Tre film da vedere

By Redazione

marzo 10, 2012 Cultura

Il film giapponese “Rent a cat”, quello italiano “Aspromonte” e quello indiano “Ghattu”. Sono tre bellissimi film che hanno una cosa in comune che però non ha  niente a che vedere con trama, regista o attori: sono stati tutti presentati a  Berlino nel mercato del cinema d’essay, “Panorama Berlinale”, come “Ghattu” o “Rent a cat”,  o in quello per gli addetti ai lavori come “Aspromonte”, che a giorni sarà proiettato al Riff festival. Ma prima che il pubblico dei comuni mortali amanti del cinema possa vederli in sala occorrerà che qualche distributore in Italia se ne accorga. Distributore (i produttori non esistono più o quasi) che sia come sia punterà sempre ad andare sul sicuro.

Cominciamo dall’italiano “Aspromonte”, una versione più intelligente e curata, nella fotografia  di Filippo Arlotta e nella regia di Hedi Krissane, di “Benvenuti al Sud”. La trama è semplice: un imprenditore della Brianza, Torquato Boatti, origini calabresi rinnegate, per realizzare l’affare immobiliare della sua vita ha bisogno della firma del fratello Marco (musicista), cointestatario, con il quale non corre buon sangue. Così Torquato si mette alla ricerca di suo fratello con lo scopo di parlargli e convincerlo a firmare. Scopre che è in tour con la sua band musicale proprio in Aspromonte e lo raggiunge. I due si incontrano e litigano, ma quando Torquato cerca la riconciliazione, Marco sembra essere scomparso. A questo punto si innesca l’equivoco del rapimento che porterà l’imprenditore brianzolo a percorrere l’Aspromonte e la provincia reggina con una jeep del “Corpo Forestale dello Stato”. Naturalmente la comicità gioca tutto sull’equivoco secondo cui in Aspromonte la gente dovrebbe essere tutta soggetta alla ‘ndrangheta e ai sequestratori. L’industriale di origini calabresi che rinnega la propria identità scoprirà  invece un mondo insospettato: natura incontaminata e panorami mozzafiato, culture antiche e minoranze linguistiche, la genuinità e la generosità degli abitanti. Nonché la marijuana che cresce spontanea. Il soggetto del film è del professor Tonino Perna, che sull’Aspromonte aveva già scritto un saggio edito da Bollati Boringhieri (Torino, 2002), vincitore nel 2003 e 2004 di due premi nazionali per la sezione “Ambiente” (“Carlo Bo” Università di Urbino e “Premio Gambrinus” Regione Veneto).

Notevole anche il film indiano “Gattu”, dedicato a un ragazzo che sognava di diventare il boss del volo degli aquiloni nella propria città. In una piccola città nel centro dell’India, infatti, i bambini e gli adulti sono ugualmente ossessionati dal far volare gli aquiloni. Lo spazio aereo è dominato da un nero aquilone chiamato Kali, con origini misteriose. Un ragazzo di strada come  Gattu, sogna di sconfiggere Kali ma non ci riesce. Egli scopre che la scuola  ha un tetto che gli darà un punto di vantaggio nella gara. Fingendosi  uno studente, si intrufola nella scuola, e deve anche far finta di studiare. L’unico problema è che lui è analfabeta. Tuttavia, il piccolo monello raccoglie la sfida. Perché i sogni non sono impossibili quando il desiderio è forte.  Film molto poetico del regista Rajan Khosa, si segnala per un’interpretazione letteralmente da Oscar del piccolo Mohammad Samad. Un ragazzino di quinta elementare che ha anche partecipato a un workshop da attore di due mesi prima di fare questo film. Il film ha anche vinto una menzione speciale proprio a Berlino. E’ la versione d’essay di Bollywood.

Da ultimo, ma forse è la più bella di queste tre pellicole, c’è l’incredibile futuro cult movie per gattari “Rent a cat”, del giapponese Naoko Ogikami, protagonista la bellissima Mikako Ichicawa. Qui ci muoviamo nel campo delle delicatezze dei film di Kurosawa condite con le trame tipiche dei film del Sol Levante: Sayoko è una ragazza praticamente sola al mondo, che eredità dalla nonna, che era l’unica che si curasse di lei, una marea di gatti, bellissimi.

E che decide di fare nella vita? Li affitta a persone sole. Gira con un carretto pieno di gatti per le strade della periferia di una grande città giapponese e lancia il suo urlo “Rentaaneko”: i ragazzi che escono da scuola la schivano e scappano via divertiti facendo capire che è pazza. Solo persone in cerca di compagnia come lei si fermano e “affittano” un gatto. La prima è una vecchia  vedova cui è da poco morto il gatto rosso lasciatole dal marito. Ne vede uno quasi identico nel carretto di Sayoko e subito lo vuole. Ma prima dovrà passare un esame: Sayoko le dice che c’è tanta gente in giro che fa del male ai piccoli animali che fanno compagnia agli uomini e che quindi lei dovrà prima passare una specie di ispezione. Che poi consiste nel bere un tè a casa della anziana vedova. Quando Sayoko capirà tutto l’amore che la donna prova per i gatti glielo darà in affitto. Ma a un prezzo irrisorio, mille yen, tanto che la vecchia vorrebbe pagarlo di più. Ma lei rifiuta tranquillizzandola: “ho già un lavoro , speculo in borsa”. Naturalmente non è vero. Così farà inventandosi un mestiere falso nuovo per ogni affittuario di gatti. Il film si snoda nella vita quotidiana di una ragazza ancora più sola dei clienti che prendono i gatti in affitto. Ma proprio lo speciale rapporto che ha con questi gatti le continuerà a dare la forza per non sbandare dalla retta via. Specie quando un bel giovane tenterà di sedurla salvo poi rivelarsi un ladro da strada per giunta ricercato dalla polizia.

Tre film, tre piccoli gioielli, ma troveranno un distributore in Italia che li valorizzi appieno?

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