“Caro Marco, e il garantismo?”

By Redazione

marzo 16, 2012 politica

Riceviamo e pubblichiamo una lettera aperta che il deputato del Popolo della Libertà Alfonso Papa ha indirizzato al leader di Radicali Italiani Marco Pannella.

 

Caro Marco,

Ho appreso da Radio Radicale che hai cominciato l´ennesimo sciopero della fame per chiedere quello che un paese civile avrebbe già da tempo dovuto disporre. L´amnistia è liberazione dei detenuti dalla tortura legalizzata cui sono sottoposti;  è interruzione della flagranza di reato di cui lo stato italiano è ritenuto responsabile dalle massime istituzioni internazionali;  èinnanzitutto, come tu riassumi in modo impareggiabile, “amnistia per la Repubblica”.

Nei miei 101 giorni a Poggioreale ho vissuto la realtà carceraria, dove tutto – dico tutto – è violenza. A dispetto delle volgari illazioni mosse nei miei confronti, posso affermare senza tema di smentita di aver sempre informato la mia attività di magistrato alla lezione “sciasciana”. Sai quante volte ho richiesto in qualità di pubblico ministero la custodia cautelare in carcere? Quattro, soltanto quattro, non per una deformazione personale, ma in virtù di una pedissequa applicazione del diritto. Non ho mai disposto le intercettazioni di utenze telefoniche coperte da immunità, non ho mai fatto intercettare i miei indagati in cella o durante i colloqui con i loro stretti familiari o, peggio ancora, con i loro difensori. Perché ti racconto questo, e perché proprio a te?

Accade che nella vita ti capitino cose che non avresti mai immaginato. Non avrei mai immaginato di ritrovarmi con un cartellone “Per l´amnistia” in un sit-in dei Radicali davanti al Tribunale dove per oltre dieci anni ho prestato servizio; non avrei mai immaginato – e ne sono stato onorato – di duettare con te su Radio Radicale a proposito di giustizia e diritti dei detenuti, in qualità però di “ex galeotto”; non avrei neppure immaginato di “radicalizzarmi” nelle proposte politiche e persino nel linguaggio al fine di essere quantomeno ascoltato, nella denuncia di una stortura che tu autorevolmente hai sempre denunciato in tutte le sedi e che io ho vissuto dolorosamente sulla pelle mia e su quella della mia famiglia.

Devo dire però che non avrei neppure immaginato di apprendere dai giornali che nella Giunta per le autorizzazioni della Camera un parlamentare Radicale, il collega Maurizio Turco, ha votato a favore della richiesta dei pm di Napoli relativa all´utilizzazione dei tabulati telefonici a me intestati. Una scelta che mi ha stupito, non la prima, ammetto. La richiesta della procura napoletana infatti richiamava un capo di imputazione, quello per l´associazione a delinquere, che è già stato espunto dalla Corte di Cassazione. La quale Cassazione ha scritto nero su bianco che la P4 non esiste. Ora, io speravo che tale pronuncia – che dimostra come infondata fosse la richiesta per la mia carcerazione preventiva – bastasse a stornare i dubbi e a frenare il prepotente accanimento dei magistrati nei miei confronti. E invece, dopo che gia´ il 20 luglio 2011 la pattuglia dei Radicali – la pattuglia che fa della primazia del diritto la sua battaglia principale- aveva contribuito col voto favorevole al mio arresto preventivo, giunge questo voto, che – sia chiaro – non scuote per la sua incidenza (direi nulla) sul mio processo, ma per la sua portata antigiuridica, in quanto autorizza un atto di indagine (l´acquisizione dei tabulati telefonici) relativo ad un capo di imputazione che non mi è più contestato.

A te, Marco, rivolgo queste mie riflessioni perché se c´è una cosa di cui sono fermamente convinto è che, quando in ballo ci sono il diritto di difesa e le garanzie processuali, non si possono ammettere tentennamenti, compromessi, errori. Io sono finito dietro le sbarre per poi sentirmi dire dalla Suprema Corte che non ci sarei mai dovuto andare. Sono finito dietro le sbarre anche con il voto vostro, ma questo è il meno. Io non sono un Radicale, sono un garantista “sciasciano” con una stima infinita per il movimento radicale, che è e rimane presidio di civiltà non solo per i detenuti, ma per ogni cittadino del nostro Paese. Per queste ragioni, caro Marco, sappi che il mio appunto non è delusione ma monito. Il garantismo non ammette deroghe.

Si può essere incarcerati con il voto pigro e ignavo di una classe politica senza cultura, per poi sapere dalla Cassazione che mancavano i presupposti per il suo arresto. Si può essere violati in ogni diritto di difesa e finire a giudizio immediato custodiale a causa della foga dei pm di chiudere un processo per il quale le accuse hanno cominciato a sgretolarsi dal giorno successivo all´arresto. Mi sembra però paradossale vedere autorizzate in giunta richieste relative a tabulati di utenze già abusivamente intercettate al solo fine di “mettere a posto” le carte, per di più con il voto fondamentale e simbolico di chi, come il collega Turco, proprio da Radio Radicale il 16 febbraio scorso aveva denunciato l´esistenza di un “Caso Papa” e di un “un mosaico inquietante” composto da singoli abusi.

Con l`affetto di sempre e la certezza che il garantismo e il rispetto delle regole sono valori assoluti e non “tendenziali”, ti abbraccio.

(l’Opinione)

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