Pollari, uno spione spiato

By Redazione

marzo 7, 2012 politica

Avrebbe dovuto intercettare, ma è sempre lui ad essere finito intercettato. La parabola esistenziale di Niccolò Pollari, ex capo dell’ex Sismi ai tempi del secondo governo Berlusconi, è stata simile a quella dei pifferi di montagna. Quelli che andavano per suonare e furono suonati. La persona che per carica e ruolo istituzionale avrebbe dovuto sentire le telefonate che avrebbero potuto costituire una minaccia per la sicurezza dell’Italia, all’interno e all’estero, si è ritrovata ad essere lo 007 più spiato del mondo.

Una cosa film di Totò ma in Italia funziona così. Gli unici che possono sempre intercettare tutto e tutti sono i pm, possibilmente della procura di Milano. Ed è andata così anche questa volta. Dopo quella dell’indagine per il sequestro e la rendition dell’imam jihadista Abu Omar (chiusa dalla Consulta dando ragione ai governi Prodi e Berlusconi, che non hanno mai voluto togliere il segreto su alcuni atti che implicavano i nostri rapporti con gli Usa). In questo caso, come ha fatto sapere il “Corriere della sera” pubblicando stralci delle conversazioni intercettate tra Pollari e il defunto don Verzé, nel dicembre 2005 il gran capo dell’ospedale San Raffaele ha le microspie nel suo ufficio, e non sa che mentre parla con Nicolò Pollari, l’allora direttore dei servizi segreti militari (Sismi), delle difficoltà politiche dell’amico comune Silvio Berlusconi, della scalata alla Bnl e dei controlli fatti su Stefano Ricucci a favore di Sergio Billé, qualcuno ascolta.

Non lo sa ovviamente anche Pollari, che all’epoca non sapeva di essere sotto ascolto anche per il caso Abu Omar. Se qualcuno andasse a spiegare ai nostri alleati europei e americani che il capo del maggiore servizio di informazione italiano, quello militare, che si occupa di garantire la sicurezza del capo dello stato e del governo, può venire ascoltato nelle proprie conversazioni private, telefoniche e ambientali, da una procura che sta indagando per bancarotta, o da un’altra che sta indagando sui metodi della lotta al terrorismo islamico usati all’epoca da Bush junior, probabilmente chiamerebbe la neuro. 

In Francia il capo dello Sdece ha licenza di fare uccidere i nemici della Francia. In America, quello della Cia, anche. Da noi è già tanto se non lo manda in carcere un pm di una procura di provincia, non prima di averlo sputtanato facendo filtrare i verbali alla stampa. E’ l’Italia, e non ci si può fare niente.

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