La “saga” di Papa continua

By Redazione

marzo 21, 2012 politica

Ennesima puntata della “saga Papista”. Al centro c’è il deputato del Pdl Alfonso Papa, il primo parlamentare della Repubblica ad essere finito dietro le sbarre per reati non di sangue. Dei ventisei capi d’imputazione inizialmente contestatigli oggi l’onorevole Papa è a processo – un processo che procede con singolare celerità – per quattro accuse di concussione. In quella che pare essere l’eterna guerra, tutta interna alla Procura partenopea, tra guelfi e ghibellini (come si facevano chiamare gli amici di De Magistris e Curcio ai tempi dell’impegno del magistrato Papa nell’ANM), in questa eterna guerra  risalente ai tempi del procuratore capo Agostino Cordova, questa volta si inserisce un nuovo personaggio: la Giunta per le autorizzazioni della Camera.

Il 13 marzo scorso la Giunta ha accolto (con i voti contrari soltanto del Pdl) la richiesta dei pm napoletani relativa all’utilizzo dei tabulati telefonici delle utenze intestate al deputato. Va detto che davanti alla Giunta l’onorevole Papa ha preso la parola per denunciare  “le ombre che si affastellano su questo processo”: dalle conversazioni intercettate abusivamente (e dichiarate perciò inutilizzabili dall’autorità giudiziaria) ai cosiddetti “interrogatori fantasma”, ovvero dichiarazioni rilasciate dai testimoni e mai verbalizzate, fino alle perquisizioni e intercettazioni nei confronti di persone vicine al deputato ma non formalmente iscritte nel registro degli indagati.

Orbene, nessuno è tenuto ad imbarcarsi nella crociata “Papista”. Tuttavia la denuncia pubblica e documentata di abusi e atticontra legemdovrebbe indurre quantomeno a una riflessione: nel Paese dei Carrara e dei Beccaria il diritto è diventato forse un orpello o, peggio ancora, un intralcio sul cammino salvifico verso il Bene assoluto? Se è vero che i mezzi prefigurano i fini, una giustizia sostanziale fanatica del Bene e insofferente verso le “lungaggini” del diritto non è giustizia. Così in una lettera al Presidente della Giunta Pierluigi Castagnetti l’onorevole Papa ha parlato di “un grave vulnus alle prerogative del Parlamento intero” a causa di una decisione caratterizzata, a suo dire, da “pressapochismo” e “mera strumentalità politica”. “Io sono un ex galeotto, d’accordo, ma conosco il diritto, e posso dire che quel deliberato della Giunta è semplicemente antigiuridico, uno schiaffo alla legge”. Che cosa denuncia il deputato Papa?

Egli contesta alla Giunta di aver autorizzato l’uso di tabulati relativi a conversazioni già in precedenza abusivamente intercettate e dichiarate inutilizzabili. Inoltre la richiesta rivolta dai pm napoletani alla Giunta fa espresso riferimento a un capo d’imputazione, quello dell’associazione per delinquere (la famigerata P4), già escluso dal gip di Napoli sin dalla fase di emissione dell’ordinanza custodiale e poi definitivamente caducato dalla Corte di Cassazione il 7 novembre scorso. In altre parole la Giunta avrebbe autorizzato una richiesta della magistratura con riferimento ad un’accusa già espunta. “Le scelte adottate dalla Giunta – dichiara l’onorevole Papa – rischiano di passare alla Storia come simbolo di autoviolazione delle prerogative parlamentari o come una decisione assunta con singolare doppiopesismo “. Insomma, a detta del deputato Papa, si tratta di “una decisione prona ai pm napoletani e in violazione dei principi sanciti dalla Corte di Cassazione”. Se tra guelfi e ghibellini non sapete da che parte stare, c’è sempre una terza opzione: il diritto, dalla parte della legge.  

IL TESTO DELLA LETTERA DI ALFONSO PAPA A PIERLUIGI CASTAGNETTI:

Con riferimento al deliberato di cui in oggetto, per puro onore di verità non posso non rappresentarLe il mio stupore ed il mio rammarico per l’approssimazione e la mancanza di obiettività con le quali Codesta Onorevole Giunta, da Ella presieduta, ha ritenuto di autorizzare l’utilizzazione di tabulati telefonici di utenze a me intestate.

Da una mera lettura degli atti di indagine, pubblici e depositati, anche in Giunta, si evince infatti chiaramente che le mie utenze telefoniche, a me intestate, sono state intercettate abusivamente e in violazione della norma costituzionale e dei principi sanciti nella Legge cd. Boato. Tanto avrebbe potuto e dovuto formare oggetto di un ben più ponderato e corretto vaglio da parte della Giunta, piuttosto che autorizzare l’utilizzo di tabulati relativi ad utenze addirittura intercettate, ed evitare così di avallare non già la mera violazione di prerogative parlamentari, bensì la commissione di condotte da me già denunciate ed attualmente al vaglio della A. G.

Le rammento infine, come ad Ella noto, che la missiva dei Pubblici Ministeri napoletani fa espresso riferimento a tale richiesta in quanto finalizzata ad approfondimenti in relazione ad indagini relative alla mia persona per il reato di associazione per delinquere, sulla vicenda denominata giornalisticamente “P4”. Orbene, come ad Ella parimenti noto, per tale reato io non sono stato tratto a giudizio in quanto il G.I.P. di Napoli aveva escluso sin dalla fase di emissione dell’Ordinanza custodiale il ricorrere di una tale ipotesi di reato, pure formulata dai p.m. Ad Ella è parimenti noto, e lo è a tutti i sigg. commissari, che a seguito del ricorso dei p.m. avverso tale decisione, la Suprema Corte di Cassazione, con il provvedimento del 7 novembre 2011, depositato agli atti di Codesta Giunta per integrale ed in copia conforme all’originale, ha espressamente statuito che non ricorre a mio carico alcuna ipotesi associativa, caducando definitivamente l’ipotesi di reato per la quale in data 14 marzo u.s. è stata autorizzata la richiesta di autorizzazione dei tabulati telefonici, e ponendo la parola fine alla possibilità giuridica di perseverare su tale imputazione. La mera lettura di tale provvedimento della Cassazione avrebbe potuto illuminare qualunque componente di buona fede in ordine alla correttezza della statuizione della Procura di Napoli relativa alla richiesta dei tabulati in relazione all’ipotesi associativa, caducata appunto dalla Cassazione, ed anche in ordine al fumus persecutionis, del quale la reiterazione di una richiesta relativa ad ipotesi cassata dal Giudice delle Leggi può rappresentare la manifestazione più plastica.

Così non è stato e rimetto a Lei ogni valutazione di coscienza e correttezza, consapevole dell’altissima statura morale che ha sempre caratterizzato la Sua Storia. Ciò non mi esime però dal dolermi per il pressapochismo e la strumentalità cinica e meramente politica delle scelte adottate che rischiano di passare alla Storia come simbolo di autoviolazione delle prerogative parlamentari o come una decisione assunta con singolare doppiopesismo ed essere sconfessata già dalla prossima decisione sul merito che in altri casi la Giunta adotterà. Credo allora doveroso, per il Parlamento e per il rispetto della Sua dignità e delle Sue prerogative rassegnare alla Sua coscienza e a quella dei commissari che hanno adottato una decisione prona ai p.m. napoletani e in violazione dei principi sanciti dalla Corte di Cassazione, tali considerazioni, che muovono da un dato incontrovertibile: come si evince dagli atti a voi noti: voi avete autorizzato l’acquisizione di tabulati di utenze di un parlamentare già intercettate abusivamente.

La prego, facendo appello alla Sua nota correttezza ed imparzialità, di dare lettura di tale mia nella prima seduta utile di Giunta e di allegarla al resoconto.

La prego altresì, facendo ancora appello alla Sua autorevolezza, di dare contezza di questa mia in sede di relazione esplicativa al momento della votazione finale in aula.

La saluto con cordiale serenità, dolente unicamente per il grave vulnus alle prerogative del Parlamento intero che tale decisione pare rappresentare. 

 

Roma, 20 marzo 2012

                                                                                        On.le Alfonso Papa

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