“Sul lavoro Monti vada avanti”

By Redazione

marzo 27, 2012 politica

Giuseppe Moles, lucano, deputato del Pdl: il presidente Monti riafferma che il disegno di legge sulla riforma del lavoro non va stravolto. Anzi, minaccia addirittura un passo indietro. Si sente più rassicurato?
Spero che Monti mantenga il punto. Avremmo preferito che per questo provvedimento fosse usato lo strumento del decreto legge. Non capisco perché si debba cincischiare, dal momento che su altre questioni, che non ho condiviso, si è usato lo strumento del decreto e il voto di fiducia che hanno posto il Parlamento in una situazione di commissariamento.

Ma la scelta è apparsa obbligata, con il chiaro invito di Napolitano, nonché per la netta opposizione del Pd. Forse non si poteva fare diversamente. È d’accordo?
Se queste sono considerazioni valide, dovevano valere anche in altre occasioni. Penso alle liberalizzazioni, che hanno avuto la decretazione d’urgenza e voto di fiducia. Quello del lavoro è un tema realmente utile al Paese, perché potrebbe dare un impulso all’economia. Solo ora Bersani e i suoi amichetti, sotto il diktat della Cgil, prima della tornata delle amministrative, si ricordano del Parlamento. Non capisco questo doppiopesismo: quando si tratta di cose che fanno comodo, va benissimo esautorare il Parlamento, appena la Camusso abbaia, Bersani si ritira, con la Bindi e D’Alema, a imporre al governo una procedura diversa. Stimo Monti che finora non aveva rispettato le sue idee di riforma liberale, in questo caso stava mantenendo fede al suo modo di pensare, ma ecco che subito si è passati a un’attenuazione dell’azione di governo.

Monti sta facendo le riforme liberali che non ha fatto il governo Berlusconi?
Sulla riforma del lavoro, stava incominciando a fare quello che doveva fare il governo Berlusconi e che non è riuscito a fare. La riforma del lavoro, è stata uno dei capisaldi del governo Berlusconi, e la Cgil portò in piazza due milioni di persone. A causa del ripensamento di un alleato di governo non se ne fece più niente. Un governo Berlusconi è caduto a causa del tentativo di riformare il sistema lavoro.

Qual è il suo giudizio complessivo sulla riforma?
Questa riforma allinea il sistema di protezione del lavoro a quello dei principali paesi europei sia sulla disciplina dei licenziamenti che per gli ammortizzatori sociali. È ovvio che su entrambi ci sono aspetti migliorabili. Ma occorre distinguere il dissenso sui dettagli dalla riforma in generale.

Sui meccanismi per i licenziamenti che dice?
Mi piace che si restringa la portata dell’art. 18 solo nei casi del diritto assoluto dei lavoratori. Era diventata una gabbia per lo sviluppo. Si potrebbe migliorare. Penso all’indennità prevista per i licenziamenti per motivi economici che potrebbe essere garantita per il lavoratore sempre e automaticamente. Così si eviterebbero i tempi delle controversie in tribunale e si farebbe un po’ da filtro alle scelte economiche degli imprenditori. Sull’anzianità di servizio, si potrebbe modulare l’indennità di licenziamento in modo da consentire maggiori facilità di recedere nei primi anni del rapporto di lavoro e di proteggere i lavoratori che stanno da più tempo.

Quindi non vede via per i licenziamenti facili?
No, non credo. Anche perché c’è la norma del pagamento del lavoratore a contratto determinato superiore a quello del contratto indeterminato.

Crede che all’imprenditore spetti la massima discrezionalità in materia di licenziamenti?
Non credo che ci sia la massima discrezionalità. La tassa di recesso che l’imprenditore deve pagare è un freno a fare di tutto per non licenziare.

Il governo rischia?
Tutto può succedere viste le posizioni estremiste del Pd. Se questa fosse la strategia del Pd, allora vuol dire che si sono scoperte gli altarini e che l’obiettivo del Pd era solo quello di far cadere Berlusconi.

(Gazzetta del Mezzogiorno)

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