Lavoro: flessibilità e programmazione

By Redazione

marzo 6, 2012 politica

Avete presente i corsi per veline? Dimenticateveli. Perché la sfida del lavoro in Campania, terra di disoccupazione record, è passare dall’assistenzialismo allo sviluppo. Tenendo presenti problemi e necessità di concertazione territoriale sulle misure da intraprendere. E sperando che basti a invertire la rotta in una terra in cui “formazione” è una brutta parola. L’assessore al Lavoro della Regione Campania Severino Nappi, parla di un’eredità pesantissima ricevuta dalla precedente amministrazione, e del mancato aiuto dei governi – Berlusconi prima, Monti poi – che anziché premiare gli sforzi della giunta Caldoro non hanno fatto altro che presentare il conto. Ospite del “Caffè con” organizzato da Reti, la società di lobbying, public and media affairs di Claudio Velardi, Massimo Micucci e Antonio Napoli, il politico campano ha snocciolato quanto fatto finora, senza mancare di mandare qualche messaggio al ministro Fornero: “Meglio pensar meno alla finanza e più alla creazione di regole condivise. C’è un mercato globale del lavoro di cui tener conto, e ci sono tanti mercati locali”, sostiene Nappi, “Quello che è debole è lo scenario nazionale, è lì che il Governo deve intervenire evitando di imporre regole astratte ma rifacendosi alle singole esperienze locali”.

Nel frattempo, sul territorio, sono tanti i fronti su cui lavorare. Il primo impegno dell’assessorato – in carica dalla primavera 2010 – è stato quello di varare il Piano Lavoro, atteso dagli anni Novanta, tenendo presente che la programmazione va accompagnata da grande flessibilità. La contrattazione territoriale è la chiave dell’operazione, ovvero dialogo costante con le parti sociali e gli operatori  del mercato. Strategia riutilizzata anche per il piano per l’apprendistato – appena approvato dalla giunta, dovrà passare al vaglio del consiglio regionale – che anticipa le norme del Governo e vuole essere in linea con le esigenze del mercato. E per i licenziamenti imposti dalla crisi? “Meglio tentare la strada della riorganizzazione del lavoro, come abbiamo tentato di fare per il trasporto pubblico locale”. Il discorso ritorna spesso su un punto: l’assistenzialismo, che in Campania ha prodotto fenomeni come la disoccupazione organizzata. “Teniamo presente che gli incentivi non cambiano il mercato, è la qualità delle scelte che aiuta a modificarlo. Un anno di politiche per il lavoro ci consegna 20mila nuovi assunti, di cui il 50% sono donne”. Appunto, l’occupazione femminile. Ancora troppo bassa. “E’ un problema soprattutto di mentalità”, spiega l’assessore, “che riscontriamo nel lavoro subordinato, mentre per l’imprenditoria rosa siamo ai primi posti”.

E gli investimenti? “Ci siamo innamorati di cattedrali nel deserto che poco hanno fruttato, dovevamo puntare sulle Pmi. Un tentativo di invertire la rotta? I dottorati in azienda, che hanno anche il merito di collegare le università alle imprese. Al ministro Profumo l’iniziativa è piaciuta molto, vorrebbe esportarla”. 

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