Monti spiega il Tav ai NoTav

By Redazione

marzo 9, 2012 politica

Tutto quello che avreste voluto sapere sul Tav e non hanno mai osato dirvi. Così il presidente del Consiglio, Mario Monti, racconta l’opera agli italiani. Nove pagine, 14 domande e risposte, e poi ancora numeri, grafici, mappe e proiezioni  redatti da Palazzo Chigi per spiegare le finalità dell’opera e il perché della volontà del governo di realizzarla. Ma soprattutto tempi, costi e benefici del treno della discordia, tra ricadute occupazionali, impatto ambientale e prospettive future. Se non è bastato a placare il malcontento dei NoTav, di sicuro il documento sul “perché sì” ha comunque avuto il merito di fare luce sulle tante bugie, la disinformazione e la propaganda che da anni animano la protesta. Ed è comunque la prima volta che un governo italiano si prende la briga di spiegare l’opera senza limitarsi a sua volta agli slogan. Ecco i punti salienti del vademecum montiano.

Il perché dell’opera.  “Le interconnessioni transfrontaliere sono l’elemento strategico centrale dell’Unione Europea che ha ripetutamente ribadito, insieme a Francia e Italia l’importanza del corridoio est-ovest e della tratta di valico Torino-Lione”, spiega il governo. Il Tav è dunque “un investimento strategico per il futuro del nostro Paese in termini di maggiore competitività, di abbattimento delle distanze, di prospettive di sviluppo”.

I costi.  “Circa 8,2 miliardi di euro, da ripartire tra Italia e Francia. In quanto opera transfrontaliera, il Tav potrà ottenere la massima percentuale del finanziamento comunitario che arriva fino al 40%. Il finanziamento per l’Italia sarà inferiore ai 3 miliardi di euro.”

Il dialogo. “C’è stata attenzione alle richieste del territorio. L’Osservatorio sulla Nuova Linea Torino-Lione ha tenuto 183 sessioni di lavoro settimanale, con oltre 300 audizioni. Sono stati insediati circa 10 gruppi di lavoro su aspetti specifici, per ulteriori 30 sessioni di confronto”. Inoltre “l’Osservatorio ha pubblicato sette pubblicazioni tematiche che raccolgono l’analisi di temi di rilievo dell’opera, le posizioni maturate in senso all’Osservatorio e le conclusioni raggiunte”, impegnando “50 Amministrazioni locali, oltre alla Provincia di Torino, alla Regione Piemonte, a Fs, all’Arpa regionale e ai ministeri competenti”.

I vantaggi. “Si dimezzano i tempi di percorrenza per i passeggeri (da Torino a Chambery si passa da 152 minuti a 73; da Parigi a Milano da 7 a 4 ore), mentre si realizza un importante incremento della capacità nel trasporto merci (portata da 1.050 a 2.050 tonnellate e lunghezza fino a 750 metri per treno) con costi di esercizio quasi dimezzati”. In più “il miglioramento del servizio ferroviario potrà consentire la sensibile riduzione del numero di camion su strada (circa 600mila l’anno)”.

Le ricadute occupazionali. A chi sostiene che le grandi opere finiscano per non coinvolgere mai il territorio nella scelta della manovalanza, Monti replica che l’esperienza francese in questo settore dimostra il contrario. Nello specifico, secondo il governo, “saranno più di 2mila le persone direttamente impegnate in Italia nella realizzazione della nuova linea”, più “una media di 4mila occupati indiretti. Cinque anni dopo l’entrata in servizio, la nuova linea creerà oltre 500 posti di lavoro”.

L’ambiente. “Il progetto non genera danni ambientali diretti ed indiretti. L’impatto sociale sulle aree attraversate, sia per la prevista durata dei lavori sia per il rapporto della vita delle comunità locali e dei territori attraversati è assolutamente sostenibile. Gli abitanti interessati saranno 40 mila di cui ben 35 mila nell’area Metropolitana di Torino. Il progetto complessivo si sviluppa in gran parte in galleria: a fronte di un’estensione di 81.1 km solamente il 12% è allo scoperto; il restante 88% si distribuisce tra galleria naturale ed artificiale. I tratti in galleria profonda non producono alcun effetto sul suolo in quanto non limitano l’agricoltura e nessuna attività dell’uomo. Le tratte in superficie sono molto ridotte e si collocano in aree già in gran parte compromesse”.

Il dissenso. Secondo il governo “il progetto interessa complessivamente 112 comuni tra Lione e Torino. Tutti gli 87 comuni francesi e la stragrande maggioranza di quelli italiani non si sono opposti all’opera. I comuni italiani contrari sono circa una dozzina (24 secondo i NoTav, ndr) ma, se si considerano quelli direttamente interessati dalla realizzazione di tratte in superficie e/o cantieri, sono solo due le amministrazioni esplicitamente contrarie (Chiusa San Michele e Sant’Ambrogio di Torino – 6.500 abitanti)”.

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