La politica di domani

By Redazione

marzo 24, 2012 politica

La politica è morta, viva la politica. Cosa ci aspetta per il futuro? Quale legge elettorale e quali alleanze? Le due cose sono – in tutta evidenza –  l’una legata all’altra ed entrambe, al di la degli annunci, avvolte nella nebbia più fitta. Nel frattempo tutto il quadro è in movimento e anche la cornice, a dire il vero, manca. Intanto è interessante capire che cosa è diventato, dall’arrivo del governo tecnico  – di cui è stato ed è grande fautore e sostenitore – il Terzo Polo. 

Mentre Flavia Perina e Fabio Granata a Pietrasanta fanno i rappers (costretti ad una forzata modernità politica che somiglia sempre più ad una parodia del vecchio, piuttosto che a qualcosa di nuovo), Rutelli – per smarcarsi dal caso Lusi –  ha deciso che per il futuro è meglio passare per fesso che per ladro, con tanto di confessione in TV. E Pierferdinando Casini? Beh, l’ex presidente della Camera ha un altro passo e come al solito è un doppio passo. Da una parte affianca Fini e il Pd nel chiedere un (illegittimo) commissariamento della Rai, dall’altra, un po’ più sornionamente, sembra non aver mai smesso di far credere al PdL – in particolare alla componente più prossima al segretario Alfano (Frattini, Lupi e molti altri) – che la sua aspirazione più grande sia un grande cartello elettorale sotto l’egida politica e valoriale del Partito popolare europeo.

Può dunque essere il Terzo Polo una proposta politica credibile? Le differenze e le forze in campo sono davvero enormi. Rutelli è pressoché politicamente cancellato, Fini rincorre e parla di progetti come se fosse l’allenatore della Roma e in cuor suo sa di non essere più (semmai lo è stato), l’ago della bilancia, ma tutt’al più la componente laica del partito di Casini che, secondo le circostanze, lo vede al suo fianco oppure sparire. Gran confusione, dunque, parente del nulla.

Certo è, che se i partiti non mettono in chiaro le loro ambizioni e i loro progetti in tempi brevi (in primis non si arriva rapidamente ad una legge elettorale condivisa), l’elettorato tra un anno avrà le idee davvero poco chiare. Se il partito del premier Monti da solo varrebbe, secondo alcuni sondaggi, il 24 per cento dei consensi, vorrà pur dire qualcosa. Se, tanto il Pd quanto il PdL, non troveranno una posizione coerente da tenere di qui alle elezioni, agli occhi dei cittadini la politica sembrerà sempre più inutile, se non dannosa al Paese.

L’antipolitica, del resto, è alimentata da più parti: da certa stampa, da pezzi di Confindustria, da alcuni poteri dello Stato e per giunta da diversi politici (tutti questi fin dal 1992, in vero), è oramai diventata un metodo che serve solo a nettarsi le mani, a deresponsabilizzarsi dinnanzi a se stessi e al Paese. Senza voler evocare antiche – seppure efficaci definizioni – bisogna registrare che c’è una vera schiera di “professionisti dell’anti-politica” che stanno facendo fortuna, ma che presto si troveranno muti e privi dell’oggetto del loro rancore o del loro moralismo auto-assolutorio.

Perché si sta andando, se non ci si inventa una buona politica (che in definitiva è l’unica arma contro la cattiva politica), dritti verso un Monti bis più o meno travestito, con qualche ministro politico inserito in misura proporzionale al risultato delle urne, o verso un governo politico più o meno mascherato da grande coalizione che sa tanto di tecnico, con, ovviamente, qualche tecnico a garantire la continuità. Continuità ho scritto? Ma di che cosa? 

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