Chi ammazza le imprese italiane

By Redazione

marzo 11, 2012 politica

Dopo l’ennesimo suicidio per mancanza di liquidità, è giunto il momento che le banche non lascino più nessuno da solo. È bene che gli ingenti aiuti dati dalla Bce ai nostri istituti di credito vengano prestati all’economia reale, ovvero alle famiglie e alle imprese”. Chi parla è Giuseppe Bortolussi, segretario della Cgia Mestre, dopo il suicidio di Ivano Polita, l’artigiano di Noventa di Piave che ha deciso di togliersi la vita per mancanza di liquidità, e quello di Vincenzo Di Tinco, commerciante tarantino ha voluto farla finita dopo essersi visto negare dalla banca un fido di appena 1.300 euro. Dal 2009 ad oggi, illustrano i dati della Cgia, soltanto nel Veneto sono stati 50 i piccoli imprenditori che a causa della crisi si sono tolti la vita. Un’ecatombe tutta italiana, alle cui origini si sommano la crisi economica, una pressione fiscale alle stelle (la più alta degli ultimi 30 anni), e la stretta del sistema bancario ai prestiti per le imprese.

“È giunto il momento che le parti sociali, la politica e tutti i soggetti attivi facciano quadrato e affrontino con determinazione questo dramma sociale” dice Bortolussi. “Qualcosa si è rotto”, è l’allarme che lanciano dalla Cgia. Spiega il segretario degli artigiani mestrini: “Quando famiglia e impresa sono tutt’uno, come qui nel Veneto, non c’è più nessuna distinzione di ruoli. Piccoli imprenditori e i loro lavoratori dipendenti sono la stessa cosa: il dramma e le difficoltà degli uni è condiviso anche dagli altri. Per questo – prosegue Bortolussi – di fronte al gesto estremo di molti piccoli imprenditori mi balza agli occhi una cosa. Il lavoro è vissuto come un valore in grado di garantire il benessere proprio e quello dei collaboratori. Quando questa certezza viene a mancare – conclude – il rischio che l’impalcatura sociale su cui abbiamo costruito la nostra fortuna ci cada addosso, porta molte persone a compiere quel gesto estremo”.

La Cgia lancia un appello ai piccoli imprenditori e agli artigiani che si trovano in difficoltà economiche: “Oltre a ridefinire il ruolo e le funzioni delle banche, mi permetto di consigliare a chi si trova in difficoltà di rivolgersi anche presso le associazioni degli artigiani, degli industriali o dei commercianti. Con i loro sportelli sono presenti diffusamente su tutto il territorio e sono in grado di intercettare i problemi e trovare le soluzioni più adatte per risolverli. Con i loro organismi del credito sono nelle condizioni di dare una mano a chiunque si trovi in difficoltà. Sono un’ancora di salvataggio per tutti coloro che da imprenditori e padri di famiglia, si trovano ogni giorno a dover affrontare le difficoltà rese più aspre dalla crisi che interessa il nostro Paese”. Di fronte ad una situazione definita eccezionale, sostiene Bortolussi, bisogna rispondere con strumenti eccezionali. “Per questo, al fine di interrompere questo bollettino di guerra, è necessario che il Governo metta in campo un fondo speciale a sostegno dei piccoli imprenditori in difficoltà economica”.

“Spesso questi micro imprenditori decidono di compiere il gesto estremo perché si vedono rifiutare dalle banche richieste molto modeste che non superano i 5/6mila euro. Per questo chiediamo al Governo Monti di istituire un fondo a sostegno di questi casi estremi: probabilmente con un plafond di qualche decina di milioni di euro si potrebbe affrontare con successo questa drammatica situazione”. Secondo la Cgia in questo intervento il ruolo dei Confidi sarebbe indispensabile: “Grazie al loro radicamento sul territorio – sostiene Bortolussi – i Consorzi Fidi potrebbero garantire l’80% e, nei casi più disperati, addirittura il 100% dei prestiti richiesti da queste persone in difficoltà che, spesso, sono portati a togliersi la vita per non essere stati in grado di trovare sul mercato del credito qualche migliaio di euro”.

Ma la stretta creditizia sembra essere diventata un fenomeno inarrestabile. Solo nel secondo semestre del 2011 i prestiti bancari erogati alle imprese hanno registrato la contrazione più significativa degli ultimi 14 anni: -2,4% per le società non finanziarie; -1,6% per le aziende familiari con meno di cinque addetti. Tra giugno e dicembre di ciascun anno compreso tra il 1998 e il 2011, solo in quest’ultimo i prestiti sono diminuiti sia per le società le imprese sia per le aziende familiari. “Bisogna ritornare a dare ossigeno alle imprese – dice il segretario della Cgia – altrimenti corriamo il rischio che la situazione imploda. Le avvisaglie, purtroppo, non mancano. I suicidi dei due piccoli imprenditori di Venezia e di Taranto sono solo la punta dell’iceberg. Il sistema delle microimprese rischia di non reggere l’urto della crisi”.

Però c’è ancora dell’altro, secondo Bortolussi: il debito di 90 miliardi di euro che lo stato deve ancora saldare alle pmi italiane. “Il Governo intervenga in tempi rapidissimi e recepisca la Direttiva europea contro i ritardi dei pagamenti. Dobbiamo mettere fine a questo malcostume tutto italiano che sta gettando sul lastrico tantissimi piccoli imprenditori artigiani che si trovano a corto di liquidità anche perché non riescono a recuperare i propri crediti”.

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