F-35 e l’Italia che gioca in Difesa

By Redazione

marzo 7, 2012 politica

Martedì in Commissione Difesa, alla Camera, c’è stata l’audizione di “Rete disarmo” e ” Sbilanciamoci“, un movimento di cittadini ed una campagna di opinione che mettono fortemente in discussione l’utilità del programma di acquisto dei nuovi caccia F-35 e, più in generale, la politica degli investimenti italiani nel settore della difesa. Ma davvero spendere per la difesa è inutile e sbagliato? Abbiamo provato a capire quanto pesino le voci di Difesa e Aerospazio nell’industria italiana. Quante siano le aziende, e quanti posti di lavoro creino. E soprattutto: quanto costerebbe in termini di occupazione, prodotto interno lordo ed esportazioni rinunciare agli investimenti per ragioni ideologiche o di risparmio.

È stato proprio il nuovo F-35, cacciabombardiere stealth multiruolo alla cui realizzazione contribuiscono alcune tra le principali aziende italiane del settore (Alenia Aeronautica, Avio, Piaggio, Aerea, Datamat, Galileo Avionica, Gemelli, Logic, Selex Communication, Selex-Marconi Sirio Panel, Mecaer, Moog, Oma, OtoMelara, Secondo Mona, Sicamb, S3Log, Aermacchi, Vitrociset), ad accendere i riflettori su una realtà nazionale poco conosciuta, ma estremamente rilevante. Difesa e Aerospazio sono infatti segmenti estremamente floridi, nel nostro paese, nonostante l’Italia investa nel settore appena lo 0,21% del Pil. I dati del 2010 hanno fatto registrare un volume d’affari pari ad oltre 13 miliardi di euro, dei quali più della metà, ossia 7,5 miliardi, riguarda i mercati esteri. Il settore equivale dunque al 2% delle esportazioni italiane. Negli ultimi anni, inoltre, il saldo dei pagamenti in questo segmento è stato costantemente superiore ai 4 miliardi di euro. Una vera manna dal cielo per l’economia nazionale, che soffre invece di un deficit commerciale di 27 miliardi. L’F-35, da solo, coinvolgerà qualcosa come 20 grandi aziende e 40 siti industriali italiani sparsi in 12 regioni, per migliaia di posti di lavoro (oltre 10mila, secondo le stime più ottimistiche), tra cui i tecnici che dovranno lavorare all’assemblaggio di oltre 200 velivoli, ovvero quasi tutti i caccia destinati al mercato europeo (Italia, Olanda e Norvegia).

In un’ottica di panorama generale italiano, le imprese nazionali aderenti all’Aiad (federazione delle Aziende Italiane per l’Aerospazio, la Difesa e la sicurezza), che fa capo a Confindustria, sono oltre 150. Tutte insieme danno lavoro a più di 52mila addetti su tutto il territorio nazionale. Le imprese italiane controllano tuttavia un business più ampio del perimetro italiano, con siti produttivi in USA, Regno Unito, Polonia e altri paesi della UE, per un totale di circa 30mila ulteriori addetti. L’industria italiana dell’Aerospazio e della Difesa si posiziona per dimensione al 4° posto in Europa e al 7° nel mondo. I soli numeri del gruppo Finmeccanica, la realtà di gran lunga più significativa (da solo rappresenta infatti l’80% dell’industria italiana del comparto), sono impressionanti: 71mila dipendenti, dei quali il 43% lavora all’estero in circa 50 paesi distribuiti nei cinque continenti; 350 tra aziende, joint  venture, partnership e collaborazioni industriali in tutto il mondo; 40% degli ordini e 45% dei ricavi proveniente da mercati non domestici; 18,7 miliardi di euro di ricavi nel 2010 (con un aumento del 2,9% rispetto al 2009) e ordini per 22,5 miliardi di euro (con un aumento del 6,4% rispetto al 2009); nonché un portafoglio ordini di 48,7 miliardi di euro.

Il merito di saper generare grandi numeri e di stare su un mercato molto difficile e in continua evoluzione è dato soprattutto dall’alta capacità di reinvestire risorse in ricerca e sviluppo: le stime più recenti calcolano infatti che la media del reinvestimento in questi canali si attesti a circa il 12% dei ricavi. Ecco perché l’Italia, nonostante l’agguerrita concorrenza di realtà industriali potenzialmente più grandi ed economicamente avvantaggiate, è riuscita ormai da diversi anni a collocarsi stabilmente tra i leader mondiali nella progettazione e produzione di sistemi d’arma, avionica, veicoli corazzati e soprattutto nell’area navale. Alcuni esempi? All’Avio sono riconosciute a livello mondiale le proprie specializzazioni nel settore della propulsione aeronautica e dei lanciatori spaziali. Fincantieri riveste un ruolo di primo spessore nell’ambito di importanti programmi cooperativi nell’area navale. Iveco spicca nel settore militare terrestre. AgustaWestland è il primo player industriale al mondo nel settore dell’elicotteristica.

Difesa e aerospazio sono dunque strategici per l’economia nazionale, e producono un’enorme ricchezza, anche grazie al forte effetto moltiplicatore generato dall’indotto. Tra i mercati esteri dove meglio si colloca il Made in Italy spiccano Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Germania e Polonia. Ma particolarmente interessanti per le considerevoli opportunità di espansione sono paesi come Russia, India, Brasile e Turchia, dove le nostre aziende contano di inserirsi nel prossimo futuro con quote di mercato sempre più consistenti.

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