Pollo alle prugne in salsa iraniana

By Redazione

marzo 3, 2012 Cultura

Una donna che si chiama Iran, un violinista che l’ha sempre amata ma che alla fine si sposerà con un’altra burbera e occhialuta che lo controlla sempre.  I due antichi amanti che si rincontrano dopo anni ma lei, Iran, fa finta di non riconoscere lui. Solo alla fine di questa bellissima favola di poesia e cinema che si chiama “Pollo alle prugne”, la nuova graphic novel di Marjan Satrapi presentata a Venezia con la regia congiunta di Vincent Paronnaud  la metafora di struggente amore per uno dei paesi più civili e belli del mondo rovinato se non distrutto da 33 anni di rivoluzione khomenista e dintorni viene palesata.

Del film parla la stessa Satrapi nelle note di regia: “Il punto di partenza è stata la storia dello zio musicista di mia madre, che morì in strane circostanze  che nessuno fu mai in grado di spiegare. Sono andata in Germania a trovare il fratello di mia madre,  anche lui musicista. Mi ha raccontato che questo zio era un uomo notevole, uno dei migliori  musicisti del suo tempo e mi ha mostrato delle foto che lo ritraevano. Essendo io molto sensibile  alla bellezza, il viso romantico di quell’uomo mi ha ispirato e mi ha spinto a scrivere la storia del  suo cuore spezzato. Inoltre c’era anche l’esigenza di parlare della morte. È un’idea che mi  ossessiona, quella che proprio non riesco ad accettare. Volevo scrivere un libro su questo da molto  tempo, per raccontare una storia di nichilismo: alla fine non c’è nulla, nessuna redenzione, quando  è finita è finita, tutto è perso. Come disse il poeta iraniano Omar Khayyam, a cui faccio riferimento  nel film, “Le mie orecchie non hanno mai sentito nessuno spiegare / Perchè sono stato portato qui è perchè sarò portato via”. Ho iniziato con questi due desideri e il resto è venuto poi. Ci sono cose  inventate, ricordi di famiglia. Sapevo che la moglie del musicista era un’insegnante e che aveva un  problema al collo. Mia madre aveva una cugina che beveva, fumava e giocava d’azzardo e che ha  avuto tre infarti! Ho preso ispirazione da storie della famiglia, dai racconti che ho sentito”.

Il film , che si avvale della comparsata di Isabella Rossellini e della recitazione di Chiara Mastroianni, è tratto come si diceva, dalla omonima graphic novel della Satrapi pubblicata da Sperling e Kupfer. Sarà nelle sale italiane dal 12 aprile ed è una di quelle cose da non perdere.

In pratica tutta la trama si incentra nella ricerca di un nuovo violino da parte del protagonista dopo che la moglie cerbera, cioè l’Iran attuale, gliene ha distrutto uno preziosissimo che gli era stato affidato dal suo maestro. E ne troverà uno solo da un commerciante di oppio che lo inizierà di nuovo ai piaceri della vita.

L’uomo suonando questo nuovo violino, dopo avere “deciso di morire” in otto giorni, rievocherà in un flash back la storia d’amore infelice con la donna che non ha sposato, di nome Iran, perché il padre di lei si era opposto per motivi legati al suo ceto sociale, troppo elevato per dare in sposa la figlia al violinista, e così il cerchio delle metafore si chiude. E’ un film bellissimo e struggente e ovviamente in chiave politica, sia pure molto tra le righe. Marjane Satrapi è il classico esempio di intellettuale che soffre per la propria patria da esule e che non rinuncia a lottare per la libertà da questo regime infame misto tra estremismo islamico sciita e fascismo vero e  proprio. Un Dante Alighieri, al femminile, dei nostri tempi che si esprime con il fumetto anziché in terzine.

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