Monti e i partiti separati in casa

By Redazione

marzo 29, 2012 politica

mugugni e le battute di Mario Monti sui partiti che gli mettono i bastoni tra le ruote, civettano un assetto istituzionale di tipo presidenziale, che in Italia non abbiamo mai avuto e non avremo probabilmente mai. 

Armati di una spropositata buona volontà, potremmo al confronto ricordare i continui sconti tra Casa Bianca e Congresso, sia che l’inquilino della prima e la maggioranza del secondo siano dello stesso partito, sia che coabitino democratici e repubblicani. Ma solo un eccesso sconsiderato di buona volontà, al limite dell’insania, può obiettivamente condurci a tanto.

Nondimeno il contrasto tra Palazzo Chigi e Parlamento c’è ed è impossibile negarlo. È un contrasto originario, poiché il governo Monti non avrebbe mai visto la luce se i partiti italiani fossero stati più in forma. Un Pdl in salute avrebbe per tempo sostituito Berlusconi con Alfano; un Pd in salute avrebbe preteso elezioni anticipate da vincere per sostituirsi al centrodestra e cimentarsi nella prova di governo. Essendo originario, è un contrasto che si prolungherà fino alla fine della legislatura, a meno che Pd o Pdl non intendano metterle fine anzitempo.

È un contrasto che sta pure nel largo favore che italiani accordano alla leadership montiana, meno alle sue policies, e il discredito verso i partiti. E siccome i partiti ne sono consapevoli e vivono quotidianamente tale discredito, reagiscono con gli strumenti che hanno a disposizione. Così, malgrado molti abbiano visto nel tentativo di accordo elettorale ABC un escamotage per far durare Monti oltre Monti, ovvero anche dopo le elezioni del 2013, in realtà l’idea di cambiare il porcellum nel senso del proporzionale tedesco è intimamente antimontiana.

Tocca sgombrare il campo da un equivoco di fondo: al di là delle importanti tecnicalità, il nodo di un possibile superamento del porcellum sta tutto nella questione se lasciare ai cittadini la scelta del governo o concedere loro solo il diritto di delegare un certo partito (e un dato ceto politico) a compiere questa scelta. Che il sistema elettorale sia poi maggioritario o proporzionale conta relativamente, poiché con entrambi i sistemi si può ottenere un risultato o il suo contrario. Quanto interessa ai partiti (e ai loro pluri-sconfitti ceti dirigenti) è impossessarsi della possibilità di – magari – far rinascere pure Monti, ma a patto di poterlo liquidare appena uno solo di loro se ne stanchi.

Dal momento che, nonostante la cagnara e le sceneggiate, i partiti che sostengono Monti votano alla fine tutto quello che il governo dice loro di votare, quegli stessi partiti occupano l’unico spazio di autonomia che gli è rimasto.  Questo spazio, per volontà dichiarata di Napolitano al momento della nascita dell’esecutivo in carica, è quello della legge elettorale. E i partiti se ne servono contro il governo per fare in modo che domani nessuno possa deridere le loro debolezze in un viaggio all’estero, salvo accettare, allo sbarco a Fiumicino, di essere stato licenziato in tronco e senza giusta causa.

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