Togliete a Terzi gli Affari Esteri

By Redazione

marzo 12, 2012 politica

Ha ragione il ministro degli Esteri Giulio Terzi che per tutto il fine settimana ha recitato il mantra del “non bisogna speculare, per polemiche interne, sulla pelle degli italiani”. Peccato che il primo a rilanciare su temi di politica interna, rispondendo alle critiche di Roberto Maroni sul suo operato, sia stato proprio lui: chiedendo all’esponente leghista di occuparsi dei fatti milanesi, alludendo, ovviamente, al caso Boni. Insomma, Terzi, il più tecnico tra i tecnici, ha risposto e reagito come un assessore qualunque.

Il fatto è che c’è un problema nel governo tecnico: la mancanza di leadership alla Farnesina. Ma forse tanto Giorgio Napolitano, quanto Mario Monti, mentre erano alle prese con la costruzione del loro tecno-progetto, già avevano intuito il pericolo. Potrebbe essere una delle spiegazioni (ce ne sono altre senz’altro più politiche) alla disarticolazione delle deleghe del ministero in tre settori: Politiche europee, Cooperazione e Affari esteri.

Insomma, che un diplomatico – per giunta ancora in carriera – potesse condurre la nostra politica estera, forse era un’idea alla quale non credevano neanche loro. E i fatti stanno dando ragione a Napolitano e Monti.

Ci vuole un coraggio senza pari dire adesso, come ha fatto negli ultimi giorni il ministro Terzi, che la nave italiana non doveva entrare in acque indiane. Che fa, piange sul latte versato o sta scaricando su altri le responsabilità di una decisione che, al meno in gran parte gli competeva? Lo dicesse una buona volta: è stata colpa dell’armatore? Del suo collega ministro della Difesa? Dell’ambasciatore italiano?

Terzi sarà senz’altro una persona per bene, solo che, da una parte sembra non si sia a ben reso conto che fare il ministro – tanto più in un governo tecno-moralista – obbliga ad un rigore comportamentale mille volte superiore  a quello di un ambasciatore (vedi uso delle autovetture di servizio, domicili di prestigio a buon mercato, nomine di collaboratori senza storia, né curriculum); dall’altra, che conoscere la macchina non è la stessa cosa che saperla guidare.

E allora si capisce bene cosa intendesse dire Franco Frattini (che da uomo galante e politico prudente non ha approfittato della debolezza di Terzi per lasciarsi sfuggire un sospirante “quando c’ero io….”) quando, sempre nell’ultimo fine settimana, ha proposto un tavolo di consultazione permanente tra le forze politiche e il governo sulla politica estera.

“Accanto al meccanismo di consultazione che il governo Monti ha avviato con i grandi partiti su temi come l’economia e le riforme, non ci può non essere – ha infatti spiegato l’ex-ministro – un capitolo di consultazione permanente sui grandi temi di politica internazionale”. A suo giudizio, quanto è accaduto in Nigeria con la morte di Lamolinara “ha implicazioni che vanno al di là del singolo episodio”. “Anche queste – ha osservato Frattini – sono priorità che non cessano mai di essere tali. Ad esempio, sulla risoluzione sull’Europa, le forze di maggioranza con il governo si sono raccolte e consultate e abbiamo ottenuto un prodotto in cui si riconosceva la stragrande maggioranza del Parlamento. E’ un suggerimento e un appello: anche in un periodo come questo, eccezionale per la politica, questi temi non possono passare nell’ordinaria amministrazione ma devono restare tra le priorità del governo”.

Ecco, forziamo il pensiero di Frattini: facciamo gestire a Terzi, se proprio deve rimanere ministro (perché questo governo chi lo tocca muore), l’ordinaria amministrazione (che nominasse gli ambasciatori, i consoli, gli addetti culturali ecc.) la politica estera la si faccia altrove… O forse, non lo sappiamo, e nei fatti oramai è già così?

Eppure, a nostro avviso, ora che il governo tecnico, in diverse occasioni, sta mostrando la corda, la politica dovrebbe riprendersi gli spazi che le competono. Si dovrebbe tentare – i partiti dovrebbero tentare – un’opera di persuasione nei confronti del presidente  Napolitano (forse ancora non del tutto sordo a tali questioni), per inserire all’interno del governo due o tre personalità politiche di rilievo, per dare davvero autorevolezza e competenza alla sua azione e per evitare che la politica sembri di qui a poco – anche se a torto – del tutto pleonastica, se non dannosa, nell’opinione dei cittadini e degli elettori.

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