Pmi sulla riforma: “Fornero promossa”

By Redazione

marzo 22, 2012 politica

I piccoli imprenditori promuovono la Fornero. “La sua è una riforma coraggiosa, un passo che aspettavamo da anni”. Parola di Giuseppe Bortolussi, segretario della Cgia di Mestre, che sottolinea pregi (tanti) e difetti (pochi e correggibilissimi) della riforma del lavoro. E spiega soprattutto come, nel grande calderone delle novità, quella dell’articolo 18 sia stata tutto sommato la meno significativa per le Pmi. Vediamo perché.

Agli artigiani e piccoli imprenditori mestrini la riforma è piaciuta a cominciare dal metodo: “Il governo ha sentito tutti ma non ha stretto accordi con nessuno, superando quella forma di triangolazione tra esecutivo-Confindustria-Cgil che un tempo era la prassi”. Che Monti abbia preso atto di tutte le posizioni riservandosi la decisione finale, dice Bortolussi, è uno modo di fare che in Italia non si era mai visto: “È giusto che il governo raccolga le istanze di tutti, ma è l’esecutivo a dover decidere”.

E nel merito della riforma? Il patron Cgia plaude alla nuova Aspi, l’Assicurazione sociale per l’impiego, che sostituisce mobilità, indennità di disoccupazione e cassa integrazione in deroga. “È una piccola rivoluzione, ed è importante che ne possano godere tutti i lavoratori indistintamente”. Piace anche il metodo di finanziamento dell’Aspi: l’impresa paga sul monte salari l’1,3% per i lavoratori a tempo indeterminato, e le aziende sotto i 15 dipendenti continuano a pagare lo 0,40%. “Anche questo significa tener conto delle esigenze e delle possibilità della piccola impresa, che sta affrontando particolari difficoltà”. Chi invece assume lavoratori a tempo determinato paga il 2,7%, ma gli ultimi sei mesi di surplus vengono restituiti se il lavoratore viene stabilizzato. “Un meccanismo semplice, ma ben fatto. Non è poca cosa”. Apprezzato anche il giro di vite sulle partite iva “sospette”, così come sull’utilizzo indiscriminato dei co.co.pro, e soprattutto sull’associazione in partecipazione, spesso utilizzati dalle aziende per mimetizzare rapporti di lavoro subordinato e pagare meno il dipendente. “Non sono certo un sindacalista della Cgil, ma quello che è giusto è giusto” dice il segretario Cgia. Una pecca? Il contributo per i licenziamenti. “Se è accettato dal dipendente, perché porre onere sulle spalle di imprese che spesso non sono in grado di pagare?”. Tuttavia, secondo Bortolussi, anche questo istituto “non è certo il male peggiore”.

E l’articolo 18? In queste settimane non si è parlato d’altro, ma per i piccoli imprenditori ha ricadute molto meno importanti rispetto ai provvedimenti finora elencati. “Condivido il cambiamento, la distinzione tra licenziamento tra motivi economici, giusta causa e discriminatorio – spiega Giuseppe Bortolussi – ma l’indennità risarcitoria è troppo alta. Si parla di cifre tra i 30mila e i 50mila euro, che non sono sostenibili. Poi avrei lasciato al giudice la discrezione di scegliere tra indennità e reintegro anche in caso di licenziamento per motivi economici, per scoraggiarne un utilizzo in malafede da parte degli imprenditori. È una questione di giustizia anche questa”. La speranza di artigiani e Pmi è che a smussare questi due punti poco graditi possa pensarci l’imminente dibattito parlamentare: “Mi auguro che le camere correggano il tiro su questi due punti. Per il resto, devo ammetterlo, è una riforma piena di grandi passi avanti”. 

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