Chi ha paura degli Ogm?

By Redazione

marzo 15, 2012 politica

Il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, si è detto aperto all’opzione Ogm in Italia. L’ambientalismo si ostina invece a chiederne la messa al bando.  Ne abbiamo parlato con Giordano Masini, agricoltore, imprenditore e blogger. Uno che lavora quotidianamente ‘sul campo’: “Non so se dietro le posizioni degli attivisti ci sia soltanto un furore ideologico: il no all’utilizzo nei paesi in via di sviluppo è frutto di una mentalità ferocemente ipocrita. Un neocolonialismo da coscienza sporca, una riproposizione del mito del buon selvaggio”.

Masini, come giudica le parole del ministro?
Si era già dichiarato possibilista in passato. Ma è una novità nel panorama politico italiano, in cui in genere o si è contrari oppure si preferisce glissare per evitare di trovarsi al centro di battaglie ideologiche forsennate.

Le reazioni però sono state durissime. Si parla di un danno al Made in Italy.
L’idea secondo cui gli Ogm danneggerebbero l’agricoltura è una sciocchezza clamorosa. Tutto ciò che coltiviamo è frutto del miglioramento genetico: non ci sono varietà che si trovano in natura. Anche il prodotto più tradizionale è stato geneticamente migliorato: la tradizione è un’innovazione che ha avuto successo nel passato. Non possiamo dire a priori se un’innovazione è negativa o positiva. Se soppianta colture tradizionali che non avrebbero mercato, è positiva o negativa? I pro e i contro li valuta il mercato:  se è positiva, la accoglie. Se fa rimettere soldi, la ripudia. Ci sono varietà tradizionali italiane che rischiano la sparizione, come il pomodoro San Marzano, in crisi perché un virus lo sta decimando. Esiste da tempo la varietà Ogm resistente al virus, frutto della ricerca pubblica. Ma da quando l’ex ministro Pecoraro Scanio mise al bando la ricerca sugli Ogm si è fermato tutto. Ora quelli che compriamo come San Marzano sono in realtà incroci che mantengono meno del 50% del patrimonio genetico originale.  Invece, con la tecnica del Dna ricombinante, si potrebbe avere un autentico San Marzano, solo con il tratto genetico della resistenza al virus. Quindi più tradizionale e più “environment friendly”, perché farebbe a meno di prodotti chimici per la difesa delle colture.

Quali vantaggi porterebbero gli Ogm all’agricoltura italiana?
In primis la competitività. Non è vero che l’Italia produce soltanto prodotti tipici e tradizionali: è una porzione molto piccola, di nicchia, come il lusso nell’abbigliamento. Ci stiamo perciò condannando a produrre ciò che producono già altrove, ma a costi enormemente maggiori e con rese più ridotte. Negli Usa è nata una varietà di mais resistente agli stress idrici, che per maturare ha bisogno di molta meno acqua. Il mais è una coltura che in Italia invece deve essere fortemente irrigata, quindi ha un costo molto maggiore. Se oltre ci mettiamo anche la resistenza ai parassiti, che comporta un minore uso di insetticidi, la resistenza ad un erbicida non selettivo, che permette di fare uso di prodotti economici, il risparmio è evidente. Gli erbicidi selettivi, oltre a costare di più, lasciano anche più residui nell’ambiente, essendo frutto di processi di sintesi complessi. Un mais che presenta tre tratti genetici così significativi nella riduzione dei costi comporterebbe un risparmio di centinaia di euro per ettaro. Tanto per capirsi, noi agricoltori prendiamo sussidi per circa 300 euro ad ettaro dalla Politica Agricola Comune: chi coltiva mais potrebbe rinunciare alla Pac, se utilizzasse Ogm.

Perché allora le tesi degli ambientalisti hanno tanto seguito?
Per ragioni protezionistiche. All’Ue fa paura un’Africa che sviluppa la propria agricoltura, perché sarebbe un concorrente molto forte. Il miglioramento genetico è la tecnologia migliore per i luoghi dove i piccoli agricoltori non sono in grado di investire, o dove l’incidenza delle carestie è talmente forte da far rinunciare alla moderna agronomia. Inoltre la domanda asiatica di cibo sta spingendo molto gli investimenti in agricoltura. L’Europa sta pensando, e in questo l’Italia è capofila, che chiudendo la porta agli Ogm si crei un mercato chiuso in cui si consuma solo quello che si produce “in casa”. Ma è una posizione miope, che impedisce all’agricoltura dei paesi in via di sviluppo di crescere, e agli agricoltori europei di potersi affacciare sul mercato globale. 

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