Un terzo del Pdl non vota Monti

By Redazione

marzo 27, 2012 politica

«Non si può fare nulla senza di noi, siamo gli azionisti di maggioranza del governo». Un argomento spesso usato dai dirigenti del Popolo della Libertà per tentare di indirizzare le scelte dell’esecutivo. Dopotutto la scelta filo-montista di Angelino Alfano è stata chiara sin da subito. Così come il segretario azzurro è esplicito nel rivendicare il ruolo del proprio partito: è quello che esprime la più ampia base parlamentare su cui può contare il governo. Anche a Montecitorio, dove, nonostante le tribolazioni dell’ultimo periodo berlusconiano, il Pdl non è mai andato numericamente sotto i propri avversari.

Ma se i numeri assoluti non possono che avvalorare tale tesi, pallottoliere alla mano ci si accorge che gli esiti delle ultime votazioni disegnano uno scenario diverso. Il 13 marzo è di scena in aula il voto finale sul decreto Semplificazioni,  approvato a larghissima maggioranza (442 favorevoli contro soli 52 contrari). Sonni tranquilli per l’esecutivo, dunque. Ma scomponendo il pacchetto dei favorevoli, si nota che il sostegno più consistente arriva dalle fila del Partito Democratico, con le sue 180 palette verdi concesse a Monti&co, a fronte di soli 25 tra deputati assenti e in missione. Il Pdl si ferma a 156. Un solo contrario e ben 53 onorevoli lontani dall’aula.

Un caso? Forse no. Due giorni dopo in aula arriva il decreto Ambientale. Il Pd vede spuntare sei astensionisti, ma si mantiene sostanzialmente in linea con la votazione precedente (174 i sì, 24 gli assenti). Sensibile il calo tra gli uomini di Alfano: 131 via libera al governo, ma anche 79 tra contrari, astenuti e assenti. Qualcosa in più di un campanello di allarme deve essere risuonato per i corridoi di via dell’Umiltà.

A certificare l’esistenza della fronda arriva infine il voto sulle liberalizzazioni. Solo 123 i voti favorevoli al decreto varato dall’esecutivo, ben 87 i ribelli. Più di un terzo del gruppo parlamentare pidiellino dice no all’ennesima fiducia al governo. Un dato numerico che certifica il grande malessere del partito del Cavaliere nei confronti dei tecnici, avvalorato dalle numerose defezioni anche nel gruppo dei Responsabili (solo 6 su 23 i voti filogovernativi), la terza gamba che sostiene la precedente maggioranza.

Numeri che non solo dicono dell’affanno del vertice del Pdl nel tenere unite le proprie truppe a sostegno dell’esecutivo, ma che spiegano come non sia poi così improbabile un’improvvisa crisi se, sul mercato del lavoro, una parte altrettanto consistente del Pd si dovesse sfilare dalla maggioranza.

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