È ora di spegnere il buonismo

By Redazione

marzo 21, 2012 Esteri

Gli “altri” sono meglio. Ma gli “altri” chi? Non conta, sono meglio e basta. Un pazzo assassino uccide tre bambini ebrei e un genitore fuori da una scuola elementare e il primo riflesso del politicamente corretto è la tendenza allo stereotipo. La strage di Tolosa è la prova che il male oscuro dell’Europa, il terrorismo di destra, il neonazismo sono ancora il problema. Intellettuali e opinionisti, ben pensanti e salottieri di professione non aspettano neppure le indagini. Stessa danza, stessa musica ogni volta: la cultura occidentale è da riciclare. Salvo poi scoprire che la verità è un’altra. Allora i toni calano, i commenti si fanno più imbarazzati e la condanna per l’orrore compiuto sfuma nell’impersonale.

È un male italiano, ma non  solo. Ecco una storia che viene dagli Usa, ma che è piuttosto paradigmatica del rapporto tra grande stampa e sinistra anticlericale. Qualche giorno fa sul New York Times viene pubblicata una lettera aperta a liberal e cattolici in cui si contesta la Chiesa di Roma: ” It’s Time To Quit The Catholic Church“. Il manifesto del laicismo multiculti si concentra su tematiche come l’aborto, la contraccezione. L’appello si riassume sostanzialmente nello spot: attenzione buon cristiano,  vivendo nella rettitudine del divino, violi i diritti della donna. Opponendoti alla riforma sanitaria del presidente Obama ti rendi ostaggio e complice del potere oscurantista della chiesa, condannando migliaia di ragazze americane ai dolori di un parto indesiderato. La lettera attraversa tutto il male del mondo dalla la miseria alla sovrappopolazione, anche la morte finisce per essere attribuita alle sacre scritture. Il verbo è il vero peccato originale.

Fin qui nulla di grave, nulla di scandaloso, a parte il costo della pubblicazione: circa 38 mila dollari finanziati dalla neonata fondazione atea Freedom From Religion. La questione si fa interessante quando la giornalista Pamela Geller ha l’idea per una replica. Una lettera aperta ai mussulmani moderati: ” It’s Time to quit the Islam“. Stesso stile, stessa grafica, stessi contenuti. Ma stavolta il giornale rifiuta di pubblicare. “Abbiamo preso la decisione di rinviare l’uscita in luce ai recenti avvenimenti in Afghanistan, tra cui l’incendio Corano e le presunte uccisioni di civili da parte di un nostro soldato”. Questo è il comunicato ufficiale.

Parole che hanno un sapore amaro di paura. Sono due pesi e due misure applicate in modo irresponsabile e pericoloso per quel pezzo di mondo ancora libero. Non è possibile ignorare l’imbarazzo della grande stampa di fronte ad alcuni temi sensibili come la difesa dei valori occidentali o dell’essenza stessa della Costituzione statunitense. Il New York Times attacca i cattolici perché sa che non sono “troppo cattivi”. Il coraggio si misura in base alla forza dell’avversario, o meglio, così reciterebbe l’ipotetico manuale del politicamente corretto, non più in là di pagina 7. Quindi è giusto difendere il fondamentalismo islamico, perché altrimenti “si arrabbia”.

Ecco la negazione dell’ideale americano, del sogno della società aperta di Karl Popper, chiusa solo agli intolleranti e ai violenti, proprio quelli che il New York Times invece riabilita. Un’ultima domanda: alle povere donne mussulmane chi pensa? Ma cosa importa, e se poi i mariti si ingelosiscono? Degli “altri” bisogna prendere solo quanto ci fa comodo. E così per la sinistra laica è meglio essere terroristi che bigotti.

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