Faccia D’Angelo

By Redazione

marzo 20, 2012 politica

Quanto è bravo Elio Germano. Capace di impersonare con una nonchalance degna degli attori che vincono gli Oscar i personaggi timidi e gay dei film comico d’essay di Ferzan Oztepek, e un duro come Felice Maniero nella miniserie in due puntate  di Skycinema che domani sera alle 21 forse ripeterà l’exploit di spettatori, 660mila di media (il migliore di una miniserie Sky da tanto tempo a questa parte). Sempre che l’avidità dei produttori e dei distributori che si contendono i suoi film non finiscano per inflazionarlo e fargli fare la fine dell’altro bravissimo Claudio Santamaria, come lui assurto alla celebrità partendo da “Romanzo criminale”, e adesso un po’ dimenticato dai registi di rango.

Ai critici con il nasino all’insù e ai sindacalisti del Coisp non è piaciuta l’immagine “vincente” di questo “Faccia d’angelo”.  Non l’hanno trovato educativo. Altri dicono che film come “Vallanzasca” di Placido sono decisamente meglio, ma ignorano i limiti dei paragoni tra “pere e mele”. Sia come sia, la storia di Maniero è quella di un prototipo più che vincente nell’Italia di oggi: rapinatore, spacciatore di droga all’ingrosso, mafioso sui generis, assassino e mandante di tanti omicidi. Ora, anzi dal 2010, si gode i soldi accumulati grazie alla concessione di un programma di protezione generosamente accordatogli dopo il  pentimento del 1995. Sono tanti quelli come lui che girano liberi per l’Italia, sfrecciano in Ferrari, con belle donne, pieni di soldi, anche pubblici, protetti dalla polizia contro le vendette degli ex complici mandati in galera, e a qualcuno sta bene così. Quindi di che si lamenta il sindacato di polizia? Alla gente la realtà criminale ben descritta ovviamente piace, sennò perché avrebbero avuto un successo pazzesco al cinema i vari il “Padrino”, o “Scarface” , o “C’era una volta in America”?

Le serie con madre Teresa di Calcutta magari piacciono alle famiglie, ma di sicuro il tutto esaurito non lo fanno. E per “Faccia d’angelo” si tratta del miglior risultato sulle reti di Murdoch per una produzione originale seriale realizzata da Sky Cinema. Sono stati 1 milione 78mila i contatti unici, con un indice di permanenza del 61%. L’ascolto differito è stato pari all’11% dell’ascolto totale (71mila spettatori medi). Un riscontro della grande attesa che ha suscitato la miniserie diretta da Andrea Porporati è dato da Twitter: migliaia di commenti ed apprezzamenti per la straordinaria interpretazione di Germano (tra i top trend), con la fiction costantemente tra i primi 3 trend cosiddetti  topic per tutta la serata. Molto seguito anche per il documentario “La Mala del Brenta – La vera storia”, trasmesso al rimorchio  da History channel , che ha registrato 187mila spettatori medi. Partendo dalle 22 e 45.

Casomai sembra più fondata la critica opposta: quasi pervasi da un inconscio senso di colpa, gli sceneggiatori indugiano troppo nell’ impianto didascalico. Come in un eccesso di prudenza, a loro insaputa ovviamente, si cede persino al moralismo e ci si compiace troppo sulla ricostruzione delle indagini di polizia, quelle sì molto romanzate, visto che poi la sua cattura fu dovuta a delazioni e la successiva fine della mala del Brenta al suo pentimento.  Tutto ciò sembra  voler spiegare allo spettatore dove sta il bene e dove sta il male. La prima parte è dedicata al racconto dell’ ascesa del “Toso” (siamo alla fine degli anni 70), da piccolo delinquente di paese  a organizzatore di crimini, e alla descrizione di un diffuso tessuto malavitoso che non riguardava solo “Faccia d’ angelo”. La seconda invece è imperniata sulla costante opera di indagine e alla sua cattura da parte delle forze dell’ ordine.  Ma forse questa ultima parte, non avendola vista ancora quasi nessuno e neanche il Coisp, non basta a riequilibrare le polemiche di repertorio che servono solo per avere visibilità in un titolo sui giornali. Meno evidenziati invece, e qui la critica è giusta, i risvolti sociali: come la nascita del leghismo, le partite Iva,  il passaggio del Veneto da zona contadina a zona industriale, i nuovi ricchi e la solita vecchia ignoranza mista al razzismo contro gli extracomunitari.

Per la cronaca: Maniero, accusato (fra le altre cose) di almeno 7 omicidi, nel 1995 si pente e diviene un collaboratore di giustizia aiutando i magistrati e la polizia a smantellare la sua organizzazione criminale. Proprio grazie alle attenuanti concesse finirà per scontare solo 10 anni di carcere e dal 2010 è tornato in libertà con i benefici concessi ai pentiti ed una nuova identità. E con il proprio patrimonio mai messo sotto sequestro, almeno non per intero. Tutto sommato all’autore della fiction, che ne è anche il regista, rispetto al prodotto che gli era stato chiesto, non si può fare alcuna critica meno che garbata.

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