Congresso Pdl: casino Capitale

By Redazione

marzo 23, 2012 politica

Quindicimila tesserati a Milano. Centoventicinquemila a Roma. Una disparità fra le due metropoli che ha fatto insospettire i vertici del Popolo della Libertà. Alla chiusura della campagna di tesseramento, in pochi si erano resi conto della macroscopica differenza. Ma alle soglie del congresso capitolino, la questione è stata posta in un vertice a porte chiuse a via dell’Umiltà.

Il grande numero di iscritti e la vastità del territorio della capitale pongono problemi di natura organizzativa. Oltre a stabilire le regole sulle modalità di voto, Angelino Alfano starebbe meditando la possibilità, per la prima volta dall’inizio della stagione congressuale, di aprire al voto per delega. Quello di Roma sarà un appuntamento tenuto d’occhio da molti osservatori: un vero e proprio banco di prova per la macchina del Pdl che necessita ancora di essere messa a punto. Anche se votasse solo un terzo degli aventi diritto, il rischio code e disguidi rimane alto.

Così Alfano ha riunito nella sede del partito il sindaco Gianni Alemanno, Renata Polverini, presidente della Regione, insieme a Vincenzo Piso e Gianni Sammarco, rispettivamente coordinatori regionale e cittadino degli azzurri. Salvo Sammarco, nel Lazio i vertici del partito provengono dalle fila di Alleanza Nazionale. E hanno provato a spiegare con il maggior radicamento sul territorio delle truppe ex-An la sproporzione numerica, che vede Roma quasi decuplicare una città storicamente non ostile alle istanze berlusconiane come il capoluogo lombardo.

Un chiarimento reso necessario dalla perplessità che la disparità tra le due grandi città ha fatto sorgere in alcuni uomini vicini al segretario. Che, unita al ritardo di oltre un mese con il quale Piso ha consegnato i dati necessari allo svolgimento del congresso, hanno messo in fibrillazione il partito. Alfano, osserva una fonte di via dell’Umiltà, sa perfettamente che l’originario rapporto di 70 a 30 che regolava i rapporti nel Pdl in favore degli azzurri, nella capitale è ribaltato. E si rende conto che la capacità di aggregazione  di chi con tessere e congressi lavora da quarant’anni può essere una delle ragioni delle strabilianti cifre capitoline.

Ma sembra anche convinto che non di sola bravura si possa trattare. “I volti al termine del vertice erano cupi, tesi”, spiega la stessa fonte. Oltre al timore di figuracce, sul piatto anche la questione di Piso E Sammarco: entrambi deputati, secondo il nuovo codice delle incompatibilità del partito dovranno scegliere tra i partito e lo scranno a Montecitorio. 

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