Compagni, Monti è di sinistra!

By Redazione

marzo 27, 2012 politica

Il provvedimento del governo in materia di mercato del lavoro, sia pur sotto forma di disegno di legge e non di decreto, sta agitando le acque della sinistra italiana, con il sindacato di Corso d’Italia costretto alla linea oltranzista a causa dei veti della Fiom, e gran parte del Partito democratico al rimorchio di Susanna Camusso e del suono alla modifica dell’art. 18 dello Statuto dei lavoratori.

La Direzione nazionale del Pd di lunedì scorso si è stretta attorno al segretario Pierluigi Bersani, che ha dichiarato: “Vogliamo portare in porto la riforma del lavoro ma discutere in Parlamento e correggere le lacune che ci sono”. Lacune, neanche a dirlo, sulla flessibilità in uscita.

In parlamento, la partita dei democratici si giocherà prevalentemente sulla modifica della revisione della disciplina in tema di licenziamenti individuali. Nell’impianto normativo previsto dal ddl governativo, l’obbligo del reintegro resterebbe esclusivamente per i licenziamenti discriminatori e verrebbe esteso anche ai lavoratori delle aziende al di sotto dei 15 dipendenti. Nel caso dei licenziamenti disciplinari, sarebbe il giudice a disporre il reintegro o un indennizzo dalle 15 alle 27 mensilità. Nei motivi economici, invece, scatterebbe solo un indennizzo dalle 15 alle 27 mensilità.

Sul tema, le distanze con il governo sembrerebbero essere incolmabili. Il Pd, infatti, si è sempre dichiarato disponibile ad una manutenzione dell’art. 18, ma nel solco del sistema tedesco, dove spetta al giudice competente scegliere tra indennizzo e reintegro, indipendentemente dal tipo di licenziamento. In parlamento gli spazi di manovra parrebbero molto stretti, stante l’assoluta intransigenza del ministro Fornero affinché le camere rispettino i principi basilari del testo licenziato dall’esecutivo lo scorso 23 marzo.

Tuttavia, art. 18 a parte, le distanze tra Palazzo Chigi e largo del Nazareno non paiono così incolmabili. Anzi, a rallegrarsi delle disposizioni contenute nella riforma Fornero dovrebbero essere in prima battuta proprio i democratici.

Solo per fare qualche esempio, nel documento governativo vengono posti dei paletti molto stringenti alle cosiddette collaborazioni a progetto. Testualmente: “Il progetto non può consistere in una mera riproposizione dell’oggetto sociale dell’impresa committente”. Inoltre, sarà presunto “il carattere subordinato della collaborazione quando l’attività del collaboratore a progetto sia analoga a quella svolta, nell’ambito dell’impresa committente, da lavoratori dipendenti”. Stretta anche su finte partite Iva, ovverosia presunzione, salvo prova contraria, del carattere coordinato e continuativo della collaborazione tutte le volte che essa duri complessivamente più del 75% dei corrispettivi, e comporti la fruizione di una postazione di lavoro presso la sede istituzionale e le sedi operative del committente; sulle associazioni in partecipazione (possibili d’ora in avanti solo tra familiari entro il primo grado) e sui tirocini formativi (previsione di linee guida per la definizione di standard minimi di uniformità della disciplina sul territorio nazionale).

Nel campo degli ammortizzatori sociali, l’Assicurazione sociale per l’impiego (Aspi) durerà 12 mesi per gli under 55 e 18 mesi per gli over 55. Assegno minimo, 1119.32 euro. Sempre che siano rispettati i requisiti dei 2 anni d’anzianità assicurativa e di almeno 52 settimane di lavoro nell’ultimo biennio. Contribuzione estesa a tutti i lavoratori che rientrano nell’ambito d’applicazione della nuova indennità con aliquota aggiuntiva dell’1.4% per i lavoratori a termine.

Infine, limite massimo ai contratti a tempo determinato (36 mesi) e apprendistato canale privilegiato d’accesso dei giovani al mondo del lavoro.

Tralasciando per un attimo il fantasma dell’art. 18, il ddl risponde evidentemente a logiche politiche di stampo post-ulivista, recependo in buona misura alcuni degli interventi per il mercato del lavoro agognati dal responsabile economia del partito, Stefano Fassina. Insomma, siamo proprio sicuri che ad avere mal di pancia debba essere il Partito democratico?

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