A Teheran si va al voto

By Redazione

marzo 1, 2012 Esteri

Il volto severo del Grande Ayatollah Khomeini campeggia su alcuni manifesti di propaganda affissi in tutta la città. Accanto ai volti e ai nomi dei 3500 candidati spicca l’effige dell’attuale Guida Suprema, l’ayatollah Alì Kahmenei, che non passa di certo inosservata. Come non passano in sordina, almeno sui canali tv delle reti controllate dai Guardiani della Rivoluzione, i continui inviti al rispetto dell’impegno elettorale oramai alle porte. Così Teheran si prepara per l’appuntamento tanto atteso, soprattutto dai vertici della Repubblica Islamica per il rinnovo del Parlamento. Una scadenza intermedia in vista delle presidenziali del 2013, ma da cui dipenderanno le sorti dell’attuale governo e del suo presidente, sempre più isolato. Un isolamento messo in atto dalla sua stessa cerchia politica ultra conservatrice, la medesima che per lungo tempo lo ha sostenuto incoraggiandone la sua ascesa ai vertici. Il clima di trepidazione apparente è stato stroncato qualche giorno fa da una dichiarazione rilasciata dal ministro dei servizi segreti e della sicurezza nazionale iraniano: “Saranno le elezioni più difficili della storia dell’Iran”. Un’affermazione che suona come un monito. Dello stesso parere anche la Guida Suprema, l’ayatollah Alì Khamenei che intravede nel voto del prossimo 2 marzo “un rischio per la sicurezza”.

I vertici della repubblica islamica mettono le mani avanti nel tentativo di eliminare sul nascere ogni ostacolo e impedimento, pur di garantire la buona tenuta dell’assetto elettorale. Ed evitare che accada l’inevitabile, come nel 2009.

A contendersi i 290 seggi del nuovo Majlis (Parlamento) saranno per la precisione 3.444 candidati, dei quasi 5200 sottoposti al vaglio del Consiglio dei Guardiani. Ad annunciarlo il portavoce Abbas Alì Kadkhodaie. Nelle settimane antecedenti al voto, il Consiglio dei Guardiani deputato al giudizio finale sugli aspiranti deputati della camera unica del Parlamento, ha avviato una capillare selezione dei candidati in lizza. Su i circa 6400 concorrenti iniziali, il Consiglio ne ha esclusi 1200. La notizia è stata confermata dallo stesso portavoce Kadkhodaie all’agenzia stampa Isna, senza però precisarne le ragioni. È prevedibile come alla base della rigida selezione i candidati debbano conformarsi a criteri precisi: essere fedeli alla Costituzione e rispettare l’autorità della Guida Suprema. Le presidenziali svoltesi nel 2009 hanno spazzo via una grossa fetta riformista dal campo politico. I loro leader Mir Hossein Moussavi e Mhedi Karroubi sono da oltre un anno agli arresti domiciliari. Nonostante i loro organi di coordinamento abbiano deciso di non presentare propri candidati, vi sono comunque tre liste riconducibili all’opposizione: il Fronte popolare dei riformisti, la Casa dei Lavoratori e la lista Nardom Salari (Democrazia), fra i cui esponenti spicca l’oramai ex parlamentare Soheila Jelodarzadeh.

Il 24 febbraio scorso i Guardiani della Rivoluzione hanno dato il via alla campagna elettorale. 5 le liste ammesse alla sfida parlamentare:Jebhe Mottahed(Fronte unito dei Conservatori), guidato dall’ayatollah Mohammed Reza Mahdavi;Jebhe Paydari(Fronte di stabilità della Rivoluzione Islamica), guidato dall’ayatollah Mohammed Taghi Mesbah Yazdi;Jebhe istadegy(Fronte di Resistenza), guidato da Mohsen Rezai;Jebhe Sedaye(Voce del Fronte dei Popoli ) guidato da Ali e Mutahhari e infineJebhe basiret ve Bidari(Comprendere e Awakening Front) guidato da Shahabuddin Sadr. Tutte più o meno accomunate dal medesimo spirito conservatore – più o meno accentuato – ma con spiccate ambizioni politiche. Nello specifico, il Fronte Unito dei Conservatori è considerato il gruppo conservatore più ampio, con una lista di 30 persone. Ma nel coacervo di nomi, liste e candidati non sono mancate posizioni critiche tra gli stessi gruppi conservatori.

A rappresentare il fronte “d’opposizione” gli esponenti di Voce del Fronte dei Popoli, nonché attuali membri del Parlamento: Alì Mutahhari e Ali Abbaspour, che hanno duramente criticato il governo di Ahmadinejad degli ultimi anni. Alla sfida elettorale si presenta anche una nuova formazione fondata nel 2011 da un gruppo di conservatori, ministri e dipendenti fuoriusciti dal governo: la Stabilità del Fronte della rivoluzione islamica, con un orientamento ultra conservatore.

Il countdown elettorale è iniziato. 48 milioni di elettori tra meno di 24 ore saranno chiamati alle urne. Ma il clima che si respira a Teheran non è certamente dei più distesi. Per le strade della città oltre ai manifesti elettorali con i volti dei candidati – tra un centinaio di uomini spiccano una decina di candidate donne con indosso il chador – predomina l’insofferenza e l’irrequietezza di chi non ripone alcuna fiducia in queste elezioni. Scetticismo e astensionismo sembrano rappresentare il sentimento comune a migliaia di elettori. Ne sono convinti numerosi osservatori internazionali, ne sono certi gli under 30 che rappresentano i due terzi della popolazione.  Ma in Iran nulla sembra così scontato. E gli esiti delle elezioni passate lo dimostrano. Non solo. Teheran negli ultimi mesi ha mostrato sempre più un volto affaticato e un corpo sfiancato dalle continue sanzioni occidentali a causa del programma nucleare, con profonde ripercussioni sul tessuto sociale iraniano: problemi di natura economica, inflazione, aumento dei prezzi dei generi di prima necessità. 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *