Il Tav, le bugie e la propaganda

By Redazione

marzo 2, 2012 politica

Sul panorama Tav dominano confusione, disinformazione, e un castello di bugie. Colpa anche dei media, che al tema si sono interessati in ritardo e con superficialità. Lasciando così buon gioco alla propaganda, che oggi fa la parte del leone. Persino tanti politici e opinionisti dimostrano di avere le idee molto confuse, quando ad esempio invece de “il Tav” (Treno ad Alta velocità), utilizzano erroneamente “la Tav”. La Tav, per la cronaca, esiste, ma è la società per azioni del gruppo FS che si occupa di progettare le linee ferroviarie ad alta velocità.  Proviamo a fare chiarezza, rispondendo agli slogan con numeri e dati.

“Il Tav è un’opera inutile”.L’intera direttrice ribattezzata ” Transpadana“, quella che va da Lione a Torino, e di qui verso Milano e Trieste, è stata ricompresa dall’Unione Europea tra i 14 progetti prioritari decisi ad Essen, nel 1996, poi ripresi al Vertice di Cardiff del giugno 1998, e ribaditi ancora dalla Commissione Europea nel Libro Bianco sulla politica dei trasporti del settembre 2001. È inoltre una delle tratte essenziali del cosiddetto ” Corridoio 5“, il grande asse ferroviario e autostradale che l’Ue intende realizzare per collegare Lisbona a Kiev. Obiettivo: una grande rete continentale per il trasporto di uomini e merci considerata strategica per lo sviluppo del Vecchio Continente almeno per il prossimo mezzo secolo. L’Italia, anche attraverso la Torino-Lione, assume un ruolo di primo livello nel più generale processo di integrazione e sviluppo Est-Ovest. I fondi stanziati da Bruxelles soltanto per la Torino-Lione ammontano infatti a 671 milioni di euro.

“Il Tav è stato deciso senza il consenso della popolazione”. Basterebbe dire che l’opera è stata pianificata, sostenuta e avallata negli ultimi vent’anni da organi politici di entrambi gli schieramenti eletti su base rappresentativa e democratica a livello europeo, nazionale, regionale e perfino provinciale per controbattere a questa accusa. Sostenere che “la Valle” sia No-Tav è essa stessa un’enormità. I sindaci di Susa e di Chiomonte, due comuni della valle tra i più coinvolti dal progetto, sono ad esempio pro-tav. Così come tutti i comuni medio-grandi della cosiddetta “gronda”, il tratto che si realizzerà in pianura. Gran parte delle perplessità sul territorio sono legate non al merito dell’opera, quanto alle compensazioni pattuite. Per questo il ministro dell’Interno, Annamaria Cancellieri, ha recentemente assicurato “la massima disponibilità al dialogo con le amministrazioni locali” per quel che concerne le loro richieste economiche.

“La politica non ha dialogato”.Il confronto tra Governo e amministrazioni locali non è mai mancato, ma da oltre un quinquennio è divenuto particolarmente serrato. Nel 2006, infatti, l’esecutivo ha dato vita a due tavoli sul progetto Tav: uno più prettamente politico,  il Tavolo Istituzionale di Palazzo Chigi, l’altro tecnico, ovvero l’ Osservatorio per la linea Torino- Lione, al quale prendono parte i rappresentanti tecnici di tutte le parti interessate. Nel solo triennio iniziale, il tavolo del confronto si è riunito 111 volte. Tra il 2006 e il 2008, nel corso di 70 riunioni, sono stati affrontati temi cruciali come la capacità della linea storica, cui il Tav andrà a sovrapporsi; ma anche la domanda di traffico di merci e persone sull’arco alpino e lo sviluppo del nodo trasportistico della città di  Torino. Sul tavolo sono state poste e valutate attentamente anche le possibili alternative di tracciato in Val di Susa. I risultati del confronto sono stati diffusi per argomento in sette distinte pubblicazioni ufficiali, realizzate attraverso oltre 300 audizioni e l’intervento di una sessantina di esperti a livello internazionale.

“Ci saranno espropri di terreni”.Vero, ma non di terreni edificati. E a norma di legge saranno compensati i loro proprietari sulla base del valore catastale. Senza considerare che la ricerca pretestuosa della controversia legale è proprio una delle principali armi di “lotta” scelte dai No-Tav, che recentemente hanno lanciato una campagna di acquisti dei terreni sui quali si sarebbero poi svolti i sondaggi o aperti i cantieri, in modo da poter ostacolare l’avanzata dei lavori attraverso ricorsi in sede civile o amministrativa.

“Il Tav causerà un disastro ambientale: falde acquifere distrutte e dispersione di amianto e uranio”. Il progetto prevede un preciso piano di riqualificazione ambientale di tutte le aree soggette a lavori. Inoltre i carotaggi hanno rilevato che la collocazione delle falde acquifere è troppo superficiale per collidere con la zona dei lavori, che si svolgeranno a profondità maggiori. Sulla presenza di amianto e uranio, poi, sono eloquenti le conclusioni firmate nel 2006 dal professor Pietro Rossi, presidente dell’Accademia delle Scienze di Torino, e dal professor Forese Carlo Wezel, presidente della Società Geologica Italiana. “In Valle di Susa – scrivono i due scienziati – il detrito contenente amianto è valutato in un volume inferiore a 300mila metri cubi. Le eventuali variazioni in più o in meno rispetto al volume previsto diventano un problema di bilancio economico del progetto, ma non di salute pubblica”. E poi ancora “I moderni metodi di monitoraggio e di scavo consentono la messa in sicurezza dell’ambiente in cui operano gli addetti allo scavo, e a maggior ragione dell’area circostante agli sbocchi. Le normative in vigore sono largamente idonee a impedire l’aerodispersione di fibre nella fase di smaltimento del marino e in discarica”. Stesso discorso per i materiali radioattivi: “Per quanto riguarda l’uranio, il suo tenore nelle rocce della Valle di Susa non è superiore a quello medio normalmente presente sulla crosta terrestre, come indicano sia le analisi chimiche, sia le misurazioni della radioattività effettuate su carote, magazzini-carote, rocce in profondità e rocce di superficie. Non rischio né in una galleria attiva, né tanto meno in un ambiente esterno, quale quello di una discarica”. La conclusione? “I dati geologici a disposizione consentono di concludere che nella Valle di Susa non esiste un rischio prevedibile per la salute pubblica che possa derivare dalla presenza di quantità eccessive né di amianto né di uranio”.

Il vero problema del Tav, così come osservavano quasi sei anni or sono anche Rossi e Wezel per l’ambito del loro studio, è un altro: la disinformazione. “Su questo terreno si auspica una più incisiva azione delle amministrazioni locali a tutti i livelli, dalla Regione ai comuni interessati, e dei mass media”. E forse è arrivato il momento che tutti comincino a fare la loro parte.

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