Paccata (di miliardi) per la Fornero

By Redazione

marzo 13, 2012 politica

“Si continua a parlare di aria fritta, non mi sembra che ci siano tante novità all’orizzonte”. Nonostante la lettura disincantata di Roberto Maroni, la trattativa sul mercato del lavoro potrebbe essere ad un punto di svolta. Se è vero che non sono ancora chiarissimi i termini di un possibile accordo tra il ministero del Lavoro e la parti sociali, i prossimi giorni potrebbero essere decisivi per capire chi ha intenzione di lavorare fino all’ultimo istante disponibile per siglare un accordo e chi, al contrario, è pronto a sfilarsi.

Il ministro Elsa Fornero da un lato ha rinviato la discussione sull’articolo 18 alla settimana prossima, dall’altro ha fissato alcuni paletti. La trattativa si dovrà concludere entro il 23 marzo, una settimana prima di quanto avevano previsto – e sperato – sindacati e Confindustria. Ma la vera novità è la riforma degli ammortizzatori sociali. Niente più cassa integrazione in caso di mobilità, sostituita da una “assicurazione sociale per l’impiego” sul modello di quella tedesca. Vale a dire circa mille euro al mese per chi viene licenziato per l’anno successivo.

“Il governo deve stare attento, perché dopo la vicenda delle pensioni, se salta anche questo tavolo c’è una cesura non facile”, ha tuonato Raffaele Bonanni, portando la Cisl su posizioni attigue a quelle della Cgil. Susanna Camusso ha infatti bocciato l’idea del governo, parlando di una “riduzione delle tutele esistenti” e di un “passo indietro”. Qualora continuasse su questa strada, osserva Bonanni, l’esecutivo si prenderebbe “la responsabilità di una rottura sociale che noi non vogliamo”.

Ma il ministro non ha intenzione di fare passi indietro. Arrivando a chiedere, per poter limare l’intesa sugli ammortizzatori sociali, un’intesa di massima preventiva: “È chiaro che se c’è un accordo più avanzato mi impegno a trovare risorse più adeguate e fare in modo che  questo mercato del lavoro funzioni abbastanza bene”. “È chiaro – ha tagliato corto Fornero – che se uno comincia con il dire no perché dovremmo mettere lì una paccata di miliardi e poi dire: ‘voi diteci di sì’?”.

Una mossa che, unita alla scadenza della trattativa di qui a dieci giorni, porterà a scoprire quanto di tattico ci sia nelle posizioni degli attori della trattativa e quanto invece le obiezioni siano sostanziali. Si tratta comunque di una matassa ancora complicata da sbrogliare, anche dopo le perplessità arrivate dal fronte confindustiale: “Abbiamo chiesto al ministro di rivedere i tempi per l’entrata in vigore a regime dei nuovi ammortizzatori”, ha spiegato Emma Marcegaglia. La preoccupazione è che l’entrata in vigore degli ammortizzatori sociali anticipata al 2015 (era prevista per il 2017) mandi in confusione la governance delle imprese, che, secondo la presidentessa di viale dell’Astronomia, “hanno bisogno di più tempo per gestire i processi di ristrutturazione legati alla crisi”.

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