JP Morgan chiude i conti allo Ior

By Redazione

marzo 25, 2012 Esteri

L’operazione di cosmesi sullo Ior, l’Istituto per le Opere Religiose, portata a termine da Ettore Gotti Tedeschi avrà forse convinto i media italiani, ma alla banca d’affari americana JP Morgan non è bastato. Tanto che, con una lettera piuttosto secca, e seccata, diretta proprio ai vertici della banca vaticana, e per conoscenza alla segreteria di stato, hanno comunicato che da fine marzo sarà interrotto ogni rapporto. Troppo paura fa alla pur pelosa sullo stomaco JP Morgan quel miliardo e  mezzo di euro passato sui conti di Francoforte negli ultimi due anni senza che si sapesse da chi provenissero e dove andassero tutti questi quattrini. Alla faccia dell’anti riciclaggio e della lotta all’evasione fiscale, lo Ior continua a restare garanzia di anonimato totale per chi ci si nasconde dietro. Proprio il “Sole 24 ore” di domenica dava la notizia, nascosta alla pagina 14, secondo cui “il conto 1365 era stato acceso nel 2009, quando la filiale di Milano JP Morgan – emanazione del gruppo bancario americano – acquisisce come cliente lo Ior, titolare di conti presso la stessa banca sia a New York che a Francoforte”.  Poi spiega che “il conto viene monitorato dalla struttura di controllo antiriciclaggio di JP Morgan perché risultano accrediti non attribuiti agli effettivi beneficiari ma allo stesso Ior”. Nel 2010, dopo le note iniziative della Procura di Roma nei confronti della Banca vaticana, JP Morgan qualifica lo Ior come cliente ad alto rischio e stipula un accordo con la Banca vaticana sugli obblighi di informazione, ai fini della verifica rafforzata prevista dall’articolo 28, comma 4, del decreto 231 del 2007.

A sua volta lo Ior, a partire da quella data, implementa al massimo bonifici e movimenti verso l’estero, avendo l’accortezza di svuotare il conto ogni giorno di modo che nulla possa eventualmente venire sequestrato dalla magistratura italiana, come invece era capitato al conto su Credito Artigiano nel 2010. La Jp Morgan, però, dopo un po’ mangia la foglia: certo lo Ior è un ottimo cliente, ma si dà il caso che proprio Obama abbia fatto della lotta ai traffici di soldi promananti dai paradisi fiscali uno dei tanti slogan per la propria rielezione. Così i vertici della JP Morgan prendono carta e penna scrivendo ai vertici dello Ior e della segreteria di stato vaticana chiedendo che i bonifici in partenza e in arrivo abbiano anche le causali per risalire all’effettivo destinatario. Tutto inutile: si è va avanti per un po’ con questo tira e molla, in cui Oltretevere si facevano orecchie da mercante, fino alla decisione, risalente ai primi di marzo, di chiudere ogni rapporto tra JP Morgan e Ior. Il gioco non vale più la candela. E neppure il cero votivo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *