Diplomazia fallimentare

By Redazione

marzo 6, 2012 politica

Diciamo la verità: se al posto di Giulio Terzi ci fosse stato un ministro politico, Frattini, D’Alema o Fini che sia, l’opposizione adesso ne avrebbe chiesto a gran voce le dimissioni. La vicenda dei Marò in India è stata fin ora gestita talmente male su ogni piano – politico, diplomatico e comunicazionale – che mostra pericolosamente la debolezza dell’esecutivo tecnico laddove i problemi sono complessi, ed è soprattutto per questo che il premier Monti ha di che preoccuparsi. 

Ancora non si è capito se la Farnesina sapesse e se avesse dato il suo placet alla consegna dei due fucilieri alle autorità giudiziarie, ancora non si è compreso cosa abbia fatto l’ambasciatore italiano in India nelle prime ore dell’incidente. Paradossale, poi, il viaggio del ministro Terzi in India, di fatto già in agenda da mesi e spacciato dal portavoce della Farnesina – con evidente effetto boomerang – come un blitz alla “veni, vidi, vici”. E il povero sottosegretario de Mistura, per quanto elegante ma impalpabile, che il negoziatore lo ha fatto per mestiere, ora sembra un po’ il capro espiatorio di una macchina davvero mal condotta.

Ma non c’è solo l’India: sul fronte sequestri, caso Urru sopra ogni altro, l’Unità di crisi della Farnesina sembra girare a vuoto, a pensare che era uno dei fiori all’occhiello dell’Italia che funziona. Di fatto, Terzi, fin’ora ha dato prova di essere rapido e reattivo soltanto nel querelare i giornali che ne hanno mostrato alcuni aspetti della vita privata. Per il resto, sembra una sorta di capitan Findus dedito a congelare anche ogni più ordinaria attività del ministero degli Affari esteri, preso com’è a combattere su fronti interni i fantasmi di una diplomazia viva solo nella sua immaginazione.

Probabilmente (non si sa mai cosa aspettarsi da certi indomiti personaggi) archiviata la battaglia sull’emendamento “salva vecchi” (il pensionamento dei diplomatici a sessantasette anni), persa per sempre la partita contro il ministro Riccardi saldamente al comando della Cooperazione, a Terzi, a cui avevano già sottratto le politiche europee, è rimasto ben poco e anche quel poco per lui si sta dimostrando troppo.

Per tentare di risolvere la crisi in India avrebbe potuto chiedere il sostegno dell’Unione europea, magari l’appoggio diplomatico di qualche Paese nostro partner e influente in India, oppure evitare la grancassa mediatica e intavolare dei negoziati diretti con le famiglie delle vittime. Ma è andata come andata: in un misto di indignazione sussurrata col birignao e gran schieramento di forze italiane – ministri, sottosegretari, tecnici di ogni specie – schierate in India, i marò, i nostri due soldati sono finiti in carcere. E chissà davvero per quanto.

Del tutto inopportuno e in ritardo, ora, la convocazione dell’ambasciatore indiano a Roma, quanto mai da “libro Cuore” i colloqui con i parenti dei militari italiani. Figlio di una antica politica estera italiana che ora sta mostrando tutti i suoi limiti, interpretata in massima parte dall’allora rappresentante alle Nazioni Unite Fulci (di cui Terzi è stato allievo) che in quella sede ci ha inimicato buona parte dei Paesi che oggi contano (Brasile, Argentina, India appunto, e tanti altri) Terzi è oggi l’anello più debole di un governo forse buono per le questioni economiche e amministrative interne, ma del tutto inadeguato nella gestione delle grandi partite internazionali. E ancora una volta, ne siamo certi, sulla vicenda indiana sarà il presidente Napolitano, da vero politico, a metterci una “pezza”.   

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