Il bello della crisi

By Redazione

marzo 14, 2012 Cultura

Per misurare gli effetti di una crisi ci sono diversi modi. Tipo ritrovarsi nel bel mezzo di Cosmoprof, fiera internazionale di profumeria, cosmesi, acconciatura, estetica, unghie (sì, delle unghie) e Spa, andata in scena a Bologna tra il 9 e il 12. Che ci fa uno che si occupa di politica estera e del gioco del rugby ad un expo del genere? Prova anzitutto a trovare conferma delle sue teorie, rimanendone ulteriormente preoccupato, e valuta se quello che si dice in giro, che estetista e parrucchiera sono due professioni del futuro, sia vero.

È una sfida ad accaparrarsi potenziali clienti. C’è chi vende il phon di fiducia perché quello degli altri non funziona (se non l’avete, siete spacciati) e anticipa l’esibizione al suo stand con la colonna sonora da Rocky IV. Chi arruola giovani menti «dedicate alla pratica per il 95%», perché da lui si apprende il mestiere meglio che altrove e ripete l’antifona ad ogni cambio di platea. Chi accentua l’accento brasiliano dal momento che indossando una maglietta della Seleção ha un compito patriottico da portare a compimento. Alla donna interessano i particolari, all’uomo basta valutare le modelle che si sottopongono alle dimostrazioni o distribuiscono biglietti da visita e brochure.

E la crisi? C’è, se per prima cosa si apprende che il numero di espositori è diminuito: da una parte la concorrenza di altre manifestazioni simili, dall’altra la crisi vera e propria. Quella che per esempio colpisce anche i produttori di forbici e pinze: anche qui il nemico ha gli occhi a mandorla e parla cinese. Nella conversazione, ricordando come alcuni analisti mettano in conto un prossimo rallentamento dell’espansione dell’economia made in China, la risposta non lascia scampo: «Sì, passeranno da un aumento del pil del 15% all’8%, mentre noi siamo in recessione». E come si resiste? «Si resiste. Non ci sono più soldi però. Bisognerebbe investire in manifatture come queste, cercare le tecnologie più nuove. Ma quando non ci sono più soldi, si bada al prezzo del prodotto e di meno alla sua qualità. Se noi vendiamo un paio di forbici a 2 euro, vanno a prendere quella che costa ovviamente un euro, anche se poi il rivenditore la gira al parrucchiere a tre o quattro», spiega un imprenditore di Lecco. #Verospread o forbici, come meglio si crede.

Nel padiglione accanto ci sono i cinesi ed è un viavai continuo. In quello ancora accanto altri asiatici, coreani che non temono la crisi e provano a spiegare per filo e per segno il vantaggio dei loro macchinari per la cura della pelle del viso (l’interlocutore non ne avrebbe bisogno, non lo vorrebbe, ma se l’ometto davanti a lui fosse andato avanti ancora un po’ avrebbe anche potuto cedere). Quindi il vostro settore è in espansione? «Yes, yes». Ma anche nel mercato maschile? Ovvio, una società coreana ha aperto in Germania e produce trattamenti esclusivamente per gli uomini.

Altro interrogativo: la qualità non premia? Un azzardo giungere velocemente alla conclusione: un’azienda del cremasco ha visto il suo fatturato crescere molto nell’ultimo anno ed è focalizzata su quei prodotti che non compaiono in larga scala sugli scaffali dei supermercati, ma sono destinati ad un pubblico selezionato, e uno dei titolari è impegnato a chiudere un importante contratto. Uno dei dipendenti, offrendo un caffè, scherza sulla qualità di chi è alla fiera, di fronte alla provocazione “non credevo di trovare così tanti tamarri, se posso permettermi”.

Almeno ci fossero stati esemplari di metrosexual: quelli sono direttamente passati alla categoria “caìgosexual”. Dove caìgo, in veneto, sta per nebbia, o ancor meglio qualcosa che non si può vedere, dal momento che con il caìgo non si riconosce un’ostrega. Macché, la crisi ha raggiunto un passo ulteriore verso il basso. Profumeria, cosmesi, acconciatura, estetica: lo stile è tutto, la maggioranza dei presenti l’ha dimenticato a casa e flotte in prossimità di attraccare (parrucchieri/e ed estetisti/e, le professioni del futuro) non sanno nemmeno cosa sia. La crisi non è finita.

Nel comunicato stampa rilasciato ai giornalisti provano a convincere che la bellezza s’incontri con la sensualità, sottolineando il messaggio dell’appuntamento: Think positive! Be happy! Stay foolish. Si sono dimenticati “stay hungry”. Un segno, probabilmente. 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *