Papa: “Aboliamo il concorso esterno”

By Redazione

marzo 12, 2012 politica

“Il concorso esterno in associazione mafiosa? Un reato impossibile usato solo per dimostrare teoremi giudiziari che si basano sulla parola non riscontrata e spesso non riscontrabile dei pentiti, i quali diventano tali dopo lunghi periodi di carcere preventivo in 41 bis..” Per il deputato Pdl Alfonso Papa, già magistrato della procura di Napoli prima di entrare in politica e ancora prima di venire travolto dalla vicenda giudiziaria per la quale adesso è sotto processo, tutto si tiene. Da quando è uscito dall’inferno di Poggioreale ha cambiato il proprio stile di vita: adesso passa quasi più tempo lui a fare visite nei penitenziari italiani di quanto non ne passino Marco Pannella e Rita Bernardini, ai quali peraltro talvolta si accompagna in queste ispezioni. E’ anche diventato un accanito sostenitore di quella “amnistia per la repubblica” di cui proprio Pannella parla a getto continuo in ogni convegno o trasmissione radiofonica o televisiva cui capita di partecipare. A cominciare dalle chiacchierate domenicali con Massimo Bordin a Radio Radicale. Papa, dopo l’esperienza carceraria, è rinato a nuova vita politica: più fatti e meno slogan populisti. Qualcuno pensa, visti gli attuali problemi interni al Pdl e al Pd, che se la cura ha funzionato con lui..

Onorevole Papa, lei cosa ne pensa di questa diatriba sul concorso esterno in associazione mafiosa?
“E’ una disputa cui manca un elemento essenziale, l’onestà intellettuale di chiamare le cose con il proprio nome.”

E cioè?
“Trattasi, di tutta evidenza di un reato impossibile, perché alla mafia o si appartiene o non si appartiene.”

E quindi?
“L’invenzione, che non trova riscontro normativo e non essendo l’Italia un paese di common law si tratta dell’unico caso di norma di uso consuetudinario giurisprudenziale, è stata pensata per trovare un riscontro alle parole di quei pentiti che in molti casi un riscontro o non lo trovano o faticano moltissimo a trovarlo.”

Lei lo sa che adesso la accuseranno di lesa maestà per il fatto che questo reato fu voluto da Falcone e Borsellino?
“Il reato è un mostro giuridico, un reato associativo è in quanto tale alternativo al concorso. Falcone e Borsellino vengono tirati nella polemica perché ovviamente non possono pronunciarsi in merito. La verità è che l’applicazione e l’uso di questo strumento avviene subito dopo la morte dei due magistrati, per iniziativa della procura di Palermo, dando il via a innumerevole indagini sui rapporti presunti tra mafia e politica grandissima parte delle quali finita nel nulla, come risultato finale processuale.”

Insomma un reato che serve solo ad alcune procure, una in particolare?
“Purtroppo è così. E nasce dall’esigenza di potere condannare anche in mancanza di idonei riscontri processuali alle parole dei pentiti. Inoltre quando Falcone semplicemente teorizzava l’utilizzo di questo strumento di cui si è avvalso poco e nulla finché è stato vivo, veniva criticato da Leoluca Orlando per il motivo opposto: gli si diceva che contestando questo reato ai politici evitava di incriminarli per associazione mafiosa vera e propria. Accadde così anche quando ci fu la polemica delle carte nei cassetti.Si può tranquillamente dire che per Falcone questa ipotesi di reato fu una lama a doppio taglio.”

E questi pentiti, sbaglio o in molti casi iniziano a parlare dopo lunghi periodi di detenzione in regime di 41 bis?
“Purtroppo non si sbaglia affatto. Il combinato disposto della carcerazione preventiva in 41 bis, che per me andrebbe abolita in quanto trattasi di tortura psico-fisica vera e propria e della contestazione di quel reato per me impossibile che è il concorso esterno in associazione mafiosa ha prodotto i tanti processi per mafia che si trascinano per anni con clamore ma che quasi sempre finiscono in un nulla di fatto. Troppi pentiti sono passati dal carcere duro al programma di protezione, come folgorati sulla via di Damasco, io penso che solo noi al mondo, e gli Stati Uniti con Guantanamo, istituito però solo dopo l’11 settembre 2001, custodiamo al gente con queste modalità. Ma uno stato democratico ha altri metodi per tutelare la sicurezza. Inoltre, ammesso e non concesso che il 41 bis possa essere una pena supplementare per un mafioso condannato definitivamente, mi apre assurdo che sia estesa ai detenuti in attesa di giudizio, pe rla costituzione innocenti, solo perché c’è un’imputazione di criminalità organizzata. Le condanne che abbiamo ricevuto in Europa, e questo pochi lo sottolineano, non sono state per il 41 bis in sé ma per l’averlo utilizzato a fini di ricerca della prova, cioè per indurre qualcuno a pentirsi, E se questa non è tortura mi dica lei cosa è?”

(l’Opinione)

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