Mingardi: Non sono liberalizzazioni

By Redazione

marzo 1, 2012 politica

“Mi dispiace che le abbiano chiamate liberalizzazioni, perché le liberalizzazioni sono altre”. È drastico il giudizio di Alberto Mingardi, Direttore generale dell’Istituto Bruno Leoni, sul testo approdato ieri in aula al Senato dopo l’ok in Commissione. E se “il suk dei partiti” ci ha messo del suo, la responsabilità maggiore è da attribuire all’esecutivo: “C’è un difetto complessivo di progettazione – spiega – evidenziato dal fatto che il passaggio parlamentare non ha stravolto il testo”. Difetto non più emendabile, visto che è stata posta sul testo la questione di fiducia. Ma se il governo Monti non viene promosso, le parti politiche sono bocciate senza appello: “Bisogna anche considerare che tutti i partiti sono allo sbando. Nessuno si fa più portatore di una visione di politica economica precisa, finendo così per adottare di volta i volta quel che il governo propone”.

C’è però qualcosa di buono nel testo. Mingardi lo individua nel primo articolo, quello relativo alle “Liberalizzazioni delle attività economiche e riduzione degli oneri amministrativi sulle imprese”, che il direttore giudica “molto potente”. “Ma il resto è deludente. Un insieme di nuove regolamentazioni”. Che, se è vero che “dovrebbero essere a favore dei contribuenti”, non possono essere intese come liberalizzazioni vere e proprie. Si dovrebbe parlare piuttosto di ri-regolamentazione. Anche in merito al passaggio più importante, concernente la separazione di Eni da Snam, “c’è molta incertezza su come effettivamente verrà attuato”.

Oltre al merito, Mingardi è perplesso anche sul metodo adottato dai tecnici del governo: “Non so se la tecnica delle lenzuolate abbia molto senso. Così come è stato elaborato, questo provvedimento sembra il nipote di quelle famose di Bersani. Più che aggiornare le regole e i calmieri dello stato, avrebbe avuto più senso operare interventi mirati”. Unica eccezione riguarda le professioni, “il solo campo nel quale, per le resistenze e i veti di chi viene di volta in volta toccato, avrebbe senso un decreto omnibus”. Ma l’intervento più urgente oggi sarebbe stata la liberalizzazione dei grandi settori strategici ancora in mano allo stato, “in primo luogo poste e ferrovie”.

Interventi che, a tentare una previsione, sarà molto difficile che trovino compimento. Almeno in questa legislatura: “Più si avvicinano le elezioni, meno sarà possibile fare”, spiega Mingardi. Che continua: “Anche coloro che stanno al  governo sono tutti uomini, non si può mica pretendere l’impossibile”. Ma un’aspettativa in fondo c’è: “Spero che facciano una buona riforma del mercato del lavoro. Se riuscissero in questo, sarebbe un ottimo risultato”.

(l’Opinione)

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