L’impresa italiana è donna

By Redazione

marzo 8, 2012 politica

Mentre la politica discute se introdurre o meno le quote rosa per garantire la presenza delle donne in politica, le imprenditrici italiane si rimboccano le maniche per conquistarsi da sole i propri spazi. Secondo l’Osservatorio dell’imprenditoria femminile di Unioncamere,  alla fine di dicembre dello scorso anno erano quasi 7mila le imprese ‘rosa’ in più rispetto al 2010, con un incremento dello 0,5%. Ma le imprenditrici hanno dimostrato di saper fare meglio anche rispetto ai colleghi maschi, che l’anno passato  hanno fatto registrare un bilancio in rosso per circa 6mila unità. L’intero blocco delle imprese femminili esistenti alla fine del 2011 poteva contare invece su 1.433.863 aziende, pari al 23,5% del totale delle imprese italiane. Dati nettamente controcorrente rispetto al periodo generale di crisi dell’imprenditoria italiana, che negli ultimi mesi si è vista costretta a divincolarsi nella triplice morsa della crisi economica, dei ritardi dei pagamenti da parte dello Stato, e della stretta ai prestiti applicata dal sistema bancario, ormai disposto ad accendere mutui solo a tassi esorbitanti nonostante le iniezioni di liquidi dalla Bce.

“Questi dati – dichiara il Presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello – tratteggiano un universo femminile che sta lottando con tutte le sue forze contro la crisi e che dimostra di saper resistere con orgoglio. Le donne rappresentano un patrimonio di competenze spesso più elevate rispetto a quelle maschili e che va assolutamente promosso e incoraggiato a misurarsi sul mercato attraverso l’impresa. Purtroppo – prosegue Dardanello – sono ancora molti gli ostacoli che limitano le donne nell’esprimere appieno la propria creatività e professionalità nel mondo del lavoro, anche se il loro contributo si fa sentire da sempre nelle tante imprese familiari che caratterizzano il nostro tessuto produttivo”.

Ma la via per tutelare il patrimonio dell’imprenditoria e del lavoro femminile è davvero quello delle quote, come quelle introdotte dal governo Berlusconi per assicurare la presenza femminile nei cda aziendali?  Unioncamere sembra convinta piuttosto che la strada giusta da percorrere sia quella di far crescere lo stato sociale: “Credo che nelle iniziative che si stanno discutendo per sostenere la crescita, una grande attenzione vada posta a tutti quegli strumenti, innanzitutto di welfare ma anche di tipo finanziario, che possono facilitare l’impegno delle donne nelle attività economiche” dice il presidente Dardanello.  “Il sistema camerale – spiega – ha investito in questa direzione e continuerà a farlo, sia monitorando da vicino il fenomeno, sia sostenendo il lavoro dei Comitati presenti e attivi sul territorio all’interno delle Camere di commercio “.

Di altro avviso sembra essere invece il ministro del lavoro, Elsa Fornero, che proprio a proposito di quote rosa è intervenuta ieri durante le celebrazioni per la Festa della Donna al Quirinale, dichiarando che “dovrebbero essere estese anche alle società partecipate pubbliche”.

 

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