Il caos di Palermo investe il Pd

By Redazione

marzo 5, 2012 politica

“Valuteremo se chiedere le dimissioni di Bersani”. È durissimo Giuseppe Lumia, senatore democratico e principale sponsor della candidatura di Fabrizio Ferrandelli alle primarie di Palermo. Dopo che negli scorsi giorni Lumia ha presentato un’analoga mozione per sfiduciare il segretario regionale del partito, Giuseppe Lupo, echi del terremoto potrebbero arrivare fino a Roma.

Come è noto, Ferrandelli ha battuto a sorpresa la candidata velatamente sostenuta dalla segreteria, Rita Borsellino. Aprendo una questione politica di non poco conto. A Roma sono in molti a sospettare che dietro l’affermazione dell’outsider ci sia stato lo zampino del governatore siculo, Raffaele Lombardo. La Borsellino aveva fatta propria l’ideologia di Vasto, chiudendo le porte a qualunque possibile alleanza con il Terzo Polo: in caso di vittoria, la sua sarebbe stata una coalizione nettamente orientata a sinistra, insieme a Idv e Sel. Al contrario, Lumia, per interposto Ferrandelli, non ha mai nascosto la propensione per trovare intese con i centristi. Che nell’isola sono fagocitati dalla forte personalità del governatore, leader dell’Mpa.

In caso di ballottaggio tra il candidato del Pdl e quello del Pd, i lombardiani, che dal momento della rottura in Assemblea regionale escludono qualunque accordo con gli azzurri, avrebbero pochi mal di pancia a sostenere Ferrandelli.

Uno schema vincente, che mette in discussione le strategie nazionali. Non solo perché il candidato del gruppo dirigente, fortemente sponsorizzato anche dal dominus locale dell’Italia dei Valori, Leoluca Orlando, ha raccolto a mala pena un terzo dei voti dei trentamila che hanno partecipato al voto. Ma anche perché, in un’intervista concessa ieri all’Unità, Pierluigi Bersani affermava incautamente che gli alleati con i quali il Partito Democratico si candida alla guida del paese seguono uno schema che abbia come “baricentro  un centrosinistra di governo”. Soggetti identificabili facilmente, come tra l’altro conferma indirettamente il segretario, proprio in Sel e Idv.

Il vero problema dei democratici è il fallimento nel tentativo di leadership della coalizione. A Milano, Cagliari e Genova sono stati sonoramente battuti da candidati latori di posizioni a sinistra del partito. A Palermo da un (semi) indipendente che ne ha sconfessato apertamente la linea.

“Palermo non è un caso isolato” spiega all’Opinione e a Notapolitica l’onorevole Arturo Parisi,che da sempre contesta, dall’interno, la gestione dei momenti di partecipazione popolare così come vengono concepiti dalla segreteria Democratica. “È una sconfitta dell’intero gruppo dirigente, a partire da Bersani, ma anche di D’Alema e Violante”. Questo perché hanno abbandonato la concezione originaria delle primarie: “Quelle che si tengono nel centrosinistra non sono più primarie tra singoli candidati che si confrontano, ma tra partiti. Ne consegue che, se perde l’esponente scelto dal gruppo dirigente, la sconfitta si ripercuote sull’intero partito”. Un’inversione rispetto all’orientamento originario del partito che non si limita alle scelte sulle primarie: “Non è concepibile un rovesciamento di linea così come è definita nelle sue direttrici fondamentali dallo statuto e dalle regole interne. Basti pensare a quello che succede nel merito della trattativa per le riforme istituzionali e la legge elettorale”.

Un giudizio che sembra trovare conferma nelle parole del segretario, quando sottolinea come il dibattito sollevatosi nel Pd è conseguenza di “problemi politici, e non riguarda il caso di Palermo”. Problemi che tuttavia dal capoluogo siciliano prendono le mosse: “A Palermo tre quarti degli elettori del centrosinistra  hanno votato contro la proposta ufficiale del Pd”, scriveva ieri su facebook il veltroniano Giorgio Tonini. Che rincarava la dose: “Hanno votato contro un’ipotesi politica, l’Unione di Vasto, che ogni giorno che passa perde un pezzo di credibilità e di plausibilità. Bersani ha giustamente rispedito al mittente la proposta berlusconiana di Grosse Koalition pre-elettorale, in nome della democrazia dell’alternanza, basata sulla competizione tra proposte di governo alternative. Ma qual è la proposta di governo del Pd?”.

La risposta che ha dato ieri Bersani probabilmente non sarebbe gradita da Tonini. Un problema politico, dunque. Anche se a Palermo non ci sarà di che stare tranquilli.

(l’Opinione)

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