Gli italiani sono antisemiti?

By Redazione

marzo 21, 2012 politica

Per ora l’antisemitismo italiano non è paragonabile a quello francese per la violenza delle manifestazioni. Anzi, qui da noi più che altro si insinua, strisciando come un verme, su internet. In siti come “Holywar” che ieri l’altro ha ripubblicato la lista dei 163 docenti ebrei che “sarebbero fedeli a Israele e non all’Italia, paese in cui vivono”.

Solo ora, però. Perché come avverte il rapporto 2011 dell’Osservatorio antisemitismo del Cdec, curato dalla comunità ebraica di Milano, solo nel 2011 si sono registrati ben 50 episodi di intolleranza contro gli ebrei anche “in carne e ossa”, e non solo virtuali. Dal punto di vista della teoria giustificazionista, la visione del mondo antisemita continua a rimanere appannaggio di forze politiche e culturali estremiste sia di destra che di sinistra, e di frange dell’integralismo cattolico e del fondamentalismo islamico. Inoltre, spiega l’osservatorio, “il pregiudizio antiebraico è ormai quasi sempre connesso al tema Israele, e quando si connota come critica ad Israele riesce ad ottenere una più ampia legittimazione e diffusione”. Sempre Israele, quindi, come pretesto per essere antisemiti, anche di sinistra, senza dovere temere gli anatemi dei benpensanti. Per i fascisti e i cattolici integralisti non c’è neanche bisogno di rifugiarsi dietro il paravento della questione palestinese: a quelle latitudini l’odio anti ebraico è pane quotidiano e basta, e sono sufficienti le interpretazioni distorte delle sacre scritture per galvanizzare l’antisemitismo militante. Come d’altronde avviene anche con l’islam dei fanatici, fatta la tara alla questione arabo palestinese. Entrando nei particolari, il 2011 ha visto a Milano l’organizzazione di “Unexpected Israel” una mostra intorno alla quale c’è stata un’ostilità preconcetta specie da parte dell’estrema sinistra. L’inaugurazione in Piazza Duomo del padiglione dedicato a Israele è stata duramente contestata da un gruppo di boicottatori che definendo l’iniziativa “occupazione di Milano”, hanno minacciato di impedirla anche a costo di “mettere a fuoco la città”. Le invettive, largamente diffuse in Internet, su volantini e manifesti, non hanno per fortuna avuto conseguenze degne di nota.

Secondo gli studi condotti dalla Fondazione Cdec di Milano, emerge che gli italiani che possono essere definiti antisemiti sono circa il 12% della popolazione. Che non è poco, ma molto meno delle percentuali francesi o tedesche. L’antisemitismo in Italia, come si diceva, vive e si alimenta principalmente on-line. Il sempre maggiore utilizzo di Internet, anche grazie ai nuovi devices  come i tablet, gli  smart phones, e via dicendo, ha trasferito ed amplificato a dismisura quanto prima si evidenziava con graffiti sui muri delle città o in certe pubblicazioni da ciclostile. E’ stato soprattutto l’avvento e lo sviluppo dei social networks come Facebook, Twitter, YouTube, che ha determinato la grande diffusione dell’antisemitismo in Rete. In molto sono venuti allo scoperto con le proprie ideologie di odio  a lungo represse e di certo non facilmente esprimibili in pubblico. Allo scoperto, ma solo come modo di dire: infatti la gran parte di questi odiatori di professione di Israele si esprime con nomi falsi e nickname anche nei suddetti social network. Taluni, però, escono allo scoperto sul serio. L’ultima del professor Claudio Moffa, ad esempio, è stata quella di sostenere che sia stato Israele ad aver ucciso lo storico presidente dell’Eni Enrico Mattei.

È difficile quantificare il numero di contatti, ossia quante persone entrano in relazione con questi contenuti online, ma talvolta è possibile. Come nel caso del gruppo Facebook “Umorismo sottile come un deportato”, istituito il 14 ottobre 2011, che già alla fine di novembre contava oltre 30mila sostenitori. Il gruppo era stato poi chiuso dopo le proteste dei deportati e dell’associazionismo ebraico italiano. Di fatto però molte persone, anche per malinteso spirito di goliardia, avevano ritenuto di iscriversi. Neonazisti a parte, però, va detto che l’antisemitismo  mondiale, e italiano in particolare, è veicolato soprattutto dai vari siti del cospirazionismo mondiale, dall’11 settembre in giù. Per non parlare di quelli che vedono nella grande finanza un’emanazione del potere ebraico nel mondo, specie in America. E la maggior parte dei siti web che propagano questo genere di ideologia sono di sinistra. Ci si è messa poi, con se non bastasse il resto, la grave crisi economica internazionale, con l’enorme l’allargamento delle fasce di povertà al ceto medio e l’incertezza sul futuro, a creare quell’ “humus” di frustrazione in cui l’ebreo diventa un comodo capro espiatorio. Il caso di Madoff vale per tutti: benché abbia truffato centinaia di ebrei, insieme a tutti gli altri, è stato portato a  prova che l’attuale congiuntura finanziaria sia figlia di un disegno ben preciso.

Per quel che riguarda gli attacchi alle persone in carne e ossa, il Cdec registra anche due episodi di intolleranza razziale, più che di antisemitismo (che per ora in Italia si “limita”, si fa per dire, alle scritte sui muri delle sinagoghe e alla profanazione dei cimiteri ebraici): a dicembre a Firenze due venditori ambulanti senegalesi sono stati uccisi, e altri tre feriti, da un estremista di destra. Sempre a dicembre, ma stavolta  a Torino, il racconto inventato di un abuso sessuale subito da una ragazzina da parte di due rom  ha scatenato la rabbia di un intero quartiere, e, in un corteo organizzato dai familiari della vittima e dagli abitanti si è trasformato in un raid contro un campo nomadi. Tutto ciò ovviamente non è antisemitismo, ma sicuramente sintomo di un clima di insopportabile intolleranza religiosa, etnica e razziale che poi può sfociare in violenza quando meno ce lo si aspetta.

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