Lo scemo del villaggio

By Redazione

marzo 5, 2012 politica

Ci mancava solo il terrorista solitario, o “lone wolf”, la nuova figura di scemo del villaggio globale, potenzialmente pericolosissimo, che si attiva da solo seguendo le istruzioni su come compiere una strage in appositi siti internet della jihad islamica.

Ne parla, in una delle tanti dissertazioni che la caratterizzano, la “Relazione sulla politica dell’informazione per la sicurezza per il 2011 trasmessa un paio di giorni fa dal governo al Parlamento” (che pubblichiamo integralmente QUI). Si tratta, come è noto, del compitino annuale, prima semestrale, che l’ex Cesis, ora Dis, compiva periodicamente, di solito assemblando le informative dell’ex Sisde, ora Aisi, e dell’ex Sismi, ora Aise. Già prima era riscontrabile una certa tendenza al sociologismo, adesso è direttamente in una sorta di trattato sui mali endemici della società internazionale, con alcuni spunti da strizzacervelli dei soggetti e dei fenomeni eversivi. Proprio nelle tre paginette (71-74) intitolate “Minaccia terroristica in Italia e in Europa”, viene “profilata” la figura del “lone wolf”, lupo solitario, terrorista che “pianifica e si attiva autonomamente”. Una formula usata per spiegare il caso del norvegese Breivik fra gli altri.

Quello in parte giustificato da Borghezio. Quelli come Breivik vengono definiti anche “lone actor” e ne viene delineato un profilo psicologico a metà tra un mattinale di questura e una scadente sceneggiatura da serial televisivo: “giovane età, sesso maschile, problemi di ordine socio-economico/familiare, talvolta disturbi mentali (ossessioni, atteggiamenti compulsivi), precedenti penali per reati comuni, radicalizzazione attraverso il web, disponibilità (legale o illegale) di armi da fuoco, area di operatività coincidente o contigua al luogo di residenza, assenza di collegamenti tra  aggressore e vittima”. Praticamente il “mostro terrorista” della porta accanto. Poi si disturbano paragoni con gli anarchici russi del XIX secolo sul concetto di “lone wolf”, ma in pratica si tratterebbe di visionari, con l’ossessione per le armi e il mito di sé stessi. Una sorta di esportazione del modello americano di “Bowling a Columbine” a casa nostra.

A queste persone già predisposte a esplosioni di violenza incontrollate e improvvise (vere e proprie bombe umane) mancava solo il detonatore: ed ecco pronta l’ideologia islamista sul web, o quella stile ku klux klan, sempre mutuata dall’estremismo religioso, possibilmente cattolico o ortodosso, per l’innesco.

Peraltro, secondo la relazione in questione, il web sta diventando sempre più terreno di propaganda per le teorie terroristiche, ma anche un luogo di attacco, con azioni di disturbo e hackeraggio, e di spionaggio, anche industriale. Nel complesso, la “minaccia cibernetica” ha fatto registrare una crescita esponenziale. La gente vive su internet, a cominciare dai criminali.

La rete compare in diversi paragrafi dedicati alle varie forme di eversione. Riguardo al terrorismo islamico “nel corso del 2011 – è scritto nella relazione – è apparso sempre più visibile l’impegno profuso (su web-forum, blog d’area e social network) da un’eterogenea galassia di internauti musulmani italiofoni (italiani convertiti inclusi), sia per propagandare ideologie estremiste, favorendo la radicalizzazione di correligionari, sia per consolidare reti di relazioni sul nostro territorio e all’estero”. Gli antagonisti  stile “no Tav” mirano invece ad “iniziative di conflittualità virtuale, tramite lo strumento telematico, con il ricorso ad azioni di intimidazione/disturbo (incursione nei siti telematici, moltiplicazioni degli accessi per rallentare o bloccare sistemi operativi) o di hackeraggio (inoculazione di virus, sottrazione e/o pubblicazione di documenti, elenchi, archivi, cancellazione di memorie) in grado di produrre effetti gravi, quantomeno in termini economici”.

I movimenti di estrema destra ricorrono a modalità di protesta come l'”hard bass”, cioè persone con maschere sui volti che improvvisano danze in pubblico o simulano risse, poi filmano la performance e la ‘postano’ in rete. Sono “considerati in grado di catalizzare consensi negli ambienti giovanili e studenteschi”. Più in generale, gli obiettivi della “minaccia cibernetica” vanno dalla sottrazione dei dati, alla violazione della proprietà intellettuale, al furto di identità, al tentativo di paralizzare le strutture delle istituzioni, allo spionaggio. Inoltre gli idioti di destra spesso vanno a “invadere spazi di tradizionale intervento dell’antagonismo di opposto segno”, favorendo “un’intensificazione della conflittualità tra militanti, già sfociata, nel corso dell’anno, in episodi di contrapposizione violenta”.

Dopo quasi quaranta anni siamo tornati agli opposti estremismi, conditi in chiave islamista o catto integralista,  con la variante “lupo solitario” come ulteriore elemento di imprevedibilità e di destabilizzazione. La relazione questo non lo dice, ma la crisi, lasciando a spasso molte persone a cominciare da quelle che di lavorare non hanno mai avuto tanta fantasia, ha favorito il nascere di ambienti sociali dediti alla violenza come arma per combattere la noia esistenziale. Cosa già vista anche in altre ere dell’umanità.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *