Tasse: in Italia il clima è torrido

By Redazione

marzo 14, 2012 politica

In Italia gli onesti pagano troppe tasse. Questo il “j’accuse” del presidente della Corte dei Conti, Luigi Giampaolino. Un’affermazione che non ha mancato di far discutere la politica italiana, specie se appaiata alle contemporanee dichiarazioni del Garante per la Privacy, Franco Pizzetti, secondo cui un paese che considera tutti i suoi cittadini come potenziali evasori, e li persegue di conseguenza, non è uno Stato di Diritto, ma un assolutismo. Secondo la Corte dei Conti, per riavvicinare l’Italia alla media deigli altri paesi Ue, servirebbero subito sgravi fiscali per a imprese e lavoro dipendente per 50 miliardi di euro. Ma c’è dell’altro. Il fisco italiano, denunciava due giorni fa Giampaolino, “è un sistema disegnato in un modo da far gravare un carico eccessivo sui contribuenti fedeli”. Ed è vero. Non solo infatti la pressione fiscale in Italia sia avvia a diventare la più alta degli ultimi 30 anni, toccando il 45% del reddito degli italiani. Ma, al netto dei dati sull’evasione, le tasse “percepite” raggiungeranno ben presto livelli mai visti nel resto del mondo.

In che senso? A spiegarlo è la Cgia Mestre, tra le prime a portare alla luce, numeri alla mano, che proprio nel 2012 il livello della pressione fiscale avrebbe raggiunto il livello più alto dagli anni ’80 ad oggi. Eppure, come spiega l’associazione degli artigiani e dei piccoli imprenditori, nonostante sia sufficiente da solo a far tremare le vene ai polsi di famiglie e imprese, il dato del 45% sarebbe comunque di molto al ribasso. Facciamo un piccolo passo indietro. Innanzitutto, come spiega Giuseppe Bortolussi, presidente della Cgia, occorre sapere che la pressione fiscale ufficiale è data dal rapporto tra le entrate fiscali e contributive ed il Pil prodotto in un anno. Nel 2012, dunque, sulla base di questo semplice assunto, la pressione fiscale ufficiale dovrebbe attestarsi al 45% del reddito. Ma il Pil nazionale, così come viene normalmente calcolato, include anche la cifra imputabile all’economia sommersa prodotta dalle attività irregolari. Le quali, però, non essendo conosciute al fisco, non pagano né tasse né contributi.

“Secondo l’Istat – spiega Bortolussi – l’economia in nero si aggirerebbe tra i 255 e i 275 miliardi di euro l’anno. Quindi, se storniamo dalla ricchezza prodotta la quota addebitabile al sommerso economico che non produce nessun gettito per l’erario, il Pil diminuisce e, pertanto, aumenta il risultato che emerge dal rapporto”. In parole povere, “la pressione fiscale reale che grava su coloro che pagano correttamente le tasse è molto superiore a quella ufficiale che viene calcolata dall’Istat che, è bene sottolinearlo, rispetta fedelmente le disposizioni metodologiche previste dall’Eurostat”. Il risultato finale? È sconcertante. “Ebbene, se nel 2011 la pressione fiscale ‘reale’ che pesa sui contribuenti italiani ha sfiorato una ipotesi massima del 52%, con gli effetti delle manovre estive di Berlusconi e gli interventi del Governo Monti, il raggiungimento del pareggio di bilancio nel 2013 farà impennare il carico fiscale sui contribuenti onesti sino ad una ipotesi massima del 54,5%”. Un record che non ha eguali al mondo, come sottolinea lo stesso presidente della Cgia.

Non è un caso quindi se ieri il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, è entrata a gamba tesa nel criticare il livello di pressione fiscale in Italia, giudicandolo “inaccettabile e non sostenibile nel breve termine. E’ difficile fare crescita e avere fiducia in un contesto di questo tipo – prosegue Marcegaglia – e negli ultimi anni c’è stato un peggioramento”. Ma dall’Europa arriva una doccia gelata sulle speranza delle imprese e delle famiglie in un fisco più equo: in Italia, infatti, “in questa fase non c’è spazio per ridurre l’elevata pressione fiscale, almeno finché non sarà raggiunto l’obiettivo di medio termine del pareggio di bilancio”. A dirlo è stato Marco Buti, direttore generale per gli Affari economici della Commissione Ue. “C’é però spazio per una razionalizzazione – ha aggiunto Buti – e uno spostamento del carico fiscale, come il governo ha iniziato a fare”.

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