Classe V (P)d

By Redazione

marzo 28, 2012 politica

Pierluigi Bersani alza la manina dal fondo dell’aula e dimostra di aver studiato il compianto Oscar Luigi Scalfaro: «Professoressa Fornero, io non ci sto». Walter Veltroni guarda male il rappresentante di classe e Giuseppe Fioroni gli tira pure una gomitata: «Il compito in classe domani va bene, così andiamo a fare le vacanze di Pasqua senza dover studiare troppo». Stefano Fassina si alza in piedi: «Sono tre mesi che vi dico la mia, siccome il delegato ai compiti in classe sono io, è ora che mi stiate ad ascoltare». Il Pd è una scolaresca in fermento al limite della sospensione dal Preside.

Gennaio 2012: il giorno 12 esce sul sito del Pd un intervento di Stefano Fassina, l’introduzione al Forum Pd sul lavoro. Un documento breve eppure carico di significanti e di significati, in cui l’articolo 18 c’è e lotta in via dell’Umiltà. Fassina proponeva (andando al testo originario) un contratto unico di formazione per i giovani e di reingresso per i lavoratori nel mondo del lavoro, al posto delle tipologie di apprendistato, con sgravi contributivi per le aziende; la riduzione delle forme contrattuali precarie, la non convenienza dei contratti a tempo determinato; un minimo sindacale per tutte le tipologie contrattuali al di fuori dei contratti nazionali; degli ammortizzatori sociali con indennità di disoccupazione e tutele estese a tutte le tipologie contrattuali; maggiori servizi pubblici per le donne in maternità e il no alle “dimissioni in bianco”; la riforma dei servizi per l’impiego, prevedendo sinergie tra pubblico e privato; regolazione e remunerazione degli stage ed altri particolari.

Si prevedeva quindi una forma di flessibilità, altrimenti i servizi per l’impiego non sarebbero stati così importanti; si preannunciava però allo stesso tempo una certa regolarizzazione delle forme di lavoro a tempo determinato e l’introduzione di un minimo salariale. Ci sono quindi delle differenze con il disegno di Fornero: il minimo salariale non c’è; l’estensione delle tutele a tutti è limitata a seconda della provenienza professionale e limitata nel tempo; l’articolo 18 viene smembrato in tre mentre il documento di Fassina non ne parla proprio (molto probabilmente perché ritenuto giusto nella sua versione originale); non c’è riferimento a Casse integrazioni o Mobilità varie: il Governo le ha ampiamente riviste, modificate, distrutte e ricreate inventando l’Aspi.

Anche sulle forme contrattuali non c’è grosso accordo: non è avvenuta una sensibile riduzione dei contratti precari a parte che per le finte partite Iva e per le forme di partecipazione in associazione. Le uniche parti aderenti sono sulla sinergia pubblico-privato nella riformazione professionale dei lavoratori e sulla remunerazione obbligatoria degli stage. Fassina non può dirsi soddisfatto e con lui il capoclasse Bersani, che si fida ciecamente del suo responsabile economico. Un pezzo della classe scalpita e protesta contro il professore: sarà importante vedere se gli altri compagnucci alla fine seguiranno il capoclasse e la rivolta dovrà essere sedata con una bella visita dal Preside, altrimenti se si ha coraggio che si dia il via all’okkupazione della scuola, da finirsi verso ottobre.

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