Frattini: “Pdl faccia accordo con Udc”

By Redazione

marzo 22, 2012 politica

Franco Frattini guarda all’Udc. Secondo l’ex ministro degli Esteri Il futuro del Pdl è insieme all’altro partito italiano che si riconosce nei valori del popolarismo europeo. E pazienza se l’eventualità potrebbe segnare il definitivo allontanamento dalla Lega. La strada è quella della costruzione di una Casa comune dei moderati che riunisca tutte quelle formazioni che appartengono al Partito Popolare Europeo. “Mi auguro che il Terzo Polo faccia una riflessione – spiega Frattini – E riconosca la leadership di Pierferdinando Casini. Se la  guida, come ritengo, è la sua, è naturalmente di stampo popolare europeo”. I presupposti per un’alleanza su queste basi ci sono. “Lo stesso Silvio Berlusconi è molto determinato su questa strada”, spiega l’ex inquilino della Farnesina. Ma il Cavaliere “ha una domanda: qual è il gioco di Casini?”.

Si spieghi.
Il leader centrista dice di volere un Partito della Nazione, nella sostanza la stesso progetto che abbiamo in mente noi. Poi propone di venirci dentro: francamente mi sembra un po’ strano. Siamo rispettosi, non vogliamo inglobare nessuno, ma nessuno pensi di cooptarci. Vogliamo fare le cose insieme.

Avete recentemente avviato una serie di contatti con gli altri partiti del centrodestra europeo. Lo scopo è quello di capire come impostare il progetto della Casa dei moderati italiana?
Nei paesi che ci sono più vicini, come Spagna, Germania e Francia, i partiti cugini hanno già realizzato l’obiettivo di riunire tutti i moderati: la Cdu tedesca, l’Ump francese, il Pp spagnolo. In un sistema bipolare sano, non aggressivo e velenoso come purtroppo è stato quello italiano, è assolutamente normale che ci sia una formazione di ispirazione cattolico liberale e un’altra che riunisca i socialdemocratici.

La prossima tappa del vostro tour europeo?
Il 28 e il 29 con Angelino Alfano saremo a Londra.

Incontrerete, oltre ai conservatori, anche i liberaldemocratici?
Il programma degli incontri include diversi esponenti dei tories, a cominciare dal ministro degli Esteri, e molti appuntamenti istituzionali. In agenda abbiamo anche un incontro importante con i liberaldemocratici. Dobbiamo ancora stabilire se sarà con il leader, Nick Clegg, o il suo vice, Paddy Ashdown.

In Gran Bretagna stanno sperimentando, dopo molti anni, un governo di coalizione.
Guardiamo con molta attenzione all’esperienza britannica. Vi convivono una posizione conservatrice meno europeista e una, quella del vicepremier Clegg, decisamente filoeuropea. Questa prospettiva ci interessa molto, perché veniamo da un’esperienza nella quale il Pdl, molto vicino all’Europa, ha governato con uno che non lo è affatto, come la Lega.

Quello britannico il modello al quale vi ispirate?
Il nostro riferimento è quello del Ppe di Strasburgo. Che è anche il modello politico in vigore in tutti i principali paesi europei. Questo è il motivo per cui la costituente popolare rimane l’obiettivo verso cui marciare.

Una costituente composta da chi?
Da tutti i partiti che si riconoscono nel Ppe. Nessuno vuole lanciare un’opa sugli altri. Il Pdl non lo deve fare con l’Udc, e viceversa. Dobbiamo fondarla insieme, Alfano su questo si è assunto un impegno congressuale.

C’è un dialogo in corso con l’Udc?
Un dialogo politico che sta tenendo il segretario, su richiesta del partito.

Se l’Udc accettasse la vostra road map dovrebbe rinunciare al progetto del Terzo Polo. Sareste disposti a coinvolgere anche Fli e Api?
Sarebbe molto positivo che chi non è mai stato nel Ppe vi aderisca. Se tutte le componenti del Terzo Polo scegliessero di aderire alla nostra proposta sarebbe un’evoluzione positiva del quadro politico. Vedo comunque che ci sono dei casi nei quali il rapporto tra il Pdl e l’Udc si dimostra capace di rifarsi ad una vera identità comune.

Si riferisce alle prossime amministrative?
In passato c’è stato l’esempio del Molise, dove abbiamo corso con l’Udc. In quel caso Fli non ha nemmeno presentato la lista e l’Api si è schierata con il centrosinistra. Per il futuro penso a Palermo, dove il nostro candidato sindaco sarà quello sostenuto anche dall’Udc, mentre Fli lo ha rinnegato in modo molto violento.

Nel frattempo siete impegnati insieme a sostenere l’esperienza del governo Monti.
Siamo concordi nel difendere i provvedimenti del governo. E mi riferisco anche a quel che si sta facendo sul mercato del lavoro. L’altro ieri abbiamo dato il via liberalizzazioni, un passo importante, ma non conclusivo. Vi sono alcuni provvedimenti che avremmo voluto esportare a livello europeo, perché  l’idea è quella di costruire un modello che si possa integrare con quanto accade negli altri paesi europei.

Il Parlamento sembra viaggiare ad una velocità diversa. Sulle riforme e sulla legge elettorale l’iter si sta allungando?
Credo che ci stiamo avvicinando alla definizione di un pacchetto complessivo. Che include elementi sui quali c’è da tempo un’intesa: la riduzione dei parlamentari, il rafforzamento dei poteri del primo ministro, la creazione del Senato federale. Per quanto riguarda la legge elettorale, c’è una volontà comune di cambiamento, ma non tutti sono d’accordo su come la si debba modificare.

Qual è il modello che predilige?
Quello che mette insieme il meglio dell’esperienza tedesca, vale a dire il proporzionale, e il meglio dell’esperienza spagnola, cioè il voto per circoscrizioni. Con una caratteristica, presente sia in Spagna che in Germania e che noi dobbiamo conservare: il diritto dei cittadini di indicare il primo ministro. Sul piatto diverse proposte, e penso a quella di Ceccanti e a quella di La Loggia. Ma le linee guida sulle quali la maggioranza può coinvolgere l’opposizione, e penso alla Lega, sono quelle che ho appena enunciato.

Il modello che conseguirà condizionerà le future alleanze. Con la Casa dei moderati tramonta per sempre il rapporto con la Lega?
Non vogliamo archiviare in modo definitivo quell’esperienza. Ma dobbiamo anche dire con estrema franchezza che noi abbiamo scelto di mettere l’interesse dell’Italia sopra ogni cosa. Rispetto a questo non siamo disponibili a fare marcia indietro. Ma non escludo in futuro la possibilità di un modello federativo di alleanza.

Come nel ’94?
Esattamente. Tenendo presente però che la Casa dei moderati deve essere la stessa dovunque. Perché il progetto deve essere quello di avere una grande coalizione che si ponga in antagonismo con i socialdemocratici. Se davanti a noi ci sarà la foto di Vasto, con Vendola e i grillini, credo che gli italiani si affideranno a noi. Anche per questo sono ottimista sulle possibilità di vittoria alle prossime elezioni.

Nel 2013, nella Casa dei moderati, ci sarà posto per qualcuno dei tecnici oggi al governo? Se dovesse fare un nome?
Ce ne sarebbe più di uno. Ma se ne facessi i nomi li danneggerei.

 

(l’Opinione)

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