La Siria di Shady Hamadi

By Redazione

marzo 10, 2012 Esteri

Tra meno di una settimana la rivolta siriana compirà il suo primo anno di vita. Sono trascorsi 365 giorni dal quel lontano 15 marzo 2011, quando migliaia di manifestanti diedero vita ad un’imponente protesta, invadendo le piazze di Damasco, Dara’a, Homs, Deir ez – Zor e Hama. Per l’occasione abbiamo voluto celebrare l’anniversario con un’intervista al giovane scrittore italo – siriano Shady Hamadi. Shady Hamadi nasce a Milano da madre italiana e padre siriano. Studente di Scienze Politiche, ma anche scrittore e giornalista. Giovanissimo pubblica un libro dal titolo “Voci d’anime” (Marietti, 2011), un viaggio dove l’autore ripercorre le tappe della sua vita che si delineano come passi verso la desiderata terra madre, che per lungo tempo non ha potuto vivere né assaporare. Da studente e scrittore ad attivista il passo è stato breve, e spontaneo. È passato dalle aule universitarie al Parlamento Europeo di Bruxelles per denunciare le violenze quotidiane perpetrate dal regime ai danni dei civili.  Promotore di importanti iniziative come quello indetto il mese scorso “Un fiocco nero per la Siria”, come gesto di solidarietà a sostegno del popolo siriano. Una campagna alla quale hanno aderito numerose associazioni, enti e personalità politiche. Eppure, nonostante gli sforzi  e le innumerevoli campagne a supporto del popolo siriano, nonché le denunce da parte delle organizzazioni per la difesa dei diritti umani, la strada da percorrere in Siria è ancora lunga e tortuosa.

Un esordio letterario fulmineo. A soli 22 anni scrivi e pubblichi un libro dal titolo “Voci d’anime”, un viaggio alla scoperta delle tue radici e della tua identità. Italiano di nascita, ma siriano a metà. Come coniughi questi due aspetti?
Con un bell’incontro delle civiltà, interessandomi di quello che avviene qui in Italia e della drammatica situazione in Siria. Essere “seconde generazioni” ti permette di divenire un ponte tra due modi di pensare e culture, così da poter avvicinare due mondi che sembrano rimanere lontani.

Il 15 marzo la rivolta siriana spegnerà le sue prime candeline. Un anno di passione e di violenze. Che cosa è cambiato?
Ci siamo resi conto che sono i siriani a fare la rivoluzione, non noi all’estero. Sono loro che stanno compiendo qualcosa di eroico e nel contempo di coraggioso. Mai nessuno si sarebbe aspettato quello che stiamo vedendo.

Scrittore, blogger, attivista. Ti sei esposto in prima persona per difendere la causa siriana. Ti ha creato qualche problema il tuo attivismo?
Qualche problema me lo ha creato ma quando si inizia si sa a cosa si va incontro. Credo comunque che bisogna essere disposti a pagare un piccolo prezzo per aiutare una giusta causa.

Che ne pensi dell’impegno e delle numerose attività promosse dai numerosi gruppi di sostegno alla rivolta fondati dai tuoi coetanei italo – siriani? Quando a marzo abbiamo cominciato a manifestare a Milano, eravamo gli unici siriani in tutta Italia. Oggi ci sono molti coordinamenti autonomi in Italia . Manca l’unità, ne ho parlato molto e non ho risparmiato critiche , sopratutto quando fanno bene. Se ognuno pensa da solo e vuole fare il capo non andremo mai da nessuna parte, anzi, allungheremo il dramma del nostro popolo. Anche il CNS e il Coordinamento nazionale devono trovare un accordo per unirsi e lavorare onestamente, senza nessuna ideologia e per un solo unico obbiettivo : salvare il popolo siriani. Sottolineo che i siriani in Siria hanno cominciato la rivoluzione senza CNS e Coordinamento per il cambiamento, non sono stati questi due organi a dare il via alla rivoluzione. E spero e mi auguro che in Italia come all’estero i siriani si uniscano e lavorino insieme, se non riusciremo a farlo sarà una grande vergogna di fronte a chi muore in Siria perché dimostreremo che pensiamo ai nostri interessi e a una stupida corsa alla sedia.

Perché la comunità internazionale, pur sapendo, sembra abbia aperto gli occhi solo ora su quanto sta succedendo in Siria? E i numerosi fallimenti sul piano della diplomazia, come li interpreti? 
Prima si poteva far finta di non vedere i dieci morti al giorno. Oggi a un ritmo di 150 non si può chiudere gli occhi. I fallimenti sul piano diplomatico messi a segno tanto dalla comunità internazionale quanto dalla Lega Araba, suonano come una sconfitta del diritto internazionale e una palese manifestazione della reale politica: cioè l’interesse economico scavalca l’alto ideale umano e compromette qualsiasi tipo di aiuto se non c’è una remunerazione economica.  In poche parole, manca il petrolio in Siria.

Il referendum sulla nuova Costituzione per un verso, l’escalation di violenze dall’altra. Due facce di una stessa medaglia. Come interpreti questa mossa di Assad?
Ha voluto dimostrare che sta facendo riforme, pensando che una finta transizione democratica potesse placare gli animi internazionali e ha continuato ad ammazzare pensando di aver distolto l’opinione pubblica internazionale.

Promotore dell’iniziativa “fiocco nero per la Siria”. Avete avuto tante adesioni? 
Quaranta tra deputati e senatori. Oggi aderiscono Famiglia Cristiana, svariate centinaia di associazioni e riviste. Il partito socialista europeo al suo convegno a Tunisi a marzo farà indossare a tutti i delegati un fiocco. Tanto è stato fatto ma molto bisogna fare. Non ho fatto questa iniziativa aspettandomi di essere celebrato dai siriani, ho fatto molte cose in questi mesi senza mirare a nessun riconoscimento per il mio operato, ma per dare una chance e aiutare i ragazzi, giovani come me, in Siria. Voglio evidenziare il loro sacrificio e quello di molti miei parenti uccisi come l’intero popolo siriano.

Il Consiglio Nazionale Siriano è stato riconosciuto come l’unico interlocutore legittimo dalla comunità internazionale sulla crisi siriana. Kofi Annan è stato nominato come inviato speciale delle Nazioni Unite per fermare il massacro e far desistere Assad. Siamo proprio sicuri che questa strategia possa funzionare?
La strada della diplomazia sembra l’unica che possiamo percorrere per trovare una soluzione a questa crisi che può sconvolgere molti equilibri.

Il tuo augurio più sentito per la Siria?
Il mio augurio è che la Siria diventi libera al più presto. Vorrei augurare che nella Siria del futuro sia dato il giusto spazio ai giovani che sono morti e hanno fatto la rivoluzione. Dobbiamo riconoscere il loro sacrificio perché loro, non i loro padri, hanno dato il via a questo cambiamento. Vorrei che da oggi tutti i siriani all’estero fossero veramente uniti, non solo nelle manifestazione, ma anche come organizzazione sotto una sola bandiera. Questa è la prova della democrazia e della meritocrazia. Mi auguro di poter tornare come cittadino nel mio villaggio a mangiare e a scherzare con i miei amici, il mio popolo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *