“Omicidio stradale”

By Redazione

marzo 5, 2012 politica

Il governo tecnico ci darà (con la complicità di un Parlamento che pare aborrisca ogni questione di tecnica legislativa), un nuovo reato: l'”omicidio stradale”. Se ne sentiva la mancanza. In verità non la sentivano alcuni procuratori e sostituti, i quali, in presenza di luttuosi incidenti stradali (o d’altro genere) dovuti a macroscopici casi di responsabilità (o “irresponsabilità”) di qualche automobilista o altro utente della strada, per soddisfare lo spirito di vendetta (o, cosa non molto diversa) di giustizia sommaria della gente giustamente indignata (ed ingiustamente aizzata) hanno contestato il reato di omicidio volontario, confondendo, nella migliore (si fa per dire) delle ipotesi, la “colpa con previsione dell’evento” con il dolo. Qualcosa per la quale, una volta, si veniva bocciati all’esame di Uditore giudiziario ed anche a quello di diritto penale all’università. E che ora, come molte altre forme di asinità (o di disinvolta simulazione di essa) è cosa che serve pere a far carriera.

Ma torniamo alla “novella”. La ministra della Giustizia, Paola Severino, (avvocato, a quanto dicono penalista, da sette milioni di euro) sta elaborando, annunciano i giornali, una nuova forma di reato: “l’omicidio stradale”. Niente a che fare con gli omicidi colposi in conseguenza di incidenti stradali (per i quali è già prevista un’aggravante) né con le “ammazzatine” (termine siciliano che sta per “ammazzamenti”) a pistolettate o a lupara commessi per le strade di tante città d’Italia (sud e nord) per questioni di mafia, camorra, di gelosia etc. etc. L'”omicidio stradale” sarebbe quello conseguente ad incidenti provocati da persone in stato di ebbrezza alcolica o da droghe. Così, intanto, gli omicidi colposi di persone sobrie si direbbe che non sarebbero più “stradali”. Forse dovremo imparare a chiamarli “viarii” o chissà come.

L'”omicidio stradale” non sarebbe, dunque, riconducibile ad una delle categorie note e collaudate di omicidi (art. 42 c.p.: “Responsabilità per dolo o per colpa o per preterintenzione”; art. 43 c.p.: “Elemento psicologico del reato etc. etc.”). Sarà un “quarto genere”, una novità assoluta, una prelibatezza. Dunque, d’ora in avanti (o di qui a fra poco) l’art. 43 (Elemento psicologico del reato) del codice penale suonerà così: “il delitto
-è doloso o secondo l’intenzione… etc. etc.
-è preterintenzionale, o oltre l’intenzione… etc. etc.
-è colposo o contro l’intenzione… etc. etc.
-è stradale, a prescindere dall’intenzione e pure dalla coscienza perché chi lo commette è ciucco etc. etc. ed è pure antipatico ed imperdonabile.

Una perversa tendenza a formulare le ipotesi più maligne ed a fornire spiegazioni velenosette che mi si è sviluppata con l’età, fino a diventare difficilmente contenibile, mi spinge a ritenere che questa nuova ipotesi di reato, con conseguente “scombussolo” della sistemazione teorica delle teorie sull’elemento soggettivo dei delitti (ora soggettivo e pure stradale) sia stata imposta dall’esigenza di far fronte non tanto al dilagare di gravissime forme di delinquenza stradale, ad esigenze imposte da nuovi atteggiamenti di bullismo automobilistico, alle frange del mondo della droga e dell’alcolismo, bensì a forme meno estese e numerose ma altrimenti rilevanti di bullismo giudiziario, di vellicazione giudiziaria degli istinti delle folle anelanti al linciaggio. Poiché vi sono magistrati che asininamente contestano, in casi di odiosa e clamorosa colpa per incidenti mortali, l’omicidio volontario (anziché quello colposo pluriaggravato…) tanto vale creare un reato che non sia né colposo né doloso (volontario) che soddisfi ad un tempo velleità di vendetta (o, magari, di giusta, grave pena) delle folle e le velleità di “innovazione” (sia pure “solo” di novità delle norme da applicare) di certi magistrati, evitando così ad essi di essere, al contempo (giudiziariamente) bulli ed asini. Un risultato di rilievo.

A questo nobile fine lavora dunque la nostra ministra. E pensare che per compiti come varare questo concetto della “stradalità” della responsabilità penale, da aggiungere alle secolari ed oramai usurate e noiose categorie di “dolo, colpa e preterintenzionalità” ha rinunziato a quella sciocchezzuola di sette milioni di euro all’anno!

(GiustiziaGiusta.info)

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