcobaleno pidiellino, si fanno la guerra (di posizione) cercando di contare quanto più possibile al prossimo appuntamento con le urne.

Fulcro di tutto è, suo malgrado, Gianni Alemanno. Il primo sindaco di centro destra a Roma, salito al Campidoglio anche aiutato dal suicidio politico del centro sinistra che, cavalcando una ormai proverbiale lungimiranza politica, candidò Francesco Rutelli, sicuro di non dover quasi fare campagna elettorale data la sicurezza del nome proposto. Perdendo nel peggiore dei modi.

Dunque, Alemanno, il sindaco frutto della sconfitta del centro sinistra, sin dagli albori della sua consiliatura, ha dovuto confrontarsi con una frammentazione più unica che rara della sua maggioranza, aggravata dal fatto che, in quanto a carisma, il primo cittadino langue non poco.

Ed ecco che i “caminetti” del Pdl hanno dato sfogo a tutte le loro rivendicazioni e cahier des doleances vari. Soprattutto dopo gli ultimi sondaggi commissionati dal sindaco stesso. Durante una riunione, che avrebbe dovuto essere un po’ segreta ma che poi ha prodotto i consueti “spifferi”, i fedeli di Alemanno, in un vero e proprio brain storming pre-campagna elettorale, hanno analizzato i dati a loro disposizione, per poi decidere quale potesse essere la strategia migliore per iniziare a fare propaganda. Pagnoncelli, Mannheimer e l’immancabile Crespi hanno portato il loro lavoro, nello stupore generale dei numeri in visione della ristretta platea. Il Pdl romano viaggia all’interno di una forbice del 13-18% di consensi mentre Alemanno, contro ogni ragionevole aspettativa (anche sua personale), gode di un gradimento che si colloca fra il 43 e il 48% dei consensi alla persona. Come ovviare a questa cacofonìa di consensi? Semplice. Creare liste civiche che attraggano quella parte di voti che andrebbero persi se solo concentrati su un partito unico. Ed ecco che compare, sui tutti i muri della Capitale un nuovo soggetto politico-aggregativo, “Rete Attiva per Roma”, che si propone di convogliare su un singolo candidato, tutte le aspettative (tradite?) che parte degli elettori avevano riposto nel Pdl, sperando di raggiungere quel risultato del 32% di lista, che consegnò Roma all’attuale maggioranza del Palazzo Senatorio.

Detto questo, il problema principe di Alemanno, che non vorrebbe ricandidarsi alla carica di primo cittadino, è quello di ottenere, senza alcun ragionevole dubbio, l’appoggio di tutto il centro destra romano. I gruppi prevalenti, nonché influenti in termini di voti assoluti, sono sei. I primi sono quelli su cui Gianni può fare affidamento nell’appoggio in campagna elettorale. Ci sono i consiglieri direttamente legati ad Alemanno e sono Alessandro Cochi, Ugo Cassone (legato a doppio nodo a Vincenzo Piso), Domenico Naccari, Maurizio Berruti, Francesco de’ Micheli e l’attuale assessore Marco Visconti. A seguire il gruppo che fa riferimento all’onorevole Gianni Sammarco che, avendo chiuso l’accordo con lo stesso Alemanno per dargli l’appoggio in cambio della conferma al coordinamento romano del Pdl, è accompagnato dal Presidente del Consiglio comunale Marco Pomarici, Giordano Tredicine, Samuele Piccolo e Roberto Cantiani. Molto vicino al sindaco anche il gruppo del senatore Andrea Augello, composto da Antonio Guidi, Marco Di Cosimo, Federico Rocca, il vice sindaco Sveva Belviso, l’assessore Enrico Cavallari (legato anche a Bruno Prestagiovanni). Di fede alemanniana anche il gruppo legato a Luca Gramazio (figlio del noto senatore Domenico), che porta con sé un forte radicamento territoriale ma “solo” una quindicina di consiglieri municipali sparsi sul territorio.

In forse sull’appoggio al sindaco ci sono, in prima linea, i “dissidenti” del Laboratorio Roma, un gruppo di consiglieri che, già da parecchi mesi, hanno preso le distanze dal Gabinetto del sindaco. Ne fanno parte Ludovico Todini, Alessandro Vannini, Giovanni Quarzo e l’assessore Antonello Aurigemma, al netto dei tre fuoriusciti dal gruppo: Fernando Aiuti, Roberto Fioretti (passato a La Destra) e Marco Siclari. Nessuno di questi, compresi gli “ex”, appoggerebbe Alemanno al secondo mandato. Poi ci sono i rampelliani (dal nome dell’onorevole Fabio Rampelli, altresì detti i “gabbiani”). Ne fanno parte Andrea de Priamo, l’assessore Fabrizio Ghera, Federico Mollicone e Lavinia Mennuni. Al di là del legame personale della Mennuni e di De Priamo, gli altri non hanno buoni rapporti con Alemanno, compreso lo stesso Rampelli che, in vista del Congresso locale del partito, altalena fra l’appoggio a Sammarco e l’unione delle forze con il Laboratorio Roma.

Calcolando il recente passaggio dei “giovani di Alemanno” (il Popolo di Roma dell’ex Casa Pound Giuliano Castellino), approdati a La Destra di Storace e i “battitori liberi” come Fabrizio Santori (che non ha lesinato uscite pubbliche contro il “suo” sindaco) e Antonio Gazzellone (che fa riferimento diretto al Senatore ed ex vice sindaco Mauro Cutrufo), Alemanno deve prendere molto bene le misure prima di intraprendere la sua campagna elettorale. Tenendo conto che un po’ di voti li potrebbe raccogliere inserendo nelle liste persone rimaste senza poltrona dopo l’affairedella lista regionale Pdl, che non fu ammessa alle scorse elezioni per il rinnovo della Regione Lazio.

Mentre qualcuno inizia a ventilare l’ipotesi, a ben vedere un po’ dietrologica, di una exit strategy del sindaco, messa a punto da Alemanno e Storace, per la quale i due “reciterebbero” la parte del gatto e la volpe così da determinare una dignitosa sconfitta dovuta alla frattura fra La Destra e la galassia “Pdl e dintorni civici”, si fa avanti anche qualche possibile nome di qualche eventuale “perdente di razza” per lavarsi definitivamente le mani dalla quasi impossibile impresa di governare Roma. E dopo aver vagliato le ipotesi di candidatura di Giorgia Meloni (subito tramontata) e aver paventato una campagna elettorale per Sveva Belviso (poco esperta ma ben voluta dai cittadini), nei corridoi del partito e del Campidoglio si è sussurrato addirittura di proporre una candidatura “istituzionale” al Ministro Anna Maria Cancellieri. Forse perché ben voluta dagli ultras di Curva Sud e Nord dopo aver decretato la morte della tanto odiata tessera del tifoso.

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