Minzolini, colpevole “a prescindere”

By Redazione

marzo 13, 2012 politica

Augusto Minzolini non sarà reintegrato nella carica di direttore del Tg1 che aveva ricoperto a partire dal maggio 2009. Lo scorso dicembre, il direttore era stato sollevato dall’incarico dal Consiglio di Amministrazione di Viale Mazzini. La decisione del mancato reintegro è arrivata lunedì dal giudice del Tribunale del lavoro di Roma, Giovanni Mimmo, al quale, a mezzo dei suoi legali, Minzolini aveva presentato il ricorso. L’ex giornalista de “la Stampa” aveva assunto l’incarico in seguito alla nomina disposta dalla maggioranza di centro-destra del Consiglio di Amministrazione della Rai.

L’istituzionalità del ruolo di direttore del tg di punta di mamma Rai, unita al non facile carattere dell’ex giornalista della Stampa, nei due anni che lo hanno visto al ponte di comando dell’informazione del primo canale televisivo, gli hanno garantito un posto in prima fila nelle polemiche politiche. A partire dalla nomina, espressione di una sola volontà politica non bipartisan, la vena del “minzolinismo” si è sempre nutrita della linfa vitale proveniente delle critiche mosse dai pulpiti più autorevoli della stampa di sinistra, così come delle satire più leggere ma altrettanto pungenti della tv dei comici.

Fiumi d’inchiostro e sketch per ogni presunto scandalo che vedeva coinvolto il direttore. Di volta in volta “colpevole” di aver trattato con estrema discrezione ed eccessiva piaggeria i vizietti sessuali del Cavaliere; “colpevole” del lapsus assolutorio (anziché prescrittivo) in riferimento alla divulgazione della decisione del Tribunale di Milano allora presa nei confronti dell’ex legale di Silvio Berlusconi, David Mills; “colpevole” di cortigianeria filo governativa e della rimozione di conduttori dal volto noto in forza all’azienda grazie a quote partitiche “avverse” a quelle allora al comando. E via discorrendo.

Sentenze scritte ben prima dell’ordinanza arrivata lo scorso lunedì dal Tribunale di Roma. Ben prima del giudizio penale in cui Augusto Minzolini è imputato con l’accusa di peculato.

Strenuamente difeso dagli stessi politici che avevano provveduto alla sua nomina, da sempre e per sempre sommerso dalle critiche più o meno sincere degli avversari politici e dei colleghi, Augusto Minzolini ha probabilmente scontato (al di fuori delle aule dei tribunali) più di quanto avesse da scontare.

La conduzione del tg di punta di viale Mazzini è questione controversa fin dalla nascita della stessa istituzione radiotelevisiva. Non è nuovo l’approccio critico “senza se e senza ma” alla linea editoriale scelta di volta in volta dai direttori del Tg1. Si tendono a dimenticare le polemiche che già avevano investito le gestioni immediatamente precedenti: quella di Clemente J. Mimun prima e di Gianni Riotta dopo. Fatto sta che Minzolini, con quel suo volto un po’ da attore (ha partecipato come comparsa a due film del regista Nanni Moretti, “Io sono un autarchico” e “Ecce bombo”) e con quella voce insolita che a sentirla desta alternativamente simpatia e sconcerto, ha segnato un’epoca che ha regalato al talento delle penne della carta stampata e alla verve dei comici della televisione una grande occasione di visibilità.

La vicenda giudiziaria riguardante la rimozione dall’incarico ed il mancato reintegro, costituisce d’altronde l’ennesima occasione per far riaffiorare con forza gli spiriti anti minzoliniani. Nonostante la rimozione sia scaturita dalle vicende di rilievo penale addebitate al giornalista (accusato di peculato per aver utilizzato la carta di credito aziendale), per i detrattori storici del direttorissimo il “risultato” di relegarlo ai margini della rete è già stato parzialmente raggiunto.

L’ordinanza con la quale il giudice Mimmo ha rigettato il ricorso d’urgenza per il reintegro nel posto di lavoro presentato dall’ex direttore, è infatti immediatamente esecutiva. In ogni caso la vicenda non si è ancora conclusa, in quanto i legali del ricorrente attendono di conoscere il contenuto integrale dell’ordinanza per poter poi presentare un reclamo allo stesso giudice.  La decisione del magistrato del Tribunale di Roma, si fa forte della ritenuta equivalenza delle mansioni cui Minzolini sarebbe stato affidato dopo la decisione presa dai vertici Rai lo scorso mese di Dicembre.

Giova tuttavia ricordare che il motivo della decisione di congedo dei vertici Rai, è giunta in seguito all’applicazione della legge 97/2001, che concede all’azienda (a gestione “mista” pubblica e privata, nel caso della Rai) la possibilità di destituire dall’incarico un dipendente imputato per un reato commesso ai danni dell’azienda stessa. Sotto questo profilo, la Rai si è già costituita parte civile nel processo penale che riprenderà nel prossimo mese di maggio.

Nessuna motivazione “politica”, dunque. Nessuno squilibrio informativo. Nessuna mala gestio del potere mediatico nell’ordinanza che ha dato torto al fu direttore. A Minzolini resta, in ogni caso, un posto da responsabile dell’ufficio di corrispondenza Rai di New York. Ad Alberto Maccari, già direttore del Tgr, la carica di direttore ad interim del Tg1. È la fine di un’epoca, almeno fino alla nomina del prossimo direttore.

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