“Sul lavoro Pdl non pervenuto”

By Redazione

marzo 14, 2012 politica

Dopo la Cgil, anche la Cisl di Raffaele Bonanni ha assunto una posizione di intransigenza rispetto alla conduzione della trattativa sulla riforma del mercato del lavoro da parte di Elsa Fornero. Secondo Giuliano Cazzola, deputato del Pdl da sempre attento ai temi del welfare, chi sperava in un accordo tra governo e parti sociali che escludesse la Cgil, arroccata su posizioni di oltranzistica difesa dell’esistente, era un illuso. “In caso di rottura con le parti sociali, il governo non potrebbe andare avanti da solo in Parlamento – spiega Cazzola – Non mi pare che il problema si ponga”. Anzi, “se dovessi scommettere se la trattativa andrà in porto, scommetterei per il sì”. Tutto per il meglio, dunque? Forse no: “Mi correggo, sarebbe un accordicchio”. Nessuno ha intenzione di mettere a rischio la sopravvivenza dell’esecutivo. Ma l’esigenza di coinvolgere anche le parti più restie del sindacato, oltre alle perplessità manifestate da Confindustria, condurranno, a parere di Cazzola, ad un compromesso al ribasso. Qualche segnale è arrivato ieri. Uscendo dall’incontro con Bonanni, il segretario del Partito democratico Pierluigi Bersani manifestava un cauto ottimismo. Mentre Susanna Camusso registrava la maturazione di “cose positive”.

La trattativa sul mercato del lavoro non condurrà dunque alla vera grande riforma, insieme a quella sulle pensioni, del governo Monti?
Io me lo auguro. Ma le notizie di oggi mi mettono in allarme. Susanna Camusso continua a rilasciare dichiarazioni troppo soddisfatte. Ho l’impressione che il governo si sia giocato l’Articolo 18 per il classico piatto di lenticchie. Corre voce che i cambiamenti saranno veramente modesti.

Come valuta l’atteggiamento dei partiti. A suo avviso la volontà reale è quella di arrivare a riforme sostanziali in questo settore?
Guardi, per gli ammortizzatori sociali non ci sono risorse adeguate a finanziare una riforma organica. Il tema è importante, ma è stato utilizzato per rabbonire i sindacati rispetto al vero tema di questa fase ovvero la modifica dell’articolo 18. Mi sembra che si vada verso la ricerca di un equilibrio al ribasso tra i due grandi temi del negoziato: gli ammortizzatori e i licenziamenti.

Dunque qual è il suo giudizio sul merito della trattativa? Il Pdl può ritenersi soddisfatto della piega che stanno prendendo gli eventi?
A mio avviso il mio partito prima che dare un giudizio sul negoziato deve fare un esame di coscienza sulla sua linea di condotta. Ho l’impressione che abbiamo scelto la linea del ne’ aderire ne’ sabotare. Qualche dichiarazione compassata, ma nessun provvedimento riconosciuto dal Pdl in quanto partito (io ne ho presentati almeno due a titolo personale). In sostanza sono stati in campo solo il Pd e la Cgil.

L’atteggiamento del ministro Fornero, la sua franchezza e il suo decisionismo, sono di volta in volta molto apprezzati o molto criticati. Lei come giudica l’operato e i modi del ministro?
Bene per quanto riguarda le pensioni, anche se io avrei agito diversamente su alcuni punti della riforma. Ma la sua determinazione è stata encomiabile. Per quanto riguarda il mercato del lavoro mi lasci vedere come finirà questa storiaccia. Il ministro aveva il compito di menare il can per l’aia in attesa che Monti decidesse sul che fare dell’articolo 18. Cose da consumato politico che possono risultare difficili per una studiosa.

Ma “O dite sì all’accordo, o non discutiamo sulle risorse da mettere in campo”, come ha detto il ministro, non è un modo insolito di condurre una trattativa?
Di solito le risorse servono per fare gli accordi e si mettono in campo prima della firma. Ma si può sempre cambiare. Come dice sempre Cesare Damiano, qualunque sia il colore del gatto l’importante è che prenda i topi.

L’apertura della Camusso sulla Tav è stata seguita dalla dura presa di posizione di Bonanni sul taglio agli ammortizzatori sociali. Il sindacato si sta compattando sulla linea dura?
Che altro avrebbero potuto fare Cisl e Uil ? Quando in un negoziato l’unica opinione che conta è quella della Cgil, quando il governo fa capire che non farà mai un accordo separato, gli altri devono adeguarsi. Potrebbe mai Bonanni accontentarsi di meno di quanto il governo è disposto a concedere alla Cgil? Se in campo ha legittimità solo la linea dura tutti si schierano con essa. 

Anche la Marcegaglia ha espresso dei dubbi, in particolar modo riguardo alla tempistica di attuazione della riforma. Che ruolo sta assumendo Confindustria?
La Confindustria con la vittoria di Squinzi diventerà una succursale dalla Cgil. 

(l’Opinione)

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