Lubanga colpevole, la Corte si aggiorna

By Redazione

marzo 22, 2012 Esteri

Lo scorso 14 marzo la Corte Penale Internazionale ha emesso il primo verdetto della sua storia: la Camera di primo grado, presieduta dal giudice britannico Adam Fulford, ha riconosciuto l’imputato congolese Thomas Lubanga Dyilo colpevole di crimini di guerra, al termine di un processo durato oltre tre anni.

La Corte, il cui Statuto è stato approvato a Roma nel 1998 ed è entrato in vigore nel 2002 con la ratifica del sessantesimo stato firmatario, è il primo tribunale penale internazionale a carattere permanente, con giurisdizione su casi di genocidio, crimini di guerra e crimini contro l’umanità. Tra i 120 stati che, ad oggi, hanno vi hanno aderito, spiccano tuttavia alcune assenze eccellenti: alcuni paesi, tra cui Cina ed India, non hanno infatti sottoscritto lo Statuto di Roma, mentre alti, in particolare Stati Uniti e Russia, pur avendo in un primo momento firmato il trattato, non hanno mai provveduto a ratificarlo.

Il verdetto segna un momento importante per il diritto penale internazionale non solo come primo pronunciamento della CPI, ma anche perché costituisce uno dei pochi casi in cui sia stato posto al centro dell’attenzione il tema dei bambini soldato. Lubanga è stato infatti riconosciuto colpevole del reclutamento e dell’utilizzo in operazioni militari di bambini e bambine di età inferiore ai 15 anni nelle fila della Force Patriotique pour la Libération du Congo (Fplc), braccio armato dell’Union des Patriotes Congolais (Upc), una delle fazioni in lotta nel conflitto che ha insanguinato la regione di Ituru, nella zona nord-orientale della Repubblica Democratica del Congo, tra la fine degli anni ’90 ed i primi anni 2000. All’epoca dei fatti contestatigli, tra il settembre 2002 e l’agosto 2003, Lubanga ricopriva le cariche di presidente dell’Upc e di comandante in capo dell’Fplc; arrestato nel 2005 a seguito dell’uccisione di nove peacekeepers dell’ONU, è stato consegnato dalle autorità congolesi al tribunale de L’Aia nel marzo del 2006.

Durante il procedimento l’accusa, rappresentata dal procuratore Luis Moreno Ocampo, ha dimostrato come i bambini, strappati con la forza alle proprie famiglie o convinti ad arruolarsi “spontaneamente”, venissero sottoposti ad un duro addestramento, per essere poi impiegati in azioni di combattimento e di supporto alle truppe della FPLC, come scorta personale dei comandanti (tra cui lo stesso Lubanga), o, nel caso delle bambine, come schiave sessuali.

I giudici hanno inoltre affermato il principio, già sancito dalle Nazioni Unite e sostenuto da varie organizzazioni non governative impegnate nella protezione dei diritti umani, secondo cui l’utilizzo di bambini soldato nel corso di un conflitto armato costituisce un crimine internazionale non solo nei casi in cui i minori prendano direttamente parte ai combattimenti, ma anche qualora essi svolgano funzioni di semplice supporto alle attività belliche. La Corte ha optato dunque per un’interpretazione estensiva dell’articolo 8 dello Statuto di Roma, affermando che la “partecipazione attiva” dei minori alle ostilità debba essere riconosciuta in ogni caso in cui questi, impiegati in mansioni di assistenza ai combattenti, vengano “esposti ad un reale pericolo come potenziali bersagli”.

Il verdetto arriva in un momento in cui l’utilizzo di minori nei conflitti armati è tornato al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica mondiale, principalmente grazie ad un video pubblicato dall’organizzazione statunitense Invisible Children, nel quale viene denunciato il reclutamento e l’utilizzo di bambini in azioni di combattimento da parte di un altro signore della guerra africano, l’ugandese Joseph Kony, leader del Lord’s Resistance Army, nei confronti del quale la Corte aveva emesso un mandato di cattura già nel 2005. Il video, diffuso attraverso canali virtuali, ha ricevuto un’attenzione senza precedenti da parte della comunità di internet, arrivando ad ottenere oltre 75 milioni di visualizzazioni.

Risulta impossibile, ad oggi, stabilire con precisione quanti siano i bambini soldato impiegati nel mondo. Le Nazioni Unite e le principali organizzazioni non governative stimano che il loro numero si aggiri intorno alle 250.000 unità, impiegate da eserciti regolari, forze paramilitari e gruppi armati in varie regioni del globo.

Il tribunale non ha ancora stabilito l’entità della pena comminata all’imputato, che verrà annunciata prossimamente. La massima condanna che la Corte può infliggere è quella dell’ergastolo, non essendo la pena di morte prevista dallo Statuto di Roma. In ogni caso, la difesa di Lubanga avrà diritto a ricorrere in appello contro la sentenza. 

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