Soldi al pubblico, niente ai privati

By Redazione

marzo 1, 2012 politica

Niente più prestiti alle imprese? Vale soltanto per quelle private. Se l’impresa è pubblica, infatti, i soldi ci sono eccome. Solo le imprese pubbliche hanno registrato un deciso aumento dei crediti nella seconda parte del 2011: il +4,5%. È questa la denuncia della Cgia di Mestre, che punta il dito contro la politica di due pesi e due misure adottata dalle banche nei confronti delle aziende italiane.

L’associazione degli artigiani mestrini ha analizzato gli impieghi erogati dagli istituti di credito ai principali settori produttivi del Paese nel secondo semestre dello scorso anno. Lo stesso periodo in cui lo spread ed i tassi di interesse hanno subito aumenti molto consistenti, portando di conseguenza ad un aumento della domanda di liquidi da parte del sistema produttivo per tenere il passo e non soccombere alla crisi.

Tuttavia, se per le associazioni tra imprese non finanziarie (ovvero cooperative, consorzi, ecc.) l’aumento dei prestiti è stato del +1,5%, le imprese a partecipazione statale (Ferrovie dello Stato, aziende autonome, municipalizzate, imprese pubbliche) hanno registrato un ben più consistente +4,5%. Detto in soldoni, tra giugno e novembre i crediti erogati per il settore delle imprese pubbliche sono aumentati in termini assoluti di quasi un miliardo di euro: 989,2 milioni di euro, per essere precisi. È andata malissimo invece alle imprese artigiane. Snc, Sas, Srl e ditte individuali con più di cinque addetti, spiega la Cgia, hanno subito una contrazione dei prestiti del 1,6%, mentre per le quasi società non finanziarie non artigiane,  la riduzione è stata dello 0,2%.

È andata leggermente meglio (ma solo in apparenza), alle imprese private: lo stock complessivo dei prestiti erogati in loro favore ha toccato i 788,3 miliardi di euro, con una variazione rispetto alla fine di giugno pari al +1,2%. Ma la crescita è un abbaglio: l’aumento, infatti, è andato quasi di pari passo con la variazione dell’inflazione, che nello stesso periodo di tempo è cresciuta del +1,1%. Stesso ragionamento vale anche per il +1,5% delle associazioni tra imprese non finanziarie, che al netto dell’inflazione risulta ugualmente risibile.

Ma perché questo doppiopesismo da parte degli istituti di credito nell’erogare prestiti al mondo dell’impresa? “Le aziende pubbliche solitamente sono grandi imprese che hanno un potere contrattuale nei confronti degli istituti di credito molto diverso da quello di una piccola o micro impresa” spiega  il segretario della Cgia di Mestre Giuseppe Bortolussi . “Quando le prime si trovano in difficoltà, tutta l’opinione pubblica è pronta a mobilitarsi per assicurare loro un aiuto, mentre se un piccolo artigiano si trova in difficoltà – conclude Bortolussi – la solitudine è la sua unica compagna di ventura”.

Intanto non si placano le polemiche sui prestiti al tasso agevolato dell’1% che la Banca Centrale Europea sta erogando alle banche per rifocillare le economie nazionali in crisi di liquidità, e che gli istituti di credito a loro volta prestano a tassi fino a cinque volte superiori, oppure non prestano affatto. Contro questa pratica si sono pesantemente scagliati negli ultimi giorni il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, e l’ex ministro delle Finanze, Giulio Tremonti. Entrambi hanno chiesto al Governo di mettere le banche spalle al muro, obbligandole non solo ad allargare i cordoni della borsa, ma ad applicare alle imprese gli stessi tassi vantaggiosi che loro godono per mano della Bce. Durissime le parole spese da Tremonti, che non ha esitato a paragonare le banche alla stregua di “bische” che “giocano e scommettono con i soldi dei risparmiatori”.

Intanto la Bce ha stanziato altri 529 miliardi di finanziamenti a pioggia al sistema bancario europeo, 139 dei quali destinati proprio alle banche italiane. Ma gli imprenditori sono scettici: “Non vedremo un centesimo di quei soldi”. Anche gli analisti sono convinti che l’intero stanziamento servirà a ripianare i debiti degli Stati, ma non ad aiutare le imprese a superare il periodo nero della crisi. 

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