Annan sulla via di Damasco

By Redazione

marzo 9, 2012 Esteri

Sarà per la sua lunga carriera diplomatica, durata quasi un decennio (1997-2006), o per il suo ruolo da ex Segretario delle Nazioni Unite ricoperto per così tanto tempo. Sarà per gli innumerevoli successi collezionati sempre in campo diplomatico, compreso un Nobel per la pace conferitogli il 10 dicembre 2001 per l’impegno speso nella creazione di “un mondo meglio organizzato e con più pace”. O piuttosto per l’alto profilo morale e le doti di grande comunicatore. Sarà per tutto questo che Kofi Annan è stato nominato una settimana fa “inviato speciale in Siria” per le Nazioni Unite, con il sostegno della Lega Araba.

Sabato prende il via la sua prima missione diplomatica a Damasco. In agenda l’incontro con le autorità siriane: tra le priorità, l’esplosiva situazione interna del paese, da undici mesi in balia di una sanguinosa repressione. Eppure, il ruolo “strategico” di Annan in Siria non convince proprio tutti. In effetti la decisione d’investirlo di un ruolo così delicato ha destato non pochi dubbi. Una presenza rassicurante e confortante soprattutto agli occhi dell’Occidente, ma poco proficua dal punto di vista pratico. Per ora, “l’inviato speciale delle Nazioni Unite” si è limitato a ribadire il suo “no” ad un ipotetico intervento militare in Siria. Una linea condivisa anche da Usa e Lega Araba, almeno per il momento.

Certo, il compito affidatogli non è semplice: cercare una soluzione pacifica ad una crisi che perdura oramai da quasi un anno e che ha disseminato sul campo, si calcola, 9.093 vittime. Non è servito il monitoraggio della situazione da parte degli osservatori della Lega Araba, miseramente fallito. E non ha portato risultati concreti il vertice di Tunisi tenutosi una decina di giorni fa. Una via d’uscita dall’inferno siriano la si deve pur trovare, soprattutto in tempi brevi. E per questo che la comunità internazionale con l’acqua alla gola ha voluto tentare il suo ultimo jolly, prima di dichiarare “guerra aperta” alla Siria.

L’ex Segretario è consapevole della mole di lavoro che lo attende, non appena varcherà il confine siriano. E non gli basterà l’appoggio incondizionato di Onu e Lega Araba. E’ una missione difficile, se non impossibile o addirittura irrisolvibile, a causa dei numerosi ostacoli disseminati lungo la strada. Primo fra tutti l’ingerenza straniera. Su questo si è già espresso – a torto o a ragione – il patriarca di Antiochia, Ignazio IV Hazim, capo della chiesa greco-ortodossa di Siria, che ha espresso il suo dissenso su un intervento straniero nel paese. A parer suo, la presenza di un osservatore attivo straniero “arrecherebbe dei danni sia alla comunità cristiana, sia a quella musulmana”.

Al di là delle opinioni più o meno condivisibili, la missione diplomatica di Annan risulta oggettivamente complessa e politicamente impraticabile, alla luce del contesto quotidiano. Numeri alla mano, la situazione siriana è più grave di quanto viene spesso descritta dai media occidentali e non. Dei 9.093 morti, 7262 sono civili e 1811 militari e agenti. Dei civili, 630 sono bambini e adolescenti; 291 sono donne. Per non parlare degli arresti preventivi messi in atto dal regime: complessivamente sono 20.501 le persone arrestate negli ultimi mesi; 211 sono donne e  450 sono i minori. È certificato come in Siria sia in atto una vera e propria carneficina. Ultimamente, la violenza ha raggiunto livelli inauditi di brutalità. Per giunta, il 31 gennaio scorso l’Alto Commissario Onu per i diritti umani di Ginevra ha confermato di aver sospeso il conteggio delle vittime, a causa delle difficoltà riscontrate sul campo di verificare i diversi bilanci che arrivano da fonti diverse.

Sul versante opposto, i continui bombardamenti sulle principali roccaforti ribelli di Homs e Baba Amro, l’uccisione indiscriminata dei civili e quella deliberata di giornalisti, imporrebbero senza ombra di dubbio un intervento deciso della comunità internazionale. Ma in pratica, tutto ciò si traduce in perenne indecisione. Usa e Lega Araba hanno archiviato l’intervento militare, optando per una linea pacifica; l’opposizione al contrario invoca la forza militare, bocciando la soluzione diplomatica. Un braccio di ferro che rischia di soffocare sul nascere tutti gli sforzi diplomatici di Annan. L’opposizione non ha apprezzato in toto le parole dell’ex Segretario delle Nazioni Unite pronunciate nel corso del viaggio al Cairo di giovedì. Annan ha ribadito la sua linea “morbida” e una soluzione pacifica della crisi. Ma il fronte anti – Assad ha interpretato le sue dichiarazioni come l’ennesimo tentativo da parte della comunità internazionale d’ignorare la sanguinosa repressione in atto da un anno.

E se tra gli oppositori serpeggiano malumori, non va meglio con le autorità di Damasco. Con chi dialogherà “l’inviato speciale” delle Nazioni Unite? Con il Consiglio Nazionale Siriano? Certo, quest’ultimo gode dell’appoggio incondizionato dell’Occidente, ma per il momento non ha una fisionomia ben definita; non rappresenta ancora un’alternativa pienamente credibile al regime di Assad. A meno di 24 ore dall’appuntamento a Damasco, lo sforzo di Annan si profila già come una “mission impossible”. 

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